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La solidarietà non ha colore
Franco Isman


Marzo 2020, primo lockdown.
Immediatamente i fratelli Mario ed Eugenio Galbiati, proprietari di ben avviati ristoranti, discutono dell'emergenza con il giornalista Marco Pirola e assieme ad altri 350 ristoratori della Brianza costituiscono un'associazione, con Vincenzo Butticè presidente, e decidono di utilizzare i cibi che hanno nei freezer, che hanno precise scadenze, e di cucinare a turno pasti per i medici del Pronto soccorso e del reparto di terapia intensiva del San Gerardo di Monza e per le forze dell'ordine impegnate nell'emergenza. Poliziotti, carabinieri, vigili urbani, dipendenti della prefettura, ricevono infatti buoni pasto da 5 euro, praticamente inutilizzabili proprio in conseguenza del lockdown.

Interviene poi il Comune nella persona del sindaco e chiede se non si possa fare di più.
Viene allora allestita una grande cucina da campo nella sede degli Alpini e della Protezione civile in via Fossati con il motore trainante dei cuochi dell'associazione Riun, degli Alpini, dei Carabinieri in congedo e di altri. E la cucina, specie nella seconda fase, riceve la sporadica collaborazione di chef di grido, fra cui uno “stellato” venuto addirittura da Trento.

Per la consegna dei pasti a destinazione, richiesti o spontaneamente, si dichiarano disponibili i ragazzi della Curva Pieri, gli ultrà del Monza, di cui molti appartengono a BranCo.
E qui nascono le contestazioni da parte delle organizzazioni di sinistra, “perché BranCo non è omologata a sinistra” scrivono da destra, molto di più e di peggio, infatti BranCo è emanazione di Lealtà Azione, organizzazione che si ispira apertamente agli “ideali” del Fascismo.

I ragazzi della Pieri, che indossano le loro magliette (non quelle di Branco), si buttano con entusiasmo nell'impresa, forse sfogando in questo modo la loro esuberanza, e consegnano le vaschette monodose (quasi 15.000) che vengono loro affidate in base ad un preciso elenco, costantemente controllato ed aggiornato, e non certamente “solo alle famiglie italiane” come invece fa Branco nelle sue iniziative dirette. Usano automobili personali tenendo a loro carico anche le spese della benzina.

Nella seconda fase dell'epidemia, attualmente in corso, l'iniziativa viene ripresa con le stesse modalità, con vettovaglie offerte da privati, alcuni soccorsi nella prima fase, ma soprattutto da aziende piccole e grandi, Barilla ad esempio ha regalato un camion di pasta. Vino ed alcolici sono esclusi, con gran dolore degli Alpini… E' comunque quasi incredibile come questi volontari riescano ogni giorno ad approvvigionarsi gratuitamente ed a produrre quanto necessario: circa 150 vaschette a mezzogiorno (100 alla terapia intensiva del San Gerardo, 20 a Vimercate,10 alla CRI, 23 al drive trough, che fino a poco fa faceva i tamponi in viale G.B.Stucchi, e via dicendo) e 120 alla sera.
I soldi non esistono, le persone che vogliono fare offerte vengono dirottate verso altre iniziative. Le vettovaglie ricevute non utilizzabili nella preparazione dei pasti, come biscotti, scatolame ed altro vengono portate alla Madonna delle Grazie, e fra Celestino sa cosa farne.

Le organizzazioni di sinistra, sindacati, comitato antifascista, Anpi, Aned ed anche il nostro giornale, contestano duramente l'iniziativa per la collaborazione con Branco (in realtà indiretta) affermando poi che non serve a nulla e che i pasti vengono buttati, cosa certamente non vera in quanto, come già detto, le necessità dei vari reparti vengono costantemente monitorate. A parte eventuali simpatie di alcuni, non certo di tutti, nei confronti della destra, esistevano alternative ai ragazzi della Curva Pieri? I ragazzi del Boccaccio? I pochissimi giovani DS?

È un vero peccato che questa splendida iniziativa di solidarietà venga caricata di significati politici che non intendeva avere e che non ha e sia avversata per questo.

Franco Isman



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  5 dicembre 2020