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Ucraina e Crimea
Franco Isman

Ucraina e Crimea
Le percentuali si riferiscono alla popolazione di lingua russa nelle diverse zone (Vikipedia).

L'Ucraina, repubblica indipendente dal 1991 dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, è il secondo stato più grande d'Europa dopo la Russia: grande il doppio dell'Italia (603.628 km² contro 301.340 km²), ha una popolazione un po' inferiore (45,888 milioni di abitanti contro 59,901) e conseguentemente una densità di 77 persone per km² contro 199.

La situazione politica è molto ingarbugliata e chi vuole documentarsi trova tutto quello che vuole su Vikipedia. Una cosa è molto facile: raccontare la situazione come più fa comodo, ed è quello che fanno spesso i media, a seconda della loro appartenenza politica.
L'Ucraina sotto la dittatura di Stalin ha subito la collettivazione delle terre agricole che ha portato ad una carestia spaventosa, il terribile holodomor con molti milioni di morti e, nel 1944, la deportazione dell'intera popolazione dei tatari di Crimea (200.000 persone), come forma di punizione per aver combattuto a fianco del Terzo Reich, ma nelle analisi della situazione attuale e delle possibili soluzioni non si può che partire dallo status quo.

La popolazione è divisa quasi esattamente a metà fra quella di lingua ucraina e quella di lingua russa ma il russo non ha alcun riconoscimento ufficiale, anzi Ŕ in atto una politica di contrasto.
La parte occidentale e quella centrale del paese, con la capitale Kiev, ha una popolazione prevalentemente di lingua ucraina e in gran parte anti russa e favorevole ad una integrazione con l'Europa.
La zona sud orientale, comprendente la penisola di Crimea, più o meno equivalente, ha invece popolazione a netta prevalenza russofona ed amica della grande madre Russia; infine vi è la zona Nordest in cui le due lingue si equilibrano. Ed alla lingua, come già detto, è legata in gran parte l'appartenenza politica.

Alla sua nascita l'Ucraina si ritrovò a controllare circa 5.000 testate nucleari tra armi strategiche e tattiche della ex Unione Sovietica, il terzo arsenale nucleare mondiale dopo Russia e Stati Uniti, molto saggiamente scelse la denuclearizzazione ed entro il giugno del 1996 tutte le armi nucleari (ed i loro vettori) furono smantellate o trasferite in Russia (da Vikipedia).

Per quanto riguarda invece la flotta del Mar Nero con base a Sebastopoli, nella penisola di Crimea, oggi repubblica autonoma dell'Ucraina, dopo tensioni fra Russia e Ucraina, nel 1997 venne suddivisa fra le due nazioni, rimanendo per la maggior parte alla Russia, che ne aveva sempre mantenuto il controllo. Anche gran parte delle basi fu ceduta dall'Ucraina alla Russia fino al 2017, termine poi prorogato al 2047. Proprio per questo la città di Sebastopoli e il suo hinterland, con una popolazione di 379.000 abitanti, gode di uno statuto di municipalità speciale nell'ambito della repubblica autonoma. E' davvero imperialismo difendere un diritto acquisito ?

Ucraina e Crimea
Gerolamo Induno - la battaglia della Cernaia

La storia della Crimea è molto antica: strappata definitivamente dalla Russia zarista all'impero ottomano nel 1783, negli anni 1854-1856 fu teatro di una guerra sanguinosa fra la Russia ed una coalizione di Turchia, Francia e Gran Bretagna cui volle partecipare anche il regno di Sardegna di Camillo Benso Cavour con un corpo di 15.000 uomini comandati dal generale Alfonso Lamarmora, “l'inventore” dei bersaglieri.
A Sebastopoli nel novembre 1905 nacque il primo soviet congiunto di marinai e operai (e nella vicina Odessa è la famosa scalinata Potemkin).
Nel 1921 fu istituita la Repubblica autonoma Socialista Sovietica di Crimea ma questa venne incorporata all'Ucraina nel 1954 per volere dell'ucraino Nikita Kruscev.
Nel febbraio 1944 a Yalta si tenne la famosa conferenza fra gli ormai sicuri vincitori della guerra contro la Germania hitleriana Roosvelt, Stalin e Churchill in cui, secondo la vulgata corrente, questi si spartirono l'Europa in sfere di influenza.

Ha scritto Romano Prodi sul New York Times di dieci giorni fa (ma 10 giorni sono un'enormità):
“Per salvare l'Ucraina, il governo e l'opposizione allo stesso modo devono fare la scelta difficile ma necessaria di scendere a compromessi e riconciliarsi. I leader europei dovrebbero pianificare immediatamente colloqui diretti con il presidente russo Vladimir V. Putin e con i suoi alti funzionari per trovare una soluzione temporanea per fermare lo spargimento di sangue e un piano a lungo termine che possa consentire agli ucraini di decidere il loro destino politico in modo pacifico e democratico.”

E' ben vero che i popoli hanno diritto all'autodeterminazione, ma non si deve dimenticare che il presidente Yanukovic (filo russo), certamente non un grande democratico, testé scacciato con la forza, era stato eletto a larga maggioranza dagli ucraini e nessuno ne contestò l'elezione quando sconfisse Viktor Yushenko (filo occidentale).

D'altra parte vedere i dimostranti che facevano le barricate, e morivano, per l'idea dell'Europa, quando qui da noi ormai tanti la contestano, al di là della conoscenza effettiva dei fatti, era davvero coinvolgente. Ma la piazza è in larga parte nelle mani di estremisti e la sua vittoria prelude a rese dei conti fra abitanti russi ed ucraini che potranno assumere contorni spaventosi e comportare esodi biblici.

Il piano di lunga data e davvero poco saggio degli Stati Uniti era quello di assorbire l'Ucraina nell'Occidente con la sua entrata nell'Unione europea prima e nella NATO poi, e tutta la politica americana ha spinto in questo senso.

A tutt'oggi l'intervento russo si è limitato a rinforzare le guarnigioni a difesa delle basi a Sebastopoli con forse qualche azione di “difesa preventiva” nei confronti degli ucraini. L'Ucraina, l'Occidente ed anche l'ONU denunciano l'aggressione russa e l'Ucraina mobilita l'esercito.
Ma la guerra per fortuna non si farà, perché, a parte la sproporzione dei mezzi, l'eventuale invasione del Sud dell'Ucraina, di lingua e sentimenti russi, da parte della Russia sarebbe una passeggiata da “liberatori” e non da occupanti e la conseguenza sarebbe un frazionamento in due parti dell'Ucraina.
La situazione economica è in questo momento gravissima, con le pensioni bloccate, l'impossibilitÓ per gli ucraini all'estero di inviare soldi ed i prezzi, almeno in alcune regioni, aumentati di due o addirittura tre volte.
Sono necessarie soluzioni di compromesso, come dice Romano Prodi, soluzioni che non comportino il ribaltamento delle alleanze, altrimenti si potrebbe pensare alla separazione della sola Crimea che, non dimentichiamo, era indipendente fino al 1954 ed è in larghissima misura di lingua e sentimenti russi.

Franco Isman

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  2 marzo 2014 agg. 3 marzo