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La Cappella di Teodolinda
Franco Isman La Cappella è famosa in quanto custode dell'oggetto più prezioso del Tesoro del Duomo di Monza: la Corona Ferrea considerata una reliquia, anche se non riconosciuta dalla Chiesa, in quanto sarebbe realizzata utilizzando un chiodo del supplizio di Cristo. Con essa sono stati incoronati i re longobardi e successivamente numerosissimi sovrani fra cui Carlo Magno (800), Federico Barbarossa (1155) e Napoleone (1805) che avrebbe pronunciato la famosa frase Dio me l'ha data, guai a chi me la tocca!.
Ma ancora di più lo è per gli eccezionali affreschi degli Zavattari, forse il maggior capolavoro del gotico Lombardo. Realizzati fra il 1441 e il 1446 dalla bottega di Franceschino Zavattari e figli, rappresentano scene della vita di Teodolinda, regina dei Longobardi e fondatrice del Duomo. Suddivisi in 45 scene distribuite su cinque file sovrapposte, vi sono raffigurati quasi 800 personaggi e coprono una superficie di circa 500 metri quadrati; le scene si leggono da sinistra verso destra e dall'alto verso il basso.
Scrive Anna Lucchini, titolare del restauro: «Le storie della regina Teodelinda sono quasi interamente eseguite con colori stemperati in medium organici uovo e olio su una base in latte di calce e solo in rari casi si individuano zone preparate con la tecnica del buon fresco». Questa scelta ha consentito colori vivaci, grande realismo nella riproduzione dei broccati e delle pellicce, con i manti dei cavalli dipinti «pelo per pelo». Insomma: non si tratta di semplici affreschi, è un enorme quadro dipinto sul muro anziché su tavole, certamente qualcosa di assolutamente eccezionale, tanto più in quanto vi sono parti in rilievo come le bardature dei cavalli, le corazze in argento, numerose pietre dure incastonate, tutto lo sfondo in formelle dorate. Di tutto questo si sono salvate le parti in oro, quelle in rilievo e ben poco d'altro di questa stesura finale di pittura. Resta quella che in pratica era la preparazione del dipinto prima della sua finitura, restano gli splendidi volti, alcuni veri e propri ritratti. La conservazione di un'opera di tal fatta ha infatti risentito di crepe della muratura, di distacchi degli intonaci, della risalita di umidità, del nerofumo delle candele e fors'anche di falò accesi in tempi remoti, di restauri mal fatti nel corso dei secoli che spesso hanno asportato inconsciamente buona parte di questo strato finale di pittura, delle stesse protezioni con sacchi di sabbia messe in opera durante la guerra.
Questa campagna di restauri è stata preceduta da numerosi e approfonditi studi diagnostici, coordinati dall'Opificio delle Pietre dure di Firenze con il coinvolgimento di ENEA e di altri istituti e da un completo rilievo fotogrammetrico. I restauri sono stati poi affidati alla società di Anna Lucchini che ha seguito personalmente tutti i lavori coordinando l'opera di altre sette restauratrici professioniste, tutte donne Nel corso del restauro si sono potuti rilevare alcuni aspetti della realizzazione: «l'uso della battitura delle corde per impostare le linee verticali, l'utilizzo di righelli e compassi per le architetture e sagome, spolveri e trafori per uniformare alcuni personaggi nelle vesti e nei volti» in un'opera che ha visto impegnati numerosi pittori, dice ancora la Lucchini. Si sono usate nuove tecnologie, dal laser alle nanotecnologie, per riuscire a pulire, particella per particella, lo sporco dei secoli; e non chiedeteci esattamente di cosa si tratti in quanto le spiegazioni sono state fin troppo dotte. Raccontiamo a mo' di esempio come un ammasso indiviso verde-nero, alla base di una scena, si è rivelato come una siepe da cui fa capolino un bel leprotto ! Ma dopo sei anni di continuo impegno ed appassionato lavoro lo splendido team di restauratrici si è praticamente sciolto e, ci dice Anna Lucchini, nonostante in Italia ci siano mille e mille opere insigni bisognose di restauro, i finanziamenti sono molto scarsi e la volontà politica pure; per ora lei si sta occupando del restauro di una splendida crocifissione della bottega di Giotto. Un cenno all'illuminazione, fondamentale per la migliore visualizzazione delle opere d'arte e fin dalla progettazione del Museo tenuta in assoluta considerazione. Gli architetti Francesco Iannone e Serena Tellini (Consuline A.A.) con la fattiva collaborazione di Osram hanno utilizzato e continuano a studiare l'illuminazione con tecnologie led e oled sperimentandone i continui sviluppi attraverso il Permanent Lighting Laboratory sponsorizzato dalla stessa Fondazione Gaiani. E' stata fatta una completa campagna fotografica con apparecchiature ad altissima risoluzione (5milioni di pixel) ed è iniziata la preparazione di un completo e monumentale volume illustrativo certamente molto più ambizioso della pur bella pubblicazione La leggenda di Teodolinda negli affreschi degli Zavattari, edizioni Sidera e sponsorizzata dal Comune del gennaio 1984.
