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Nonna Sandra non c'è più
Quando mi porteranno con i piedi davanti per sempre fuori di casa... mi piacerebbe che chi mi vorrà seguire trovasse un bel cielo sereno
come dopo il temporale arriva l'arcobaleno... con il suono della campana santa che la ricorda i vivi e i morti... e la perdona tutti i torti di un mondo pieno di mali e passioni... e raggiunger le alte cime oltre il confine del mondo nell'immenso celeste del cielo
non volendo lasciare dolore
ma un piccolo sincero pensierino d'AMORE...
Sandra Pozzi, nonna Sandra per i suoi affezionati amici di Facebook, non c'è più, se n'è andata in punta di piedi il 23 agosto scorso in Trentino dove era andata ad abitare da alcuni anni. Su Facebook era sbarcata nel 2014 su incoraggiamento di un amico che ritiene i social una attività utile per gli anziani soli. Ed è così: quanto è bello con questo giocattolo tecnologico scrivere sul mio diario vecchi ricordi dice infatti Sandra, e aggiunge: sono contenta che crediate a quello che scrivo anche se con errori ma non bugie o fantasie e Vi ringrazio è come essere in Vostra presenza seduta su una cadrega (sedia) a dialogare e raccontare come vivevamo da gente semplice popolana Mi sembra di averla trovata quasi subito, non ricordo come, e di aver subito apprezzato i suoi quasi quotidiani interventi. Quando vedeva pubblicata una bella fotografia non si limitava ad un mi piace ma ti ringraziava. Sandra Pozzi è nata a Monza nel 1934, in pieno centro, in Spalto Isolino, nell'isola che non c'è più, scrive lei, e ci racconta la Monza che non c'è più a partire dagli ultimi anni di guerra con la fame per chi, come la sua famiglia, non aveva i soldi per ricorrere alla borsa nera, i bombardamenti e la fucilazioni di due partigiani. LA FAME C'era una famiglia benestante che non mancava del necessario alimentare non mancava il pane fatto in casa... polli e conigli... mentre a noi veniva razionato tutto con la tessera del Comune... una grande sofferenza....tantissima fame... la mia Mamma mi diceva che loro erano più sfortunati di noi... perchè avevano un figlio malato dalla nascita della mia età che non si reggeva sugli arti inferiori era distrofia muscolare... era sempre seduto sulla carrozzella alla finestra per vedere gli altri bimbi a giocare (per rispetto non dico il nome)... I BOMBARDAMENTI A Monza ci fu un grosso bombardamento in Via Ghilini parallela al vecchio campo sportivo e al Lambro forse volevano bombardare la Stazione FS perché dei carri ferroviari colmi erano pronti per partire... morirono molte persone... l'allarme era stato dato in ritardo... l'allarme era quel suono di sirena che faceva sobbalzare tutti anche di notte e obbligava scappare verso il Rifugio si usciva di casa con l'angoscia e il dubbio di non ritrovarla più in piedi... la mia Mamma Lei per ultima ci faceva attraversare il ponte di ferro (ora demolito) il nostro rifugio era le cantine di casa CAMBIAGHI molto grande e con tre scale di accesso... invece in casa CASIRAGHI prima del ponte evitavamo di andare per l'odore del vino... uscivamo mezzo intontiti per non dire ubriachi e gli abiti che indossavi puzzavano maledettamente si attraversava il ponte sempre velocemente per arrivare in rifugio in tempo. Tutto questo era diventato assieme all'ululato delle sirene un modo di vivere giornaliero e come tutte le cose per noi ragazzi un'occasione di gioco vinceva chi correva più veloce chi ansimava meno e qualcuno riusciva perfino contare gli apparecchi in cielo... per non sentire i rumori degli apparecchi e scoppi di bombe noi grandicelli ci facevano suonare la fisarmonica.... era un altra vita... con le tessere staccavano il cedolino dal panettiere per 150 grammi di pane... soffrivamo molto... sognavamo le patate arrosto... ma