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EL SPECIO

Deflazione e crescita:
il turismo trascurato
Furio Finzi

Pompei

Nonostante il parere dei più dotti economisti, non c'è scritto in nessuna bibbia che la deflazione sia nemica della crescita. Basta intendersi su cosa s'intende per crescita.
L'inflazione comporta sviluppo della produzione, il proliferare di corruzione e sprechi, ed indulge a facili promesse elettorali (che poi non vengono mantenute). Anche chi rifugge dall'idea di uno Stato etico, dovrebbe però condividere il principio che istruzione, cultura, senso civico e sobrietà costituiscono i cardini sui quali dovrebbe imperniarsi una società che si sia infine liberata dai consumi irresponsabili che nulla aggiungono alle esigenze primarie di quel cittadino che voglia considerarsi libero e consapevole. Con la deflazione non hanno nulla a che vedere.
La crescita non si misura dunque sulla sola acquisizione di nuovi prodotti materiali, ma anche sul raggiungimento di più elevati standard di cooperazione e solidarietà; può essere che la deflazione non ne costituisca un ostacolo, ma addirittura uno stimolo. Deflazione può significare nuovi equilibri all'interno delle nostre comunità, con l'affermazione di valori oggi negletti: emancipazione dell'individuo, abbandono di modelli esteriori e superficiali di soddisfazioni materiali, nuova spiritualità, affermazione degli ideali al posto delle compromissioni e degli opportunismi, partecipazione democratica, coscienza civile più affermata ed evoluta.

Nel caso dell'Italia, abbiamo ereditato un capitale unico al mondo da utilizzare senza bisogno di accumuli per ulteriori crescite: quello dei nostri beni paesaggistici, museali, storici e culturali.
Spesso ci vergogniamo del caos di come essi vengono custoditi, presentati ed offerti al turismo internazionale. Sono giacimenti che attendono di venire pubblicizzati mediante un "sistema Italia" che preveda un miglioramento della rete delle connessioni (fisiche ed informatiche) e di una seria programmazione a lungo termine. Non siamo stati capaci di organizzare finora un'adeguata, civile e diffusa cultura della conservazione e dell'accoglienza turistica.

Se instraderemo i nostri giovani alla comprensione che il futuro economico del nostro Paese è riposto in buon parte nella valorizzazione di questo importante segmento del nostro patrimonio, avremo compiuto un'opera meritoria per fare dell'Italia quel "giardino d'Europa" che tutto il mondo si meraviglia di trovare trascurato, e che desidererebbe visitare se si presentasse in normali condizioni.
Macroeconomia, sviluppo industriale, inflazione e deflazione in questo caso c'entrano ben poco.

Furio Finzi

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  25 giugno 2014