prima pagina pagina precedente



Appunti per la Sinistra che verrà
Umberto De Pace


Che ci sia un sentimento diffuso, un'esigenza sentita, diciamo pure una necessità per molti di una nuova rappresentanza politica e istituzionale, è fuor di dubbio. Sono anni oramai che una parte, più o meno consistente, di cittadini di questo paese è priva di essa. Non solo, questi cittadini sono, se non determinati, quanto meno disponibili all'ascolto, alla discussione, al prendere in considerazione nuove idee e proposte che le permettano di tornare ad essere protagonisti convinti e partecipi, fosse anche solo con il voto, della democrazia nel nostro paese. Un voto che, in questi ultimi anni, per molti è costato parecchia fatica poterlo esprimere, per altri è stato un momento di rifiuto, per altri ancora di patita indifferenza.

Consapevoli che la democrazia non può permettersi il lusso di fondarsi sulle scelte di pochi ma necessita della partecipazione, la più ampia possibile, per mantenersi viva e sana, per questi uomini e queste donne è giunto il momento di voltare pagina, dando una svolta a questa deriva che li vuole disillusi e senza prospettive future. I soggetti ci sono, rappresentano nella sua complessità la società odierna – con tutte le differenze di sesso, di razza, di lingua, di religione, di condizioni personali e sociali, di età che la caratterizzano – ed hanno un legame fra di loro. Un legame rappresentato da un comune sentire nei confronti della vita passata e presente e con una forte tensione verso il futuro. I soggetti ci sono e con loro, principi e valori che traggono linfa dalla storia dell'umanità intera ogni qualvolta vi si trova in essa un anelito di libertà e giustizia sociale, di uguaglianza e di solidarietà, di lotta per la difesa dei più deboli. Sono coscienti e orgogliosi della propria identità ma, al contempo, rigettano qualsiasi astiosa lega campanilistica o deriva nazionalistica; guardano, con i piedi ben saldi nei territori in cui vivono, al mondo e alle sue genti verso cui mantengono la mente e il cuore aperti. La loro disponibilità e solidarietà non è mai segno di debolezza, al contrario esprime sicurezza nella propria identità e determinazione nel salvaguardare le proprie conquiste di libertà e diritti, pronti a condividerli con l'umanità intera. I loro principi e valori trovano espressione e il massimo riconoscimento nella Carta Costituzionale. Non mancano idee, progetti, capacità, intelligenze, energie che questi soggetti impegnano quotidianamente nel loro lavoro e, molti di loro, anche nelle attività sociali e culturali, svolte nei quartieri, nelle città, nei territori in cui vivono.

Ciò che è mancato, e ciò che manca tuttora, sono uomini e donne, che abbiano la volontà e la capacità di rappresentare questi soggetti e queste forze, dandogli dignità e visibilità all'interno delle istituzioni di questo paese. Quando dicono che manca questa rappresentanza si riferiscono all'attuale panorama politico del nostro paese, nel quale non trova corrispondenza il loro comune sentire, né le loro aspirazione, né tanto meno i loro sogni. Non parlano in termini astratti, la loro domanda è: quando in questo paese la Sinistra troverà una sua forma di rappresentanza? E' una domanda esplicita, chiara, semplice nella sua forma: non parlano di centrosinistra, della mia o della sua sinistra, non citano una sinistra moderata, di classe o radicale, comunista, anarchica, socialista o ambientalista. Parlano della Sinistra, che è un po' di tutto ciò ma anche di tanto altro ancora; parlano di una comunità che non può essere circoscritta in quei singoli ambiti ristretti, né può essere compresa utilizzando strumenti di lettura e linguaggi obsoleti. Il loro non è un problema identitario, né ideologico; è più semplicemente l'affermazione di un diritto, quello di rappresentanza delle proprie idee e aspirazioni e l'adempimento di un dovere, che sentono forte nei confronti della società e del mondo in cui vivono: il dovere di contribuire al suo sviluppo e al contempo alla sua tutela, alla sua trasformazione e alla sua cura, alla sua bellezza e alla sua felicità. Questa loro esigenza non nasce dalla volontà di essere contro qualcuno o qualcosa d'altro, ma dalla consapevolezza che occorre dapprima avere ben chiare le proprie ragioni e aspirazioni per potersi confrontare e misurare con altri che la pensino diversamente. E che queste loro ragioni e aspirazioni siano rappresentate da un classe politica adeguata. Cosa che ora non è.

Può sembrare un azzardo il loro. Le vicissitudini di un recente passato, per non parlare di quello remoto, non depongono a favore di una tale aspirazione: divisioni, incomprensioni, inettitudini, ignavia, protervia, cecità, particolarismi, leaderismi; la lista è indubbiamente lunga e penosa e non è detto che la “crisi economica più lunga della storia” sia sufficiente a far metter da parte ai più le “proprie ragioni”, concentrandosi nel far emergere le “comuni ragioni”. Può essere un azzardo ma ciò non impedisce a questi uomini e queste donne di provarci, ancora una volta. Perché la speranza non può essere sopita, il desiderio negato, le proprie ragioni e aspirazioni tradite. Perché loro guardano al futuro. Non solo, lo stanno costruendo giorno, dopo giorno. Non hanno mai smesso di farlo.

Umberto De Pace


Condividi su Facebook Condividi su Facebook
Segnala su Twitter


EVENTUALI COMMENTI
lettere@arengario.net

Commenti anonimi non saranno pubblicati


in su pagina precedente

  14 dicembre 2014