era già tanto se si trovavano nel piatto con la buccia si mangiava tutto e con la fantasia sognavamo piatti succulenti... illusione di una ricchezza... eppure eravamo un'infanzia felice anche con la pancia vuota per colpa della guerra *** Questa notte mi sono ricordata cosa si pregava in tempo di guerra in rifugio della ex Casa Cambiaghi dopo aver attraversato di corsa il ponte di ferro era tanta la paura... e la sirena suonava frequentemente anche di notte... noi bimbi avevamo fame... paura.... e tanto sonno così ci facevano pregare a voce alta... per confondere i rumori dei aerei... eravamo con fiato sospeso... quando si allontanavano si riprendeva il respiro per non aver bombardato noi... la preghiera AVE MARIA GRAZIA PIENA... Fà CHE NON SUONI PIù LA SIRENA Fà CHE NON VENGANO PIù GLI AREOPLANI FACCI DORMIRE FINO A DOMANI I FUCILATI Avevo 11 anni andavo dal Trabattoni panificio come tutte le mattine era vicino alla chiesa S. Maria in Strada... erano 2 sorelle e un fratello forse sapevano che nella nostra cantina dopo il Settembre erano nascosti 5 giovani da sfamare.. non potendo possedere la tessera annonaria per il pane il fratello di nascosto mi metteva in borsa panini in più ma non bastavano mai... sfociai davanti al Borghi e la tabaccheria Giulia e oculista Brandinali in Via Italia e vidi a terra dei corpi feci per allontanarmi ma il fascista che conoscevo era dei mulini non faccio nome per rispetto ai suoi figli ancora vivi... con la canna del fucile sotto il mento mi ha costretta a vedere quell'orrore avevano un cartello sopra con la scritta questa è la fine del non lessi ero terrorizzata corsi a casa e trovai la nonna del ragazzo fucilato che conoscevo aveva non ancora 20 anni... ma ero tanto spaventata anche perché avrei dovuto darle la tremenda funesta notizia... non parlai per lo spavento più di una settimana e non dormivo più... alla fine della guerra il Don Egidio vestito da prete con la pistola nella cintura venuto a prelevarlo per portarlo via se nò la gente l'avrebbero linciato poi sono stati costretti i suoi figli cambiare zona per la vergona...... NON rattristateVi non si può perdonare e non ricordare... ma si deve raccontare perchè queste brutture non accadino più.... *** Sandra nata il 25.11.1934 Centemero e Paleari uccisi il 8.11.1944 Poi il dopoguerra con una presenza importante: il Lambro, dove si sciacquavano i panni lavati a casa nel mastello ma anche si faceva il bagno e si cercava di acchiappare le rane, poi, naturalmente, la scuola elementare, la vecchia scuola De Amicis. LA SCUOLA la classe era composta dalla prima alla terza elementare eravamo in 35... a me era capitato il banco davanti al più monello figlio della Maestra e mi faceva molti dispetti anche se in banco con me c'era sua sorella della mia età... Lui aveva due anni più mi intingeva le trecce che le avevo lunghe nel calamaio con l'inchiostro e sulla mia schiena dipingeva di tutto... la sua Mamma si accorgeva e tutti i giorni scriveva in rosso la cattiva azione per farla firmare dal suo Papà io non mi sono mai lamentata mi faceva indispettire ma anche paura (seri una timidona... sifolota... paciocona) tanto sapevo di avere il ricambio del grembiule la mia vendetta era quando non poteva sedersi per aver preso da suo Padre con la ciabatta sulle chiappe doloranti... poi in classe terza ci hanno divisi...femmine in altra scuola e così anche per i maschi io sono finita dalle Suore Canossiane in Via S.Martino... Lui alla Comunale molti alla fine della quinta classe la loro istruzione sarebbe finita per fare i garzoni e prendere qualche soldino non mi crederete se Vi dico che il monello dispettoso l'ho sposato ed ho avuto una grande indescrivibile felicità... *** Frequentavamo le prime classi alla vecchia scuola DE AMICIS nel rione S.Agata... i