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Una legge non ancora in vigore
Una legge liberticida
Franco Isman

Renzi

Oggi il Presidente della Repubblica ha firmato la legge elettorale con evidente mal di pancia segnalato anche dal fatto di non averla firmata immediatamente come quasi tutti si aspettavano. Avrebbe potuto e dovuto rinviarla alla Camera se avesse avuto dubbi sulla sua costituzionalità, ed è difficile pensare che non li avesse dato che questa legge presenta problemi costituzionali analoghi a quelli per i quali era stato bocciato dalla Corte, giudice Mattarella compreso, il Porcellum.
Non ci sarebbero stati problemi reali per il governo in quanto è evidente che alla Camera la stessa maggioranza avrebbe confermato il suo voto, e a quel punto il Presidente avrebbe avuto l'obbligo di controfirmarla. Sarebbe stato uno schiaffo a Renzi ma Mattarella si sarebbe salvato l'anima.

L'applicazione delle nuove norme è prevista soltanto a partire dal primo luglio 2016, subordinatamente alle modifiche costituzionali relative al Senato.
Altro che “entrata in vigore” come tutti i giornali titolano da due giorni: se le elezioni avvenissero domani, si voterebbe per la Camera con il vecchio Mattarellum, che ritorna in vigore stante la bocciatura del Porcellum, e per i Senato con le vecchie modalità.

Ma veniamo al discorso fondamentale di cui non ci si vuole rendere conto, oppure si preferisce fare gli struzzi ed ignorare l'enorme problema.
La legge prevede un premio di maggioranza altissimo e cioè che al primo partito, non alla eventuale coalizione, al singolo partito, vengano assegnati 340 seggi su 640 (54%). Questo immediatamente se il primo partito raggiunge il 40 per cento dei voti espressi e dopo una votazione di ballottaggio fra i primi due partiti se questa soglia non viene raggiunta.
La famosa Legge Truffa del 1953, mai entrata in funzione, prevedeva un premio di maggioranza del 65% ma per il partito che avesse raggiunto il 50 % dei voti, il 15% in pił e senza alcun ballottaggio successivo.

Secondo l'ultimo sondaggio fatto effettuare dal telegiornale di La 7, nel “sondaggio del lunedì” del 4 maggio, queste erano le intenzioni di voto degli italiani:
   - astensioni
   - PD
   - Cinque Stelle
   - Lega
   - Forza Italia
   - Fratelli d'Italia-AN
   - SEL
   - NCD-UDC
   - Altri 2,1 %
50,0 %
34,8 %
23,1 %
14,8 %
11,8 %
  4,8 %
  4,1 %
  3,3 %
  2,1 %

Con queste percentuali, e votando con le modalità previste dall'Italicum, si andrebbe al ballottaggio fra PD e Cinque Stelle e presumibilmente, ma non è affatto certo, vincerebbe il PD.
Il PD avrebbe il 54% dei deputati con il 34% dei voti iniziali cioè, tenendo conto del 50% delle astensioni, con il voto del 17% degli italiani. Dato il sistema dei capilista bloccati quasi tutti questi deputati sarebbero uomini di fiducia del segretario del partito.

Il Segretario Presidente (le maiuscole diventano d'obbligo), con una sola Camera che esprime la fiducia e legifera, e con una schiacciante maggioranza di sue creature, sarà in grado di far approvare tutte le leggi che desidera, di modificare la Costituzione, di nominare il Presidente della Repubblica.
Ma non è poi così sicuro che il PD vinca: al ballottaggio è anche possibile che le minoranze si coalizzino in funzione anti Renzi e che i loro voti, Lega in primis, confluiscano con quelli di Cinque Stelle; ed allora, con il 25% di voti iniziali, avremo un Grillo presidente del consiglio e, un po' più avanti, il riccioluto Casaleggio Presidente della Repubblica.

Che un partito che si dichiara di sinistra crei tutti i presupposti per una futura dittatura è davvero incredibile. Tra l'ingovernabilità attuale e questa legge liberticida c'erano certamente altre possibilità

Franco Isman

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Armando Pioltelli su Facebook
7 maggio alle ore 23.40

la legge ACERBO non prevedeva il ballottaggio, ti sei già dimenticato di BERTINOTTI e TURIGLIATTO



Giuseppe Pizzi
Fri, 8 May 2015 14:07:15

Forse non è neanche il premio di maggioranza l'aspetto più gravemente negativo dell'Italicum. Mi disturba e preoccupa molto di più la sua implicita introduzione del presidenzialismo che vanifica il ruolo del parlamento e umilia il potere di designazione del capo dello Stato. La natura parlamentare della Repubblica viene negata e l'essenza stessa della Costituzione stravolta. Dicono che è comunque meglio del Porcellum, sarà anche vero ma certo non si sono dannati a modificarlo, giusto il minimo sindacale. Insomma, se non è zuppa è pan bagnato. Vedremo che cosa ne dirà la Corte Costituzionale.


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  6 maggio 2015