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Le ragioni di Renzi e dei renziani
Franco Isman

Renzi

Il 3 maggio scorso, riferendosi all'Italia, Renzi ha urlato “E LA CAMBIEREMO” con un tono di voce talmente simile al “E VICEREMO” di mussoliniana memoria da far venire i brividi per la schiena.
Eppure ha ragione.
L'Italia e gli italiani, per difetti atavici e per lo sfacelo prima di tutto morale portato da vent'anni di berlusconismo, hanno assoluto bisogni di essere riformati. E se per la ricostruzione morale di un popolo di “furbi”, di egoisti, di evasori, di individualisti asociali, ci vorrà una generazione, qualcosa deve assolutamente essere fatto per por fine all'inefficienza della macchina dello stato ed almeno alle più macroscopiche distorsioni.

Deve essere fatto e nei tempi più brevi, anche per contrastare l'ormai dilagante sfiducia di una gran parte della popolazione verso la politica identificata tout court con la corruzione, i privilegi e l'inefficienza. Il 50% di astensionismo ed il 23,1% di voti ai Cinque Stelle (secondo gli ultimi sondaggi di La 7) hanno esattamente questo significato. Anche il 14,8% accreditato alla Lega vuol dire in parte la stessa cosa, seppur intrecciata con le paure e le resistenze nei confronti dell'immigrazione.

Renzi ha il merito di averlo immediatamente capito, ed il “patto del Nazareno” con Berlusconi del gennaio 2014 aveva precisamente lo scopo di ottenere l'appoggio di questo all'approvazione delle riforme. Alcune clausole, come in particolare i deputati scelti dall'alto e non con le preferenze erano un prezzo pagato a Berlusconi ed era sbagliato e ingeneroso farne una colpa a Renzi e pretenderne la modifica. Anche il premio di maggioranza abnorme aveva la stessa origine e non è da escludere un machiavellico calcolo di Renzi che avrebbe contato su una successiva rettifica imposta dalla Corte costituzionale.

Su una modifica in particolare erano tutti d'accordo, almeno nella sua articolazione principale: eliminare il doppione rappresentato da due Camere, elette con sistemi diversi e quindi non necessariamente omogenee come maggioranze, assolutamente equivalenti e con gli stessi compiti. Lasciare soltanto alla Camera dei deputati la funzione legislativa, senza i defatiganti rimpalli fra l'una e l'altra Camera per modifiche alle leggi anche di pochissima rilevanza e, soprattutto, il compito di dare o togliere la fiducia al governo. Modifica di importanza fondamentale per l'efficienza del governo e per la sua stabilità.

Decaduto o ripudiato il patto del Nazareno, Renzi avrebbe potuto e dovuto rivedere tutta la politica da questo derivante, invece l'Italicum testé approvato, non tenendo assolutamente in considerazione l'opinione di una larga fetta del suo stesso partito, accentua la pericolosità già insita nell'accordo originario.
Infatti senza ulteriori garanzie costituzionali, di cui nessuno parla, lascia in balia di una minoranza anche piccola, anzi del capo di questa minoranza, che conquista la maggioranza assoluta alla Camera attraverso premio di maggioranza e ballottaggio, non soltanto di fare tutte le leggi che vuole ma anche di fare qualsiasi modifica costituzionale ed in pratica di nominare il Presidente della Repubblica. Una legge pericolosissima per la democrazia, meno peggio della Legge Acerbi voluta da Mussolini negli anni Venti, ma sulla stessa scia.

Abbiamo già scritto che è veramente incredibile che un partito che si dichiara di sinistra crei tutti i presupposti per una futura dittatura.

Si è ancora in tempo a rimediare, ma l'impressione è che non ci siano idee chiare né volontà politica da parte del partito di maggioranza e men che meno di Renzi.
Nelle future modifiche costituzionali sarebbe indispensabile aggiornare gli articoli 83, 135 e 138 che regolamentano le modalità di modifica della Costituzione, la Corte costituzionale e l'elezione del Presidente della Repubblica in modo da rendere questi organi non asservibili alla maggioranza della Camera che, ripetiamolo ancora una volta, non rappresenta la maggioranza degli elettori ma una percentuale molto più bassa.

Franco Isman


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  09.05.2015