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Terrorismo a Parigi
Franco Isman



Dpo il minuto di silenzio il canto della Marsigliese partito spontaneo ed hanno cantato indistintamente tutti i deputati.

Perché proprio Parigi ?

La Francia appoggia Israele, appoggia la politica di Israele, non batte ciglio sulle spaventose stragi commesse da Israele, in particolare prima e durante le due più recenti occupazioni di Gaza:
1300 palestinesi uccisi nell'operazione “Piombo fuso” del 2009 a fronte di 13 militari israeliani di cui 5 uccisi da fuoco amico;
2139 palestinesi uccisi, di cui oltre 490 bambini nell'operazione “Margine protettivo” del luglio 2014 a fronte di 64 militari e 9 civili israeliani (AMNESTY INTERNATIONAL ).
Ma la stessa cosa vale anche per le altre nazioni europee, Italia compresa.
In Francia però vi è la più grande comunità ebraica d'Europa, dopo che la Shoah ha distrutto quella polacca e quella tedesca, 500-600mila persone; la Francia è militarmente impegnata in Mali e nella Repubblica centrafricana e partecipa ai bombardamenti contro l'Isis.
I due attentati, quello al settimanale satirico Charlie Hebdo con 12 morti ammazzati, l'intera redazione, e quello al negozio kasher con quattro, seppure abbiano la stessa matrice del fondamentalismo islamico ed un collegamento dichiarato dall'autore del secondo, hanno motivazioni diverse.

La strage di Charlie Hebdo.

E' quella che ha fatto più impressione: per il numero di morti ammazzati, per la loro notorietà, per le modalità da commando dell'assalto, per la spietatezza degli autori con l'uccisione del poliziotto ferito a terra, perché rappresenta un attentato contro la libertà di stampa, per essere stato commesso proprio a Parigi patria della Rivoluzione francese e da due magrebini nati e vissuti in Francia, da due francesi.
Condanna pressoché unanime ma con alcune voci di dissenso soprattutto in Gran Bretagna e nei Paesi nordici: “se la sono cercata”…
Non bisogna dimenticare infatti la fatwa lanciata nel 1989 da Khomeini contro Salman Rushdie reo di aver scritto “I versetti satanici” considerati blasfemi, che da allora vive sotto scorta, e quella contro il regista Theo Van Gogh assassinato nel 2004 ad Amsterdam per il suo cortometraggio “Submission”, uno dei possibili modi di tradurre “Islam”.

vignette di Charlie Hebdo

Chi scrive è stato educato al rispetto delle credenze religiose degli altri, in Italia la bestemmia è considerata reato, e le vignette di Charlie sono oggettivamente insultanti nei confronti di Maometto, ma anche del papa, e comunque di pessimo gusto.
La libertà di stampa è per noi un principio irrinunciabile, purché non vada contro la legge e la decenza, e per la legge francese quelle caricature non rappresentavano un reato.
Ma era giusto pubblicarle pur sapendo che molti le consideravano blasfeme ?
Non tutto è chiaro della dinamica dell'attentato e di quanto avvenuto dopo: l'incredibile dimenticanza della carta di identità in primo luogo, l'uccisione anziché la cattura dei due terroristi, e i complottisti impazzano.


video cancellato da youtube! Ne abbiamo trovato un altro...



Certo che il nuovo video, presentato dai telegiornali della sera di ieri, in cui si vedono i terroristi che salgono in macchina con assoluta calma, anzi perdendo tempo, poi una macchina della polizia che blocca completamente la via di fuga, i terroristi che scendono di macchina e sparano (senza colpire i poliziotti) e la polizia che fa precipitosamente marcia indietro e sgombera la strada, consente solamente due spiegazioni: una terribile paura dei poliziotti (?!) o ordini superiori di lasciar andar via gli sparatori.

La strage nel negozio kasher

E' questo l'attentato più grave, a parere di chi scrive.
Perché un assalto come quello a Charlie Hebdo non ha motivo di ripetersi, mentre l'antisemitismo in Francia, e non solo in Francia, è in continua crescita. Antisemitismo che prima del 2000 aveva quasi sempre matrice di destra, mentre dopo è diventato appannaggio del fondamentalismo islamico, con un evidente collegamento con la politica di Israele (vedasi p.e. osservatorio antisemitismo).
Nel 2000 c'è stata l'uccisione di Sebastien Selam, nel 2006 il rapimento, i venti giorni di torture e l'uccisione di Ilam Halimi, il 19 marzo 2012 l'assalto alla scuola ebraica di Tolosa con l'uccisione di 3 bambini e un insegnante. E il terrorista del negozio kasher aveva in animo di assalire un asilo e vi aveva rinunciato in quanto era presidiato. Gli ebrei francesi usano portare la kippah (lo zucchetto degli ebrei osservanti) ma ormai se ne astengono in molte parti della città e nella metropolitana per il pericolo di aggressioni. E molti emigrano in Israele: secondo la Jewish Agency israeliana sono stai 1900 nel 2012, 3400 nel 2013, 7086 nel 2014. Netanyau nella sua visita alla comunità ha incoraggiato questa aliyah, questo “ritorno” in Israele molto utile per controbilanciare almeno in parte lo sviluppo demografico degli arabi israeliani rispetto a quello degli ebrei.

