prima pagina pagina precedente




Quella colonia della memoria
Il singolare destino di una grande costruzione in Val Seriana voluta dal duce nel '33 e diventata nel '45 la casa degli Scampati ai lager
Fabio Isman

Berlusconi alla sede del PD
esercitazioni avanguardisti (in vendita su ebay)

Selvino è un piccolo comune in provincia di Bergamo, su per giù duemila abitanti, su un altipiano della Val Seriana, a mille o quasi metri d'altezza. Forse per questo, durante il ventennio fascista, vi era sorta un'importante colonia. Ci sono ancora le foto: un “padiglione dux”, un “salone del decennale” (evidentemente, della rivoluzione fascista): era scritto così sulle facciate razionaliste. Nelle immagini si vede una lapide, che eterna i “soci perpetui”, cui si deve l'edificio: in testa, c'è Benito Mussolini, con la somma di cinquemila lire; si dice, anzi, che quella colonia l'avesse voluta il duce in persona, per i ragazzi delle «élite» del regime. In facciata, un balcone rotondo: potrebbe essere il lungomare di Rimini, o qualsiasi altra città. 

Quattro piani squadrati; scalinata a tenaglia; i pennoni delle bandiere. Il progetto era di Paolo Vietti-Violi (1882 - 1965), che è stato un importante architetto. C'erano dormitori, un parco di 17 mila metri quadrati, piscina coperta, refettori, un cinema. Chissà quali “sabati fascisti” ha vissuto dal 1933, quando s'inaugura, dopo pochi mesi per costruirla; quanti “figli della lupa” e “balilla” vi si sono avvicendati. 

IL PATRIOTA

Era intitolata a un eroe risorgimentale: Antonio Sciesa, detto spesso, ma erroneamente, Amatore. Quel patriota (a scuola, l'abbiamo studiato tutti), condannato a morte, che viene fatto passare sotto casa, mentre provano a fargli svelare nomi in cambio della salvezza. Però, lui non cede; replica: «Tiremm innanz», «andiamo avanti», «passiamo oltre» in milanese. Perciò, la colonia, una vera e propria piccola città, si chiamava Sciesopoli. Ora, Selvino è ormai cambiata: una funivia la collega al fondovalle, e parecchi turisti approdano nella cittadina prealpina.

L'APPRODO

Ma Sciesopoli è cambiata ancor prima della funivia. Caduto il fascismo, diventa il primo approdo per 800 ragazzi di ogni parte del Continente, scampati ai Lager e alla Shoah. Ci si rifugiano a settembre 1945, e alcuni vi restano anche per tre anni. La vicenda, nei dettagli, non è molto nota. 
A settembre 1945, in due si presentano a Luigi Gorini, famoso chimico, delegato dal Cnl, la giunta partigiana del Nord, a occuparsi dei beni requisiti al passato regime. Raffaele Cantoni, «ebreo anticonformista» lo diceva Sergio Minerbi, presiedeva la Comunità ebraica di Milano. Con lui, Moshé Zeiri, che faceva parte della compagnia del Genio Solel Boneh nell'esercito inglese. I due ottengono dal socialista Gorini, che da docente si era rifiutato di giurare fedeltà al fascismo, la colonia; Zeiri ne diventa il direttore.

Qui, gli 800 ragazzi ricominciano a vivere. Apprendono la lingua ebraica; provano di nuovo a sorridere. Mangiavano in refettorio, con una grande scritta sulla parete: «I giovani sono il futuro del nostro popolo»; loro, il futuro in cui avevano disperato, incominciano a guadagnarselo di nuovo. Sono tutti senza famiglia: i genitori sono un ricordo, sono un infinito rimpianto; l'Olocausto ce l'hanno negli occhi e nella mente. Sciesopoli, ha scritto Aharon Megged nel 1997, diventa «un paradiso a lungo sognato, un castello quasi da fiaba», a fatica escono da un tunnel terribile, e davvero risorgono. Più e meno grandicelli, più o meno piccoli. 
Con il tempo, si organizza la loro partenza. Il viaggio, ancora clandestino, verso Israele che ancora nemmeno esisteva come tale: la Terra promessa, dopo tantissimi secoli dal viaggio di Mosé. 
«I primi clandestini, vengono imbarcati da Genova, già alla fine del 1945», spiega il docente milanese Marco Cavallarin, che ha studiato Sciesopoli e ne ha preso le sorti a cuore. Mussolini avrebbe mai immaginato che la sua colonia, quale contrappasso dantesco, sarebbe divenuta un ricovero per gli orfani ebrei sfuggiti allo sterminio?

IL DECLINO

Berlusconi alla sede del PD Berlusconi alla sede del PD
la colonia oggi - il libro di Aharon Megget

Gli ultimi rifugiati se ne vanno appena a novembre 1948. Di chi è passato da queste parti, cinque muoiono nella prima guerra in Israele: quella d'Indipendenza. In 66, nel 1963, si ritroveranno a Selvino, accolti dalla popolazione e dal sindaco. Intanto, il luogo diventa un centro per i bambini disagiati; dura fino al 1984. Poi, il completo abbandono. Nel 1983, era stata posta una lapide, a ricordo di questa «seconda vita» dell'ex colonia: sparita da tempo. Qualche tempo fa, a Sciesopoli è tornata Miriam, che vi è stata concepita, per poi nascere a Cipro. 
I suoi, scampati dalla Polonia, si erano conosciuti in un campo profughi del Piemonte: erano stati mandati a Selvino, a prendersi cura dei bambini; nel 1947, Miriam è nata; oggi vive a Ithaca, nello stato di New York, Usa. Stentava a credere a quel che vedeva: solo devastazione. Un dolore profondo. Sciesopoli l'ha comperata una importante società immobiliare, che sta cercando di venderla. 

IL VINCOLO

C'è un vincolo ambientale, richiesto dalla città. Miriam, in Israele, ha cercato alleanze, per redigere un piano di salvataggio. E Marco Cavallarin ha promosso un appello, già firmato da oltre duemila persone: anche gente importante. Forse, nel Giorno della Memoria bisognerebbe far sì che quella di Selvino non si spenga; magari che nasca un vero e proprio Memoriale, da dedicare a quei ragazzi scampati qui da una fine orrenda.

Fabio Isman
su il Messaggero

Condividi su Facebook Condividi su Facebook
Segnala su Twitter


EVENTUALI COMMENTI
lettere@arengario.net

Commenti anonimi non saranno pubblicati


in su pagina precedente

  27 gennaio 2014