maschietti grembiule nero... calzoni al ginocchio... calze gambaletti e scarpe comperate al mercato che al ritorno di scuola si dovevano sostituire con zoccoli acquistati al famoso negozio PUNT SCUR... d'inverno per il freddo una mantellina ritagliata dal vecchio grigio verde dei reduci di guerra e poi tinti sempre in blù... in testa il famoso e tanto odiato per la forma un berretto fatto a mano che con i due lati a rombo si coprivano le orecchie però anche qualche berrettino con la scritta REGIA MARINA che portavano fino la consumazione perchè era un ricordo della Cresima o Comunione ... dalle ore otto le vie e i vicoli erano tutto un vociare... studenti verso la scuola... passando dal Duomo... Via Canonica ... Vicolo della torre... attraversando la Via Vitt. Emanuele si sfociava in Piazza Garibaldi... poi Via Soleri e si finiva davanti al portone con il Bidello... e al solo vedere in fondo il Direttore tutti zittivano I ragazzi di Via S.Martino e quelli dello Spalto Isolino non erano signorini.... erano figli di operai... di artigiani... di piccoli commercianti... ragazzi senza esigenze ma sempre chiassosi e contenti sia con il sole o la pioggia... sempre con i geloni alle mani ed ai piedi... e d'estate non esistevano le vacanze al mare o in montagna... l'unico divertimento era giocare nell'acqua del Lambro... Per la scuola una cartella di fibra (la mia era di tela militare) che poteva servire da scudo di difesa... tenuta per la cinghia veniva mossa in cerchio a copertura del viso... imponeva rispetto... quando le rivalità del rione e dei cortili sfociavano in guerra. L'astuccio era di legno contenente una matita Faber N 2 ed una gomma... il tempera matite che non tutti avevano.... la matita era sempre rosicchiata un libro di lettura e un quaderno di quelli di poche pagine... ogni giorno si apprendeva e si iniziava a perdere l'ingenuità e si acquistava la malizia dai più grandi... guardavano le bambine.... il seno di una donna... la pancia di una Mamma in attesa.... erano sguardi peccaminosi come diceva il prete all'Oratorio... La vita era divisa tra la scuola... casa... strada e oratorio... la casa erano due locali sulle ringhiere pieni di panni stesi... rampe di scale scure... di due o tre piani... in cortile lavoravano gli artigiani... non sempre a casa c era un genitore chi era fortunato aveva il lavoro anche faticoso perchè sulla tavola non mancasse pane e minestra... La scuola si iniziava con puntini e linee. Vocali tabelline... esisteva anche la diversità del linguaggio... come una frontiera... da una parte si parlava l'italiano e i ragazzi dei vicoli il dialetto... (noi dei Mulini ci chiamavano la masnada numerosa dei vichinghi)... Alla domenica la solita dottrinetta all'Oratorio Redentore... i giochi corse nel sacco... tiro alla fune... salti se il tempo permetteva... se nò nei locali si giocava a scacchi... al gioco dell'oca... della dama o a birilli. Verso sera nel locale lungo con l'altare di legno e le panche... la statua del Redentore e un armonio. Dopo una funzione con benedizione... tutti liberi e fuori all'aria di S.Martino... era quasi come una giornata di scuola... che non piaceva era la giustificazione dell'assenza all'oratorio... un cartoncino che bucavano ogni domenica.... era un obbligo per presenziare... e molti si ribellarono andando ai boschetti Reali a giocare al pallone in assoluta libertà... QUESTO ERA LA NOSTRA VITA TRA I 6 ANNI AI 10... Nonna Sandra ci racconta le occupazioni ed i giochi che loro, ragazzini e ragazzine dell'Isola, facevano negli anni immediatamente successivi alla guerra, dai bagni nel Lambro ai cichet di vetro colorati con la pista nel greto dello stesso, al telefono, al saltarel. Ci racconta le processioni e le strade attorno all'isola con tutti i vecchi negozi. Ci parla di