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Il signor B.
Giacomo Correale Santacroce


Come in altri momenti critici, dopo la condanna definitiva Berlusconi metterà in campo tutti i mezzi di cui può disporre, economici ma soprattutto mediatici, per far prevalere i suoi interessi contro lo stato di diritto e la democrazia. Con la possibilità già sperimentata di averla vinta.

La sua vulgata della storia, costruita alla maniera del grande fratello orwelliano, se non è del tutto dominante è ampiamente martellata e creduta: si parte dalla sua eroica discesa in campo nel '94 contro il comunismo, si descrive il repulisti dei corrotti che infestavano partiti e Parlamento ad opera di Mani Pulite come il complotto di una magistratura di sinistra contro i partiti tradizionali "che hanno fatto il bene dell'Italia", si favoleggia di una ventennale persecuzione giudiziaria contro di lui. E si divulga come opinabile una condanna definitiva, e come naturale la pretesa di una "agibilità politica" nonostante la condanna.

La realtà è ben diversa. In particolare, non è vero che B. sia "sceso in campo" nel '94. In realtà ha trescato con la politica, quella peggiore, da sempre, e soprattutto da quando, complice Craxi negli anni Ottanta, si appropriò del monopolio sulla tv privata nazionale, contro le leggi vigenti che i pretori cercavano di fare rispettare. Da quel momento ha potuto mettere in moto, anche grazie alle sue eccellenti capacità manipolatrici e seduttive, il circuito perverso tra controllo dei mass media e consenso, ben noto ai dittatori di tutto il mondo. 

Le origini della vera storia sono raccontate icasticamente su l'Espresso dell'11 agosto 1990 da Vittorio Feltri, poi diventato un suo fedele servitore.

"Per 14 anni, diconsi 14 anni (quindi addirittura dal 1976! n.d.r.) la Fininvest ha scippato privilegi, complici i partiti, la DC, il PLI, il PRI, e il PC, con la loro stolida inerzia, e il PSI, con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l'altro la perla denominata "decreto Berlusconi", cioè la scappatoia che consente all'intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti per la vergogna".

Uno dei genitori è morto in contumacia, e pace all'anima sua. 
L'altro, altro che vergogna. Ha fatto carriera, prima circondandosi di uno stuolo di azzeccagarbugli, alla maniera di Al Capone, per spuntarla nei processi conseguenti alle sue prepotenze, poi addirittura conquistando la massima carica esecutiva dello Stato, facendosi le leggi secondo i propri interessi (e di altri suoi pari).
Essendosi impadronito della stanza dei bottoni, ha anche rafforzato il suo prepotere mediatico, consolidando il controllo sulla TV privata e mettendo le grinfie anche su quella pubblica. Sdoganando i nostalgici senza pentimento, ha messo in piedi una destra che può essere tranquillamente chiamata monarco-fascista-affarista. Per fortuna ha trovato un argine che negli anni novanta si è chiamato "Ulivo", che però non è riuscito, per sabotaggi interni, a liberarci dalla antica mala pianta nazionale. Ha consentito la tenuta del sistema democratico, ma non l'ha risanato da una malattia cronica.

Grazie al potere mediatico e poi anche politico conquistato, B. è riuscito a farla franca in una ventina di processi, in diversi tribunali, per reati che spaziano dalla corruzione soprattutto di magistrati, alla falsa testimonianza, alla appropriazione indebita, alla frode fiscale, al falso in bilancio, al finanziamento illecito dei partiti, fino alla concussione e alla prostituzione minorile. 
Uscendone assolto solo in quattro casi, e per il resto grazie ad amnistie, depenalizzazioni e prescrizioni.

Ora, però, dopo tanti anni di vittorie spudorate, ha subito una condanna definitiva, guarda un po', per frode fiscale. Proprio come Al Capone (che forse era un po' più sbrigativo come criminale, ma non immaginò mai di diventare Presidente degli Stati Uniti!). E sono in dirittura d'arrivo altri processi che potrebbero seppellirlo definitivamente.

Ma come una belva ferita, è ancora più pericoloso. E sta preparando l'uscita in mare aperto delle sue corazzate mediatiche, convinto di riuscire anche ora, come in passato, a ottenere ciò che vuole in spregio allo stato di diritto ed alla democrazia.

Che fare? Molte cose. Ma, prima di tutto, fare in modo che i suoi elettori conoscano la storia vera, al posto di quella divulgata dal grande fratello. Che imparino che se l'articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo, dice anche che il popolo la esercita nei modi garantiti dalla Costituzione stessa, cioè anche tramite il potere giudiziario. Che lungi dall'essere vittima di una persecuzione giudiziaria, è lui a comportarsi in modo eversivo nei confronti del potere giudiziario, tra l'altro cercando di corrompere i giudici. Che il controllo di gran parte dei mass media da parte di un solo uomo politico genera nel migliore dei casi una democrazia malata, e nel peggiore una dittatura. E che si rendano conto che B. li tratta da sempre come degli immaturi a cui si può dare da bere qualsiasi cosa (come la storia della nipote di Mubarak). 

Però occorre anche far fuori nella sinistra quelli che, contro chi proponeva agli elettori di togliergli la tasse sulla casa, hanno indotto il buon Bersani a divagare sul togliere le macchie a un giaguaro. 

Giacomo Correale Santacroce


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  14 agosto 2013