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VIAGGI
Oman
Rosella Stucchi


Gli abitanti dell'Oman, sono cinque milioni, il 44% di origine straniera, e vivono su una superficie pari circa a quella dell'Italia.
Non pagano tasse e vengono curati gratuitamente negli ospedali, le scuole sono gratuite dai sei ai diciotto anni, libri compresi. Gli studenti più meritevoli possono frequentare gratuitamente una università con sette facoltà e specializzarsi all'estero per quattro anni spesati dallo stato, a patto che poi tornino in Oman a lavorare. Le altre università sono a pagamento ma garantiscono comunque un posto di lavoro. Non c'è disoccupazione e quindi povertà. Ogni ragazzo a vent'anni ha diritto a un pezzo di terra e ad un mutuo bancario agevolato per costruirvi la casa.

Tutti i cittadini hanno pari diritti, i beduini non sono più nomadi, e non sono più considerati una categoria inferiore. Le comunità provenienti dall'India e dal Bangladesh costruiscono le strade, quelle dal Pakistan le case, iraniani, turchi, libanesi, egiziani gestiscono ristoranti, quelli che provengono da Zanzibar sono pescatori.
Democrazia perfetta ?
No, monarchia assoluta.

In Oman governa da cinquant'anni il sultano Qabus, oggi quasi ottantenne; è capo del governo, ministro delle Finanze, degli Esteri e della Difesa, presidente della Banca di Stato e capo dell'esercito.
Da lui viene nominato un Consiglio di Stato di 55 persone, di cui 5 donne, affiancato da un Consiglio consultivo di 84 persone, eletto ogni quattro anni dai cittadini.
Nel 1970, a trent'anni, Qabus, dopo gli studi in Inghilterra e con l'aiuto degli inglesi, ha destituito il padre oscurantista, mettendolo agli arresti domiciliari in un palazzo. Poi ha fatto di tutto per togliere dal Medioevo il suo Paese che ai tempi possedeva 10 km di strade, due scuole e un ospedale.

Con i proventi del petrolio, da 600.000 a 1milione di barili al giorno, che viene estratto dalla compagnia di Stato, coadiuvata dalla Shell e da una compagnia francese, dal 1970 sono state costruite migliaia di chilometri di strade, tutte illuminate, spesso con lampioni stile rococò, 61 ospedali uno per ogni wilaya (provincia) affiancati da cliniche private, scuole nei centri maggiori e in zone facilmente raggiungibili da quelli minori.
L'università gratuita è quella del sultano.
Da giovane Qabus girava per il Paese, guidando personalmente, per risolvere le situazioni economicamente più critiche.

Ho chiesto se in questo paese di “bengodi” c'è posto per i migranti: no, per entrare in Oman ci vuole un visto e i confini sono sorvegliati dall'esercito, coste comprese.

Negli anni '90, avviata ormai la organizzazione dello Stato, il sultano si è impegnato nel far restaurare le costruzioni antiche: mura, forti, castelli che si ammirano in vari luoghi.
Nei primi anni 2000 è stata la volta delle grandi opere: la grande moschea di Muscat e la faraonica Royal Opera House.
Il turismo è molto organizzato e sfrutta la bellezza e le particolarità dei luoghi: posti di ristoro lungo i wadi (torrenti) che formano pozze d'acqua verde, guide che accompagnano i turisti dopo il buio su una spiaggia-riserva per vedere le tartarughe giganti che depongono le uova, guidatori spericolati che accompagnano i turisti su e giù per le dune del deserto, barcaioli che mostrano tratti di costa.

Da qualche anno però il sultano è malato, lo si vede poco in pubblico, l'ultima volta in giugno per la visita del Presidente dell'Iran. Si sa che periodicamente va all'estero per farsi curare, ma la sua vita privata è assolutamente tabù: non si sa in quale dei suoi otto palazzi abiti e soprattutto non ha una famiglia.
In una recente intervista ha detto che i suoi figli sono i 5 milioni di omaniti.
Chi sarà il suo successore ? Qabus ha dichiarato ufficialmente che, se entro 48 ore dalla sua morte il consiglio di famiglia non si metterà d'accordo, il nome del suo prescelto è chiuso in una busta consegnata a un notaio. Gli omaniti, che naturalmente amano moltissimo il loro sovrano, sono in grande ansia.

Rosella Stucchi


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  29 ottobre 2019