La spaventevole politica del governo Netanyau veniva addebitata a tutto il popolo israeliano e addirittura a tutti gli ebrei: una più che giustificata opposizione politica si trasformava così in razzismo.

Ma quello che era ingiusto e ingiustificato lo sta diventando molto meno in quanto, purtroppo, i lunghi anni del governo Netanyau (1996-1999 e 2009-2015) hanno spostato nettamente a destra l'asse della politica e della opinione pubblica israeliane.
Ormai in Israele soltanto una piccola frazione vorrebbe che si arrivasse a “uno stato per un popolo”, cioè uno stato laico in cui palestinesi ed ebrei convivano pacificamente, assolutamente utopistico, ma non si accetta nemmeno più la soluzione di “due stati per due popoli”, base di tutte le trattative del passato e di qualsiasi speranza di pace.
Ormai si vuole arrivare ad “uno stato per un popolo”, il popolo è naturalmente il Popolo Eletto, e gli arabi che vadano ad accamparsi nel deserto. Chi non è d'accordo con questo obiettivo è considerato un traditore, il giornalista Gideon Levy è l'uomo più odiato di Israele.
Ma questo è esattamente quello che vuole Hamas, a parti invertite: tutta la Palestina deve essere dei palestinesi e gli ebrei che se ne tornino da dove sono venuti.

Da questo obiettivo di Israele deriva il persistere della politica degli insediamenti, addirittura nella parte araba di Gerusalemme, che esclude qualsiasi possibilità di accordo, e derivano le invasioni di Gaza del 2009 e del 2014 con le terribili stragi di palestinesi.
“Un popolo che ha avuto 6 milioni di morti nelle camere a gas non è più disposto a farsi ammazzare da chi anziché fare politica urla dio è grande” ha scritto un amico in un dibattito, e questo probabilmente spiega l'acritica adesione, sempre e comunque, alla politica di Israele e l'identificazione con Israele, della grande maggioranza degli ebrei, italiani e non solo, con l'incapacità di vedere le aberrazioni alle quali Israele è arrivato, prendendo per buone le assurde e contrastanti giustificazioni volta volta addotte.

Israele ha un governo di destra estrema appoggiato dagli integralisti religiosi, Israele è diventato uno stato razzista, il comportamento di Tsahal, il suo leggendario esercito, ai posti di blocco con le volute angherie nei confronti dei palestinesi, è indegno.
Ma vergognoso e assurdo è paragonare ciò con la Shoah, con lo sterminio programmato e scientificamente realizzato di un popolo nel paese forse più evoluto dell'Europa di allora, come spesso fanno qui da noi molti oppositori di sinistra.

Le colpe dell'Occidente

Considerata l'incapacità delle parti di arrivare ad un accordo sono gli alleati di Israele, gli amici di Israele, che dovrebbero imporre di riprendere le trattative da dove erano arrivate, con l'obiettivo della conferma di uno stato palestinese e il reciproco riconoscimento del diritto di vivere in pace entro confini riconosciuti. L'interlocutore palestinese moderato esiste e gli Stati Uniti sono in grado di imporre a Israele di cessare immediatamente la realizzazione di nuovi insediamenti e di sedere al tavolo delle trattative.
Dare sempre e comunque appoggio a Israele anche quando compie azioni a dir poco inaccettabili è assolutamente sbagliato, come è stato sbagliato accogliere nella sfilata dei capi di governo contro il terrorismo il terrorista Netanyau.

Handala di Naji al-Ali

Tra l'altro l'eliminazione delle voci critiche dei vignettisti, talvolta una vignetta vale un editoriale, era già avvenuta in passato quando nel 1987 il Mossad israeliano (servizi segreti) uccise a Londra Naji al-Ali, il creatore di Handala, un bimbo palestinese, non era stata raggiunta la prova del coinvolgimento del Mossad ma la cosa era così certa che la Tacher espulse per rappresaglia tre diplomatici israeliani.

Franco Isman


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  14.01.2015