|
Orione
Quella strana anomalia alla spalla del Cacciatore
Tania Marinoni
Nell'emisfero boreale troneggia la maestosa costellazione di Orione, il grande cacciatore che, secondo la mitologia, dopo morto, venne posto da Zeus in cielo tra le stelle, seguito dal fedele cane Sirio (Alpha Canis Majoris). Nelle notti invernali è facile distinguere la forma a clessidra di Orione, con gli asterismi della Cintura, formata dalle tre brillanti giganti blu, e della Spada. La costellazione è nota per essere una delle regioni maggiormente attive di formazione stellare che si possano osservare in cielo: il Complesso nebuloso molecolare di Orione regala autentiche meraviglie, alcune delle quali osservabili attraverso semplici telescopi. Nella regione centrale del complesso brilla l'area denominata Orion A: situata sulla Spada del Cacciatore, ospita la celebre Nebulosa di Orione (M42, NGC 1976), la Nebulosa NGC 1977 e le OMC-2 e OMC-3. Ad est della Cintura si estende invece la regione denominata Orion B dove si possono ammirare, ad esempio, la Nebulosa Fiamma e l'oscura Nebulosa Testa di Cavallo. Ad interessare gli studiosi in queste settimane è la seconda stella più luminosa della costellazione, Betelgeuse: conosciuta come Alpha Orionis, costituisce assieme alle stelle Sirio (Alpha Canis Majoris) e Procione (Alpha Canis Minoris) l'asterismo del Triangolo invernale. Betelgeuse è una supergigante rossa, una stella piuttosto massiccia che sta attraversando le fasi terminali del ciclo vitale. Alla nascita, si suppone, era una stella blu e in un periodo astronomicamente molto breve, 10 milioni di anni, ha bruciato tutto il suo carburante di idrogeno, superando la cosiddetta Fase della sequenza principale. Come tutte le stelle, anche quelle massicce, durante la loro vita generano energia attraverso la fusione, all'interno del nucleo, dell'idrogeno in elio; tuttavia, quando giungono al termine del ciclo vitale, non si limitano a convertire l'elio in carbonio, ma lo trasformano in elementi sempre più pesanti che portano al collasso interno e poi alla violenta esplosione. Attualmente in Betelgeuse le reazioni termonucleari sono alimentate dall'elio presente nel nucleo e dall'idrogeno riscontrabile solo nei suoi gusci esterni. In questa fase la luminosità aumenta sensibilmente così come le dimensioni: se infatti si immaginasse che Alpha Orionis si trovasse al posto del sole, coprirebbe la fascia principale degli asteroidi inglobando l'orbita di Giove. Alla fine del suo percorso vitale Betelgeuse esploderà in una supernova di tipo II, cioè collasserà su se stessa, in una violenta deflagrazione. Ma quando ciò accadrà non è noto agli studiosi. Di Alpha Orionis si conosce una notevole caratteristica che le ha conferito la definizione di variabile semiregolare, un particolare tipo di variabile pulsante. In essa infatti si alternano periodi di imprevedibili ed elevate fluttuazioni della luminosità ad altri più lunghi, caratterizzati da variazioni luminose quasi regolari. Nonostante il fenomeno sia noto agli studiosi, una repentina e sensibile riduzione della luminosità ha allarmato dalla fine di ottobre una parte degli esperti, che ha formulato diverse ipotesi, tra le quali un' esplosione piuttosto imminente. L'aggressivo affievolirsi della stella è stato oggetto di studio dei ricercatori della Villanova University, capitanati Edward F. Guinan: il professore ritiene che Betelguese, annoverata tra le dieci stelle più luminose del cielo, adesso non sia catalogabile nemmeno tra le prime venti. Benché diversi studiosi convergano su tale ipotesi, è doveroso precisare che altri invece ritengono il fenomeno fisiologico, poiché nell'ultimo secolo Betelgeuse ha manifestato sensibili variazioni della luminosità. Ma se l'esplosione di Alpha Orionis fosse così vicina come preannunciano alcuni astrofici, che spettacolo ci attende qui dalla Terra? Innanzitutto occorre precisare che in astronomia termini quali prossimo oppure imminente possono sottintendere lassi temporali di 100.000 anni. Inoltre, è noto che per le siderali distanze tra gli oggetti celesti studiati e la terra, i fenomeni in corso sono in realtà accaduti in passato e ci raggiungono con un numero di anni di ritardo pari alla distanza tra noi ed essi espressa appunto in anni luce. Quindi, forse, l'esplosione di Alfa Orionis è già avvenuta, eppure noi non la vediamo. Ma a chi avrà la fortuna di assistere ad un simile fenomeno, il cielo riserverà uno spettacolo unico: per l'esigua distanza dalla Terra, soli 642,5 anni luce, sarebbe infatti la più vicina supernova osservata dall'uomo. Più luminosa di quella osservata dagli astronomi arabi e cinesi il 4 luglio 1054 nella costellazione del Toro, che ha dato origine alla splendida Nebulosa Granchio. Tania Marinoni Condividi su Facebook Segnala su Twitter EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati
|