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Cascina S.Fedele


Cascina S.Fedele

Il già più volte citato Mezzotti, nella sua “PASSEGGIATA NEL REALE PARCO DI MONZA “ (edizione del 1841) dice, dopo aver descritto il Frutteto:”Più importante si è l'altra Cascina detta di San Fedele. Ella è una casa fabbricata nel gusto del secolo XV. I marmi della facciata sono quelli che formavano l'esterno della chiesa di Brera in Milano.”
Egli narra che il luogo è famoso per una battaglia al tempo di Guelfi e Ghibellini : “Ottocento militi e 1500 alabardieri comandati da Vergusio Landi furono sbaragliati e inseguiti fino sotto le mura di Monza ove pochi giunsero a salvarsi.”
Aggiunge poi: “Il caseggiato di S.Fedele ha una torre gotica, dalla di cui cima si gode una delle più deliziose vedute di Lombardia. Ella si stende su tutta la Brianza, fino agli alti monti che coronano l'orizzonte. Quanto bella è dessa mai!”

La cartolina è viaggiata nel 1923 ed è molto bella : “Tanti baci e baciolini dalla Sandra e dalla Nini”, dice il messaggio inviato “Alle care Bambine Bianca e Zaira …. Baveno (Lago Maggiore). “

Dal volume della Pro Monza, edito nel 1989, segnaliamo: “Cascina San Fedele… spicca nell'isolamento sulla sommità di un piccolo poggio naturale. Emerge la facciata principale sud neogotica caratterizzata dalle fasce bianche grigie in pietra e dalle aperture ogivali con le splendide finestre in marmo che l'arch. Canonica  vi innestò recuperandole dalla demolita chiesa di Santa Maria di Brera a Milano…”
Le bifore, rimaneggiate dal Canonica sono di Giovanni di Balduccio da Pisa, personaggio non indifferente nella architettura e scultura italiana del Trecento. Chi è interessato ne può consultare la biografia.

In altre parti abbiamo segnalato la particolare attenzione nel rapporto tra architettura, paesaggio e vegetazione. L' autore della cartolina (nel retro è firmata come Foto Bin) ha scelto una inusitata attenzione alla “geometria” del paesaggio. L'ondulazione del terreno, il cannocchiale visivo accentuato dalle alberature laterali, la centralità lontana della cascina, la stessa scelta della “verticalità” della vista (si veda la differenza con la seconda simile ma orizzontale), tutto sottolinea la precisione nella progettazione del paesaggio. L'ondulazione del terreno ai margini del cannocchiale accentua l'altezza delle alberature ed era necessario, soprattutto alla nascita del Parco, per aumentare l'effetto delle piante giovani.

Cascina S.Fedele - 1905

La seconda cartolina, ma antecedente, viaggiata nel 1905, coglie lo stesso paesaggio ma minore è la attenzione dell'autore: la vista orizzontale appiattisce il cannocchiale formato dalle alberature laterali  e la facciata di San Fedele è leggermente eccentrica togliendo geometrica perfezione e focalizzazione alla vista.
La cartolina è spedita da un visitatore svizzero di Monza che scrive alla “ Gent. Signorina … a Zurich”. Probabilmente si era fermato all'Hotel che stava all'ingresso di Porta Monza (vedi cartolina)

bifora  bifora  bifora
Bellini e Merati - foto Fr.I.

Il bellissimo scritto di Vittorio Bellini e Augusto Merati (a cui rimando gli interessati) nel Quaderno n. 4 de “Il Parco, La Villa”,  comincia con : “Delle cascine del Parco, la San Fedele è una delle più singolari…” e poi ci dice il perché del nome  “.. è sorta, mantenendone la denominazione, in relazione alla decretata demolizione di una preesistente cascina…. che sorgeva poco distante.”
In questa originaria ed antica cascina (nelle distruzioni per fare il Parco non sono andati molto per il sottile) era inglobata una costruzione religiosa che, come viene sottolineato nel testo, era “un antichissimo modesto edificio religioso denominato appunto chiesa di San Fedele”. Questo edificio è già segnalato nel 1169.
Di questa costruzione l'attento e preciso Canonica ci ha lasciato il rilievo di una pianta che allego.
Allego anche una conosciuta stampa del Sanquirico preferendola a quella altrettanto famosa del Lose. Immancabile, lontano, il Resegone.

Qualche anno fa, quando più nevicava di oggi, era tra i luoghi preferiti dove scappavo subito (rimandando quando potevo anche gli impegni) con gli sci da fondo, giù dal breve pendio del poggio. Dalle strisce sulla neve eravamo proprio in pochi a gustare questo privilegio quasi nordico con gli sci fuori casa.

Alfredo Viganò

stampa Sanquirico


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  27 novembre 2005