*** Dopo la Villa Reale ritorna restaurata anche la Cappella di Teodolinda, un semestre fortunato per Monza ci dice un sindaco raggiante anche se non intende certo gloriarsi dei meriti di altri. Ma sono tutti meriti ? Villa Reale è stata restaurata con denaro pubblico, con un minimo intervento nominale del privato (un ribasso d'asta) ed è stata regalata in gestione a questi per 22 anni. Gestione che manifesta fin dall'inizio gravi pecche. Il restauro della Cappella di Teodolinda al contrario discende da una benemerita iniziativa dei privati, è frutto di un circolo virtuoso iniziato con la realizzazione del nuovo Museo del Duomo pensato in un incontro fra l'allora arciprete monsignor Leopoldo Gariboldi e l'ingegner Franco Gaiani, imprenditore edile. L'ingegner Gaiani e sua moglie Titti Gaiani Giansoldati, veri mecenati, hanno concepito e realizzato a loro spese la nuova sezione del museo dedicata a Carlo Gaiani (il padre di Franco), un gioiello diventato il più importante museo d'arte Longobarda in Italia, e non soltanto. Bertrand Du Vignaud, presidente del World Monuments Fund Europe, entusiasta di questa realizzazione e della affidabilità della Fondazione Gaiani, nata per gestire il museo, assicurò subito l'intervento del fondo, purché ci fossero anche dei finanziamenti pubblici; Fondazione Cariplo e Regione Lombardia non si tirarono indietro, anche la Marignoli Foundation diede il suo contributo e i lavori poterono iniziare, la Fondazione Gaiani da parte sua si è impegnata a pagare il saldo residuo.
Il 6 febbraio scorso c'è stata la presentazione dell'opera alla stampa nella splendida cornice del salone del museo con la partecipazione di tutti i protagonisti e, giustamente, l'onore del discorso iniziale è toccato allo schivo Franco Gaiani che, degli applausi, ha detto che andavano compartiti con la moglie che non aveva voluto comparire. In realtà non ha poi dovuto dividerli perché alle sue parole è scoppiato un altro applauso indirizzato alla moglie Poi i partecipanti divisi in due gruppi, guidati da Anna Lucchini, hanno potuto ammirare l'opera salendo sui ponteggi opportunamente adattati e lasciati in loco in modo da consentire la visione da vicino di tutti gli affreschi. Uno spettacolo davvero eccezionale. I ponteggi rimarranno installati fino a metà aprile, data dell'inaugurazione ufficiale, dopo di che i dipinti si potranno ammirare soltanto da terra. Sono da poco aperte le iscrizioni a queste visite, in gruppi di 15 persone con una guida, e i posti sono già praticamente esauriti. Nei giorni festivi si fanno addirittura turni continuati. Un grande e meritato entusiasmo. Franco Isman
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