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Il giorno del ricordo
Franco Isman

profughi istriani

A novant'anni dalla Marcia su Roma e a settanta dalle atrocità della guerra dovremmo essere in grado di guardare con serenità a questi lontani avvenimenti e, pur ricordando e commemorando le vittime, di trarne un insegnamento di pace e di fratellanza.
Giusto quindi ricordare le vittime delle foibe ed i profughi costretti ad abbandonare le terre dove
molti erano nati, purché questo non ci impedisca di ricordare anche quanto di segno opposto era avvenuto prima e non si trasformi in una manifestazione di revanscismo del tutto fuori dal tempo.

Con queste finalità era stata costituita nell'ottobre 1993 dai ministeri degli Esteri di Italia e Slovenia la commissione italo-slovena di storici per l'esame dei rapporti tra le due nazioni dal 1880 agli accordi del 1962. La commissione concluse i suoi lavori all'unanimità nel luglio 2000 ma ad essi venne data molto poca pubblicità.

Trieste, l'Istria e la costa dalmata, assegnate all'Italia dopo la Prima guerra mondiale, ma si potrebbe risalire a molto prima, sono state oggetto degli opposti nazionalismi degli italiani e dei serbo-croati che ne rivendicavano l'appartenenza: il 12 luglio 1920 a Spalato (Split) c'era stato uno scontro a fuoco nel quale erano rimasti uccisi un cittadino slavo e due marinai italiani di una nave alla fonda nel porto; il giorno seguente gli squadristi fascisti a Trieste bruciavano il Narodni Dom, la Casa del popolo slovena, e morì il custode mentre la figlia rimase gravemente ferità. Gli italiani consideravano gli slavi, sloveni e croati, come una “razza inferiore e barbara” da sacrificare alla civilizzazione italiana, come dichiarò Mussolini in un suo discorso a Pola il 20 settembre 1920 (cfr. Foibe e Ricordo ).

Ne seguì la politica fascista di italianizzazione forzata con l'eliminazione di ogni forma di cultura e di insegnamento dello sloveno: nelle scuole slovene furono mandati maestri italiani che non conoscevano la lingua, tutte le associazioni slovene furono sciolte, perfino i preti nelle parrocchie dovevano parlare italiano. E ci fu l'esodo di decine di migliaia di contadini sloveni e croati dalle loro terre, rimpiazzati da italiani fatti arrivare dal Sud d'Italia dal governo fascista.

Poi nel 1942 ci furono l'invasione della Iugoslavia da parte dei Tedeschi e degli Italiani con l'occupazione e l'annessione italiana di Lubiana, i crimini di guerra, la distruzione dei villaggi, la deportazione delle popolazioni, il tristemente famoso campo di concentramento di Arbe (Rab) dove ci furono 2.000 morti.

L'equazione italiani=fascisti non è certamente esatta, ma purtroppo per Trieste e per l'Istria negli anni 1935-1945 è in buona parte vera, e al proposito è significativo questo filmato (di meno di un minuto) sulla venuta a Trieste di Mussolini nell'ottobre del 1938 con la proclamazione delle infami leggi razziali davanti a una piazza Unità straripante di folla entusiasta e inneggiante.

Dopo l'otto settembre, nei pochi giorni fra la scomparsa dell'esercito italiano e l'arrivo dei Tedeschi che si erano annessi Venezia Giulia e Lubiana, in Istria scoppiarono le vendette locali, politiche ma anche private, con l'infoibamento di alcune centinaia di italiani ed efferatezze di ogni genere. Poi la dura repressione tedesca.
Il primo maggio 1945 l'occupazione da parte del IX Corpus di Tito di Trieste e, nei 40 giorni di occupazione, la caccia ai fascisti, ma più in generale a tutti quelli che si presumeva potessero opporsi alle aspirazioni iugoslave di annessione di Trieste e della Venezia Giulia, a partire dal CLN, con la loro uccisione nelle foibe o la deportazione senza ritorno, e qui si parla di parecchie migliaia di persone. Ricordiamo la famigerata foiba di Basovizza, che era in realtà il pozzo di una vecchia miniera, e che qualcuno ancora oggi nega.

la 'foiba' di Basovizza
la "foiba" di Basovizza
foibe, Guarino sul Corriere della Sera
le foibe secondo il triestino Guarino (corsera)

Da questo momento e fino agli anni Cinquanta l'esodo degli italiani dall'Istria, non imposto ma certamente favorito dalle autorità iugoslave. Gli italiani se ne andarono perché non si sentivano più a casa propria, perché non amavano il regime comunista, per patriottismo.
Il ricordo della propria terra perduta è un dolore che non trova mai fine, ed il vedere la propria casa abitata da altra gente, di lingua diversa, adesso che ci si può tornare da turisti, è sconvolgente. Un'esperienza fatta a suo tempo dagli slavi con l'occupazione italiana degli anni Venti e da numerose popolazioni, basti ricordare i molti milioni di tedeschi cacciati dai territori diventati polacchi, dopo lo sconvolgimento della guerra.
Guerra scatenata dai Tedeschi e dagli Italiani: se non ci fosse stata la guerra fascista l'Istria sarebbe ancora italiana e non ci sarebbero stati profughi.
Ma il futuro l'Europa, un'Europa senza frontiere, come gi adesso con la Slovenia dove si passa il confine senza fermarsi ed meraviglioso girarci in bicicletta.

Franco Isman


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  8 febbraio 2013