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RIFLESSIONI
Tifosi d' Italia, l'Italia s' desta
Umberto Puccio


Giorni fa due avvenimenti hanno monopolizzato i media: la partita di calcio Italia-Svezia e conseguente non partecipazione degli Azzurri ai prossimi Mondiali in Russia; la definitiva ufficializzazione dell'Inno di Mameli come Inno nazionale italiano.

Sembrano due fatti per nulla collegabili: invece il secondo dice anche molto sul primo, sull'immagine dell' Italia che esso ha messo impietosamente a nudo.
Il fatto che solo ora, a più di settant'anni dalla nascita della Repubblica, esso sia UFFICIALMENTE e DEFINITIVAMENTE l' Inno dell'Italia certifica la debolezza e inconsistenza dell' identità nazionale italiana. L'Inno di Mameli era ed è risorgimentale e REPUBBLICANO; ma snobbato per motivi diversi seppur convergenti dalla DC e dal PCI. Non a caso si è battuto per sdoganarlo Azelio Ciampi, un Presidente della Repubblica di matrice azionista.

La sua "valorizzazione" nelle partite della Nazionale italiana di calcio ne ha però offuscato e travisato la sostanza identitaria unitaria e statale. E' diventato un inno da tifoserie calcistiche. I fischi dello Stadio Meazza all'inno svedese, le parole usate prima e dopo dai telecronisti e dai commentatori vari sono stati una impietosa rappresentazione di quella che è, nei comportamenti e nel linguaggio, la condizione della società "civile" italiana.
Siamo diventati tutti TIFOSI, pronti ad aggredire e insultare  quelli dell'ALTRA "squadra" (calcistica, politica, ecc.) e affetti da congenito vittimismo e dalla sindrome del capro espiatorio. Il fair play sportivo (come il "politicamente corretto") è passato di moda e sintomo di "debolezza". Il patriottismo è di pura facciata coreografica. E pietoso melodramma sono i vari "pianti greci" dopo la sconfitta.

Velo pietoso su quanto sta succedendo in questi giorni, anche sui "cambiamenti radicali" annunciati, ma, come al solito e come in tutti i campi, non attuati (o attuati secondo il credo trasformista del "cambiar tutto, per non cambiar nulla").
Certo è solo la non partecipazione a un Mondiale di calcio. Se l'Italia fosse un Paese normale, non ci sarebbe di che preoccuparsi, a parte le ricadute negative sul piano economico e geo-politico. Purtroppo non è solo così!
Quale altra prova della mancanza di senso "laico" dello Stato e dell'unità nazionale degli italiani?

Umberto Puccio

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  18 novembre 2017