personaggi importanti come il mitico don Baraggia, che veniva chiamato dai fascisti repubblichini ad assistere i partigiani prima della loro fucilazione e poi, dopo la guerra, suonava canzoni di montagna con il carillon di campane del Duomo. Ma descrive anche gli artigiani dell'Isola come il Pepin Casiraghi fabbro e proprietario dell'immobile dove vivevano, il signor Angelo ciabattino o Cesarina la corpivendola, e poi quelli un po' strani come el Pin de la Celana e el Ginetto che seguiva tutti i funerali. Non mancano i proverbi e i detti popolari monzesi. I GIOCHI ...i nostri giochi erano sempre nel Fiume Lambro... l'acqua era parecchia e pulita la nostra combriccola ci piaceva tuffarsi mettendo i nostri indumenti sui ferri tra un palo e l'altro.... i maschietti rimanevano in mutande e noi ragazze con camicioni larghi che facevano da sottoveste e per non far vedere le gambe per pudore mettevamo una molletta da balia per unire il davanti e il dietro... non sempre i ragazzi avevano le mutande allora univano due fazzoletti con nodi... oppure adoperavano le mutande delle sorelle anche con pizzi... Un giorno un vigile per punirci e farci uscire dall'acqua prese i vestiti e li portò in comune noi spaventati e bagnati non potevamo andare a casa... la Sig. Rosa ci fece entrare dalle finestre e ci prestò indumenti militari per ripararci e ritornare a casa... ma si doveva o passare sul Ponte dei Leoni oppure dalla Via Canonica... una vergogna... a casa tutte le Mamme erano state avvisate dal vigile... non vi dico come siamo stati accolti... un vero putiferio e derisioni... castigati con una settimana senza uscire per tutti... era una monellata... oggi ricordando mi sono messa a ridere però ho pensato di aver fatto bene perchè ogni lasciato è perso e peccato non si possa fare più. *** ... chi non ha mai provato il cosidetto TELEFONO FATTO IN CASA... due bicchierini del gelato venivano legati agli estremi una corda non elastica lunga alcuni decine di metri fissati alla base dei bicchierini attraverso due minuscoli fori praticati al centro si parlava avvicinano la bocca al bicchierino... l'altro poteva ascoltare avvicinando l'orecchio al secondo bicchierino... funzionava come l'auricolare rudimentale della cornetta telefonica... il segreto stava nel tenere la corda. ben tesa e in linea retta noi la corda molto tesa attraversava il Lambro dallo spalto Isolino a Casa Cambiaghi Spalto Piodo... una grande felicità avevamo trovato un gioco nuovo... forse anche qualcuno tra di Voi... si vergogna a dichiarare di averlo sperimentato ora è ridicolo... ma noi ci abbiamo giocato tanto... *** i gabinetti allora consistevano con un gradino di cm 50 con al centro un buco rotondo e per igiene veniva coperto con un tappo di legno inchiodato a un manico di scopa era quest'ultimo l'attrazione per i giochi veniva segato in 2 parti 1 piccola con 2 punte che si doveva colpire più lontana andava più si vinceva El se ciama BATTAREL il pezzo piccolo con due punte che colpendo una punta... salta lontano (quanti veder rut specialmente in Casa Cambiaghi quando esisteva il lavatoio e anche il vetro del dipinto della Madonna ma subito facevamo la colletta e la consegnavamo in portineria alla Signora Pina e al figlio Felice. I PERSONAGGI Le suore Canossiane di Via S.Martino avevano la portineria e una Suora controllava chi entrava,, ella contava la presenza delle ragazze se eravamo a 20 ci accompagnavano in Duomo per la messa grande che finiva alle ore 12... (pontificale) mettevano un tappeto rosso che attraversava la piazza e arrivava al portone dell'Arciprete era uno spettacolo vedere i preti che andavano a prenderlo e poi proseguivano in Duomo fino all'altare maggiore... tra il suono dell'organo e il coro (tutti uomini) della Corale Monzese diretti dal grande Maestro