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La Casa degli Atellani e la Vigna di Leonardo
Una visita virtuale al tempo del Coronavirus
Anna Marini




Sabato 2 maggio l'associazione ART-U ha virtualmente condotto gli interessati alla scoperta di uno dei gioielli della Milano quattrocentesca: la Casa degli Atellani e la Vigna di Leonardo.
La casa degli Atellani, ubicata in corso Magenta 65, nasce dall'unione di due abitazioni del XV secolo, compiuta dall'architetto Piero Portaluppi, negli anni Venti del Novecento.

Era il 1490 quando Ludovico il Moro donò le due case agli Atellani, la famiglia di cortigiani proveniente dalla Basilicata, che vi risiedette fino al Seicento. In seguito le case passeranno a tre famiglie: i Taverna, i Pianca e i Martini di Cigala. Nel 1823 i Pianca incaricano gli architetti Aspari di ristrutturare le facciate in stile neoclassico. Nel 1919 le unità immobiliari vennero acquistate dall'ingegner Ettore Conti, pioniere nella realizzazione di centrali idroelettriche, senatore del Regno, fu anche presidente di Agip, di Confindustria e della Banca Commerciale. Egli affidò la ristrutturazione delle due case acquistate al genero, l'architetto Piero Portaluppi, che le unificò in un'unica abitazione e apportò importanti modifiche agli interni. Le mura delle corti furono abbattute e si creò un unico ampio ingresso; venne ridisegnato il giardino ed emersero in fondo al primo cortile tre muri di affreschi del XVI secolo.

Il volume e il fronte su strada risalgono invece al secondo dopoguerra, quando Portaluppi intervenne in seguito ai bombardamenti del 1943, cancellando la facciata neoclassica degli Aspari. All'interno della struttura sono oggi visitabili quattro caratteristiche sale.

                     Sala dello Zodiaco e Sala dei ritratti

La prima sala è denominata dello Zodiaco, per la tipologia di narrazione che decora l'ambiente. Nelle lunette sono dipinti i segni zodiacali, sulla volta si riconoscono, invece, i carri dei pianeti, raffigurati secondo la cosmogonia di Tolomeo. Alle pareti sono affisse una carta d'Italia, la Rosa dei venti e figure che rappresentano le stagioni. Le lunette non sono dodici, ma quattordici: due, infatti, sono state aggiunte dal Portaluppi nel 1922, in seguito all'ampliamento della stanza. In una si leggono le iniziali dei proprietari, Ettore Conti e Giannnina Casati, nell'altra, il motto di Conti: “Faire sans dire”. L'architetto scelse una pavimentazione che dialogasse armoniosamente con il contesto, così i pianeti e i segni zodiacali, raffigurati in corrispondenza degli affreschi alle pareti, si inseriscono coerentemente con il tema astrologico dominante.

Nella Sala dei ritratti, attribuita al pittore Bernardino Luini, si riconoscono lo stile degli Atellani e la mano del Portaluppi, che sapeva coniugare il vero antico con il falso storico. L'intrico di racemi vegetali fa da coronamento ai quattordici tondi, che ritraggono esponenti della famiglia Sforza con le rispettive consorti: fanno eccezione il Pontefice e Francesco II Sforza, all'epoca ancora celibe. Benché ritratti a memoria, i personaggi sono facilmente riconoscibili, grazie alle diciture che li accompagnano. I tondi sono copie risalenti all'intervento di Portaluppi, perché gli originali erano stati trasferiti nel 1902, per ragioni di sicurezza, al Castello Sforzesco.

                     Studiolo di Ettore Conti e particolare dello scalone

Nello studiolo di Ettore Conti spicca sopra il camino lo stemmone di alleanza, realizzato in occasione del matrimonio di Francesco II Sforza e Cristina di Danimarca. Le pareti e la biblioteca sono rivestite di boiserie seicentesca di scuola valtellinese. Sono opera del pittore Philipp Peter Roos, detto Rosa da Tivoli, i quattro ritratti di cani; del pittore fiammingo Marten van Valckenborch è invece una Torre di Babele.

L'ultima sala visitabile è quella dello Scalone, che introduce al piano superiore, dove un tempo si aprivano i grandi saloni di rappresentanza, distrutti nei bombardamenti del 1943. Lungo la balaustra della scala il Portaluppi inserì gli stemmi gentilizi delle famiglie Taverna, Pianca e Martini. Alle pareti sono affisse una pianta settecentesca della casa e una copia coeva del Veronese.

                     Giardino e Vigna di Leonardo

La Casa degli Atellani si affaccia su un giardino, che fu anch'esso soggetto all'intervento del primo progetto di Portaluppi. L'architetto ridisegnò il giardino all'inglese di età ottocentesca, che si sviluppò, quindi, secondo nuove regole di simmetria e attorno ad un viale prospettico. Il giardino degli Atellani pare fosse attraversato, ai tempi, da Leonardo da Vinci, quando l'artista si recava al vigneto ricevuto in dono da Ludovico il Moro, mentre dipingeva l' Ultima Cena. Il vigneto si trovava infatti vicino al Borgo delle Grazie e ai tempi, per raggiungerlo, non era ancora possibile percorrere via Zenale. La vigna, che misurava 15 pertiche e ¾, pari a circa 52 m x 160 m, doveva risultare un dono molto gradito a Leonardo, dal momento che l'artista proveniva da una famiglia di vignaioli. Leonardo, tuttavia, godette per ben poco tempo di queste meraviglie, poiché il vigneto passò presto in mano ai francesi e gli fu poi restituito poco prima della sua definitiva partenza da Milano. Nel 1788 la vigna risultò in gran parte all'interno della proprietà dei Taverna, che possedevano la Casa degli Atellani.

In occasione di Expo 2015, l'enologo e analista sensoriale Luca Maroni, in collaborazione con il Gruppo Scientifico di lavoro dell'Università di Agraria di Milano diretto dal Professor Attilio Scienza, effettuò il reimpianto della Vigna di Leonardo. Per questo importante risultato, fondamentali furono le analisi condotte sul DNA originale della vite, che ne permisero l'identificazione certa: Malvasia di Candia Aromatica.

Anna Marini


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  16 maggio 2020