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Israele e Palestina
Amira Hass al Binario 7 e il processo di Vercelli
Franco Isman


Amira Hass

Organizzato dal PD e da “Rete Ebrei Contro l'Occupazione” si è svolto il 27 gennaio al Binario 7 l'incontro con la nota giornalista del quotidiano israeliano Haarez Amira Hass.
Essendo note le forti critiche della giornalista nei confronti della politica del governo israeliano, la Hass ha addirittura scelto di abitare a Ramallah e cioè in Cisgiordania, il tenere la conferenza proprio il Giorno della memoria è sembrata a qualcuno una scelta inopportuna stabilendo quasi una correlazione fra la Shoah e l'attuale politica di Israele. Molti palestinesi, e la parte estremista dei loro sostenitori, sostengono appunto la similitudine aberrante fra la Shoah e la politica che Israele pratica nei loro confronti, paragonando l'incomparabile.

lo  striscione di Vercelli

Di fatto solo in questo giorno c'era la possibilità di avere Amira Hass a Monza e successivamente ne abbiamo saputo il motivo: La Hass stata citata come testimone della difesa al processo in corso a Vercelli contro due cittadini imputati di “incitamento all'odio razziale” per aver esposto sui cancelli della sinagoga uno striscione con le scritte “#STOPBOMBINGGAZA”, “ISRAELE ASSASSINI” e “FREE PALESTINE”. Era infatti in corso la cosiddetta operazione “Free edge-Margine di protezione” con gli indiscriminati bombardamenti su Gaza che causarono 2100 morti.
Si confonde ancora una volta l'opposizione alla politica di Israele con l'antisemitismo, una protesta tutta politica con una manifestazione razzista.
Ma alla Hass in pratica non è stato nemmeno consentito di testimoniare.

Dopo l'introduzione della moderatrice Elena Pagliaretta, ha parlato Giorgio Forti segretario dell'associazione ECO – Rete ebrei contro l'occupazione, un'organizzazione che conta 36 aderenti in tutta Italia. Lodevole il suo intento ma assolutamente estremiste le sue posizioni con addirittura la contestazione dell'esistenza stessa dello stato di Israele.

Amira Hass parla fluidamente in inglese soltanto cercando ogni tanto qualche parola con il telefonino. Davvero bravissima l'interprete anche perché la giornalista non si limita a frasi brevi ma non si interrompe che quando ha finito un argomento.

La Hass si dice commossa nell'apprendere il significato di questa giornata in Italia, in Israele si ricorda la Shoah nel giorno dell'inizio della rivolta del ghetto di Varsavia e racconta che i suoi genitori, ebrei e comunisti, erano entrambi sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti.
Il sionismo, cioè la ricerca di un focolare ebraico, la costituzione di uno stato ebraico, nasce alla fine del 1800 ma prima dell'Olocausto era una prospettiva cui guardava solo una minoranza: l'espressione “l'anno prossimo a Gerusalemme” era soltanto una forma di saluto.
Si sviluppa soltanto dopo lo sterminio nazista con la necessità dei sopravvissuti di trovare un rifugio: Israele è percepito dagli ebrei come un luogo sicuro, una risposta all'antisemitismo.

Al contrario di Forti, la Hass è un'assoluta assertrice del diritto di Israele all'esistenza, poi scherza: gli americani e tanti altri hanno conquistato la loro nazione sterminando le popolazione indigene, la colpa di Israele allora è quella di essersi limitato ad espellere un certo numero di palestinesi ?

Ma poi, parlando seriamente, la Hass dice che sui palestinesi si esercita una violenza permanente che è molto più burocratica che militare. Quando cammina in Israele sa che ogni palestinese che incontra è vittima di qualche forma di violenza da parte dello stato, quando cammina in qualsiasi villaggio della Cisgiordania sa che ogni palestinese che incontra è privato della libertà di movimento dagli insediamenti dei coloni, subisce i loro attacchi, i suoi terreni sono confiscati.

Con gli accordi di Oslo del 1993 ad Israele era stata offerta una grande opportunità per arrivare davvero alla convivenza di due stati, gli insediamenti ebraici sul territorio palestinese erano piccole macchie destinate a scomparire. Ma si è visto subito che la questione terra era fondamentale per Israele ed oggi siamo alla situazione opposta: sul territorio palestinese vi sono in realtà piccole enclave palestinesi, sconnesse fra loro, separate da cancelli che in qualsiasi momento gli israeliani possono chiudere. I palestinesi non possono essere fatti sparire ma si cerca di confinarli in queste realtà.

Amira Hass conclude dicendo che esistono due popoli e nessuno è destinato a scomparire, entrambi hanno dei diritti ma uno dei due sta privando l'altro dei propri. Senza uguaglianza non si può fare nulla ma non saprebbe come tradurre questi principi nella pratica. E' necessario che ci sia una spinta dall'esterno.

Tutto giusto, tutto vero, ma Amira Hass troppo poco ha detto della crescita esponenziale delle colonie ebraiche, costantemente condannate dall'ONU, che ormai hanno occupato quasi tutta la zona C della Cisgiordania, palestinese di diritto ma amministrata dagli israeliani. Occupazione che rende fisicamente impossibile la costituzione di uno stato palestinese che non sia in realtà una colonia di Israele (vedi Palestina e Israele – Conclusioni).
E nulla ha detto della repressione da parte di Israele della cosiddetta intifada dei coltelli con l'esecuzione sul posto dei veri o presunti attentatori, veri e propri assassinii (vedi L'attentato di Gerusalemme).

Franco Isman


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  29 gennaio 2017