Don Baraggia.... era un entrata regale... l'ermellino sulle spalle dell'Arciprete e tutto il corteo appresso già pronti per salire i gradini dell'altare il coro eseguiva i salmi in latino... *** Chi non ha conosù el GINETTO un Signore de piccola statura cun ul palturel e ul capel gris semper presente ad ogni cerimonia civile... al mancava mai semper in fianco al CONSOLE COMUNALE che era un uomo di bell'aspetto all'entrata della porta centrale del Comune quasi sempre per indicare gli uffici... però aveva una divisa particolare... pantaloni a strisce bianche e nere... giacca nera con le due punte lunghe... ma quando faceva servizio per i funerali in testa metteva come una feluca ed apriva la strada al corteo che poteva essere lungo o corto anche qualche volta per mancanza di soldi un solo prete mentre se ne potevano avere anche 12 quello che dava l'importanza e faceva capire a che categoria appartenesse il defunto era il carro funebre... se era di prima categoria tanti decori neri e argentee... con pennacchi e fiocchi molto vistosi... seconda categoria meno fiocchi e meno argento... e niente per i poveri... se moriva all'Ospedale partivano dalla chiesetta con bara bianca coperta da un drappo nero e di corsa lo portavano al Camposanto... se era una personalità importante ci potevano essere drappelli di soldati del distretto... ed anche un corpo bandistico e davanti al carro funebre i tanti preti... e ai lati del carro grossi cordoni sorretti dai più cari amici poi venivano i famigliari e alcune donne pie che recitavano il rosario a voce alta e seguivano alla spicciolata persone anche distratte per guardare la gente affacciata alle finestre... chi era immerso nei propi pensieri... ed anche chi pettegolava insomma era uno spettacolo... Oggi i funerali sono tutti frettolosi... più nessuno si toglie il cappello e si segna per rispetto... dà una impressione di recare disturbo al passare... Sono cambiati è vero i tempi... il Console abolito dei preti ce ne sono pochi... di soldi ancor meno sei fortunato di questi tempi se si trova la fossa per il sonno eterno... pensemic nò... ALLEGRIA *** Te se regordet forse del Pin de la Cilana che l'era de Vedan el cureva semper con un pè giù e vun su sui marciapè incuminciava al Re de sass e andava fin al Mulinet sdoveva dag ul pass se no al te dava un buton al risc de burlà giù efas del mol aveva 30 anni l'è sparì dopo il1955. L'AMORE Mi manchi tanto Tu sei la mia vita vorrei scriverti .molte belle parole donarti un prato di corolle un giardino di fiori e farfalle ma cosa contano tante parole quando l'amore e il destino si intrecciano creano storie sconvolgenti ed intense noi abbiamo fortunatamente vissuto questa stupenda storia iniziata sui banchi di scuola sposati in Duomo a Monza essendo tutte due abitanti ai Mulini S. Giovanni abbiamo sempre festeggiato il 25 Aprile ci teneva tanto era il Suo onomastico S.MARCO... visti e vissuti 75 anni cosa esiste di tanto bello se non una vita come l'abbiamo vissuta noi non sempre rose ma anche spine ma quando esiste il vero bene si supera tutto... la solitudine uccide ci si deve convincere che per malattia o per l'età uno deve mancare... ed ecco che i ricordi ti aiutano... ora il mio cuore è sempre con Lui (si dona una sola volta nella vita) ma anche se peccherò di vanità mi hai fatta Regina dell'amore ed auguro a tutti di vivere questa grande gioia. Nonna Sandra era anche spiritosa e dà questo avvertimento alle signore troppo magre: ATTENZIONE ALLA FESTA DI S. GERARDO CON LE CILIEGE Per le Signore in linea come grissini che gustano le ciliege devono fare molto attenzione al nocciolino che non vada giù.... si diceva l'è tant magra che se ghe va giù un gandulin la por in cinta da un fiulin Franco Isman
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