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L'EUROPA CHE NON C'È
Tragedia europea
Umberto De Pace


Tutti ci auguravamo che la trattativa con la Grecia potesse finire in altro modo ma così non è stato.

La prima riflessione che mi viene da fare è la straordinaria assenza di una posizione comune da parte di quelle che una volta chiamavamo forze progressiste, democratiche e di sinistra nell'affrontare quello che a detta di tutti, al di là dell'apparenza “contabile” e “monetaria”, è un questione prettamente politica.

La seconda riguarda gli studi, le analisi e le proposte che da anni provengono da autorevoli economisti dove al centro vi è una critica netta e senza sconti alla fallimentare politica economica portata avanti dall'Unione Europea, dalla Bce e dal Fmi, dove gli unici apprezzamenti sono per le decisioni prese ultimamente dalla Bce sotto la guida di Draghi.

La terza riflessione è in merito alla surreale situazione venutasi a creare con un paese membro dell'Unione Europea che sia pur portatore di una visione diversa dell'Europa – condivisibile o meno che sia – è determinato a restare al suo interno sia politicamente che monetariamente quando, lo sappiamo e lo temiamo in molti, in Europa da anni sta montando una lenta ma inesorabile marea di movimenti, partiti, leader politici che vogliono uscire dall'euro, fomentare la xenofobia e il razzismo, ricostruire una Europa basata sui nazionalismi se non addirittura egoistici localismi.

La quarta è in merito al Fmi che un'Europa con un propria dignità e identità non avrebbe mai dovuto far entrare nei suoi “confini” (altro che immigrati) e che avendolo purtroppo fatto si dovrebbe preoccupare oggi di allontanarlo il prima possibile, visti i danni fatti dal Fmi in giro per il mondo e, nei migliori dei casi, mai seguiti da scuse o da un rimborso delle proprie vittime.

La quinta ed ultima riflessione riguarda infine la messa in scena in questi giorni della tragedia europea con la drammatizzazione degli eventi e la rappresentazione in diretta da parte dei singoli attori delle proprie presunte o vere ragioni. In realtà quello che rimane comunque un dramma – in entrambi i suoi significati – ci dice semplicemente che la trattativa politica fino ad oggi non ha saputo dare una risposta al problema e che quindi occorreva una svolta decisiva atta a sbloccare una situazione deleteria per tutti e in particolar modo per il provato popolo Greco; la scelta del referendum, all'apparenza ambigua o inopportuna, sicuramente rischiosa, potrebbe esserne lo strumento. Ma tertium non datur e soprattutto l'esito che scaturirà dalle urne non avrà lo stesso peso. Non è in gioco l'euro o la dracma come ha twittato superficialmente il nostro premier Renzi, né l'uscita dall'Europa, quanto piuttosto il suo futuro. L'Europa può continuare a far finta di andare avanti non muovendosi, come sta facendo oggi, oppure può cercare di dare una svolta al proprio futuro. Fare questo, ripartendo dalla Grecia, culla primordiale della propria civiltà, non sarebbe una sconfitta per nessuno ma un buon auspicio per tutti.
Questa è la scelta che il popolo greco dovrà fare domenica anche per noi ed è per questo che non vi sono alternative a un NO che costringerà tutti a ritornare al tavolo delle trattive, imponendogli di trovare una soluzione con la maggiore consapevolezza che una soluzione era ed è possibile e che non vi potrà essere un'Europa senza la Grecia.

Umberto De Pace


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  3 luglio 2015