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Est modus in rebus
Franco Isman


davanti al sagrato del Duomo
fotografie del "Giornale di Monza"

Il Giornale di Monza il 21 ottobre scorso ha realizzato una inchiesta, abbastanza contestata, facendo passeggiare due giovani mano nella mano o anche teneramente abbracciati per le vie del centro, compreso il sagrato del Duomo dove si sono fatti fotografare, il palazzo comunale e, soprattutto, il mercato di piazza Cambiaghi.
I due erano un ragazzo gay dichiarato ed un redattore del giornale che recitava la parte.
Essi “ostentavano la loro diversità” proprio allo scopo “di suscitare reazioni forti”, come dichiara il giornale, ed era stata mobilitata un'intera equipe di giornalisti e fotografi per saggiare le reazioni dei passanti.

Curiosità, nessuna aggressione nemmeno verbale, finta indifferenza, risatine e ammiccamenti a non finire, commenti personali. Il giornale riferisce che oltre a gay venivano usate espressioni come “checca” e “froci” ma non osa dire quella che probabilmente era la più frequente… e non osiamo nemmeno noi per non essere lapidati.

Dire ed essere convinti che è sacrosanto che i gay non vengano discriminati e che è giusto che le coppie stabili godano degli stessi diritti delle altre coppie, cose che stanno fortunatamente entrando nel comune sentire, non è sufficiente. Ormai se non si fanno pubbliche dichiarazioni che gay è bello e che l'amore gay è altrettanto naturale di quello fra l'uomo e la donna, si viene bollati come oscurantisti, reazionari e… fascisti. C'è cioè, proprio da parte di quelli che più si dichiarano paladini della libertà, un'assoluta intolleranza nei confronti di chi osa esprimere delle riserve. Per esempio nei confronti della possibilità di adozione per le coppie gay.

Il Giornale di Monza prende atto delle reazioni, dei passanti, in grande maggioranza perplesse e infastidite, per concludere che i monzesi sono arretrati e non in linea con il comune sentire dei cittadini di altre nazioni.
Recentemente sono comparse alcune “statistiche” miranti a dimostrare che l'opinione pubblica, perlomeno da Roma in su, su questi argomenti è più evoluta di quanto comunemente si creda, ma sono indagini di nessuna validità scientifica: nessun campionamento realmente significativo, conteggio soltanto di quelli che hanno accettato di rispondere non considerando la maggioranza che invece non ha risposto e via di questo passo. Mera propaganda.

sentinelle in piedi sentinelle in piedi, la contestazione

Dall'altro lato si vanno moltiplicando le manifestazioni delle “Sentinelle in piedi”: “una rete apartitica e aconfessionale... i cui aderenti ritti, silenti e fermi vegliano per la libertà d'espressione e per la tutela della famiglia naturale fondata sull'unione tra uomo e donna”, si definiscono.
“Movimento apertamente omofobico e con legami con l'estrema destra”, lo bolla il Fatto Quotidiano che critica duramente le loro silenziose manifestazioni in un centinaio di città d'Italia, fra le quali Monza, fatte in contemporanea domenica 5 ottobre scorso. Manifestazioni pesantemente contestate dai movimenti a favore degli LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) con provocatori baci omosessuali, balli e fracassi vari. "Le sentinelle in piedi sono arrivate a portare il loro messaggio di odio... Fermi, in piedi, con la loro manifestazione fascista hanno portato informazioni false ed ipocrite, crudeli e senza fondamenta". Stando zitti.

La libertà del singolo cessa quando va a interferire con la libertà degli altri anche se non sconfina in atti penalmente perseguibili, come i rapporti completi al Parco “nei boschetti tra la porta di Villasanta, viale Cavriga e il ponte delle Catene” tranquillamente esibiti, come ha recentemente denunciato il giornale on line MBnews. Ma non dire che si trattava di due coppie omosessuali giusto, politically correct, oppure una autocensura ?

Ma, reati a parte, è giusto che i gay si scatenino nelle loro manifestazioni “dell'orgoglio gay”, quanto meno di pessimo gusto, oppure che due gay diano pubbliche dimostrazioni del loro affetto per esempio baciandosi sulle panchine della città ?
A nostro avviso finché una maggioranza di persone è infastidita da azioni, di gay o di altri, che non ritengono decorose o decenti, queste non dovrebbero essere compiute. Non esiste un confine definito: i costumi si evolvono, una volta ad esempio non sarebbe stato accettabile che le ragazzine in estate andassero in giro con delle mutandine al posto dei pantaloni o che una coppietta si baciasse su una panchina. Risalendo ancora più in là, nell'immediato dopoguerra la curia monzese faceva dipingere a mano sui manifesti troppo scollacciati di alcuni film pantaloni e camicette nere per salvare il pudore… I tempi evolvono, ma diamo tempo al tempo.

Franco Isman

lettere@arengario.net
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  07.11.2014