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RIFLESSIONI
Smartphonite...
Umberto Puccio


Ieri pomeriggio il mio smartphone si è bloccato: toccavo, toccavo e non succedeva nulla. Panico totale! Mi sono sentito perso, isolato, fuori dal mondo...

Sarà stato un caso, ma in questi giorni teneva banco il cosiddetto Decalogo del MIUR sull' uso degli smartphone a scuola da parte degli studenti. Per cui, superato il momento di smarrimento, ho colto l'occasione per una riflessione sull' argomento, più generale, del rapporto tra uomo e tecnologia.

I sostenitori della bontà "a prescindere" delle innovazioni tecnologiche portano l'argomento non privo di fondamento che l'uomo, dopo un'iniziale diffidenza, si è sempre adattato alle "novità tecnologiche" e ne ha tratto giovamento in termini di progresso economico, sociale e culturale. Certo: come è certo che la società umana si è trasformata da società "naturale" a società "culturale" grazie alla tecnologia che ha modificato e continua a modificare l'uomo stesso. 

C'è però un "ma". Anzi due.
1) La configurazione di tale rapporto;
2) L' accentuarsi della velocità delle trasformazioni e innovazioni tecnologiche.
 Sul primo punto, sino alla Rivoluzione industriale tale rapporto era rimasto grosso modo in un equilibrio di interdipendenza e di modifiche reciproche, con un sostanziale progresso reciproco. In altri termini la tecnologia era rimasta una "protesi" dell'uomo, da lui controllata e dominata: fino ad allora era accettabile e sostenibile il concetto della "neutralità" della tecnologia. In sé la tecnologia non è né buona, né cattiva: buono o cattivo è l' USO che ne fa l'uomo, a cui va attribuita la totale responsabilità.

La scoperta dell' energia atomica e l'uso bellico di essa sulle due città giapponesi ha cambiato radicalmente il rapporto, nel senso che il rapporto di potere tra tecnologia e uomo si è squilibrato in maniera irreversibile e incontrollabile in favore della prima. Ulteriore squilibrio si è aggiunto con l'affermarsi della cosiddetta realtà virtuale e della smaterializzazione dei rapporti umani. L'uomo singolo e l'intera società umana nelle sue modalità di funzionamento sono diventate TOTALMENTE dipendenti dal sistema tecnologico, la cui parossistica velocità di trasformazione (secondo punto) rendono estremamente difficile, se non impossibile un adeguato processo di adattamento e assimilazione positiva.

I tempi di un' adeguata “Rivoluzione antropologica” sono del tutto incompatibili con la velocità delle continue e sempre più rapide rivoluzioni tecnologiche.
L'uomo si è deprivato delle sue capacità intellettuali e manuali e le ha trasferite in un oggetto esterno sempre più complesso, potente e ingovernabile. 

Mi torna alla mente la dialettica hegeliana schiavo-padrone. Solo che essa non si riferisce più a due categorie sociali, ma al rapporto tra tecnologia e uomo. 

E qui torno al punto di partenza. La "potenza" dell'immediatezza, virtualità e globalità dello smartphone può essere controllata e gestita a fini educativi? Può essere ridotta allo stesso ruolo che avevano PRIMA i libri di testo, i dizionari e le enciclopedie? O non piuttosto depaupera lo studente delle capacità riflessive, mnemoniche e ragionative insite nel cervello umano, capacità che si deteriorano se non esercitate?

Ultima domanda: che ruolo vogliamo assegnare alla scuola e all' istruzione pubblica? Di preparazione e facilitazione alle esigenze della società tecnologica o di rieducazione e riappropriazione del ruolo centrale della persona umana "senziente e ragionante"?

Umberto Puccio


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  23 gennaio 2018