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Vittorio Arrigoni
Franco Isman

Handala
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Nato nella nostra casereccia Bulciago, rapito e barbaramente trucidato a Gaza da una scheggia impazzita e disconosciuta di Hamas, che Hamas ha poi perseguito catturando e condannando gli esecutori, anche se in Israele se ne mette in dubbio l'estraneità.

Alla sua morte, nell'aprile del 2011, ho scritto su Facebook “Pietà infinita per la sua morte. Rispetto per chi, giusto o sbagliato, credeva a quel che faceva. Ma la sua morte non rende automaticamente giuste le sue tesi”. Ed avevo riportato un post, molto critico nei suoi confronti, che lo descriveva come
un pacifista che odiava Israele, odio sempre divulgato senza pietà in tutto il web e descritto nei suoi articoli diligentemente pubblicati sul Manifesto. Un attivista che voleva la pace senza Israele. Come? Eliminandolo. Un uomo che definiva gli ebrei razza maledetta”
e che riportava numerosi esempi di questo suo odio che lo portava addirittura a contestare la nascita dello stato di Israele, voluta dall'ONU, a contestare qualsiasi ipotesi di pace basata sul concetto di "due popoli, due stati" e ad augurarsi sempicemente la sua scomparsa.

Abbastanza note le sue polemiche nei confronti di Travaglio e di Saviano che in due diverse occasioni avevano in qualche modo giustificato l'invasione di Gaza, quella del 2009, nel 2014 Arrigoni non c'era più.
Arengario ha pubblicato la recensione del libro “Il viaggio di Vittorio” della madre Egidia Beretta Arrigoni che racconta la sua vita e i suoi ideali. Numerose le esaltazioni della sua figura con premi e intitolazioni di vie e piazze in molte parti d'Italia.

A me ha sempre dato fastidio questa santificazione che avallava le sue tesi estremiste nei confronti di Israele, con i biechi israeliani paragonati ai nazisti, addirittura accostando la Shoah a quello che veniva definito come il genocidio del popolo palestinese.

Poi mi sono reso conto che Arrigoni è stato l'unico giornalista italiano presente a Gaza durante l'operazione “Piombo fuso” del 2009, che è stato testimone diretto delle atrocità di questa guerra contro la popolazione inerme che, ricordiamolo, a fronte di 13 militari israeliani uccisi, di cui 5 da fuoco amico, ha provocato l'uccisione di 1300 palestinesi in massima parte civili e con molte centinaia di bambini.
Arrigoni diventa palestinese, Arrigoni ragiona come un palestinese, sente come un palestinese. E chi ha subito queste atrocità, chi ha visto i suoi figli straziati dai missili e bruciati dalle bombe al fosforo non può non odiare i loro assassini, non è in grado di considerare anche i suoi torti e le ragioni del suo nemico.

Questo non significa approvare l'estremismo ad una direzione di Vittorio Arrigoni, ma comprendere le sue ragioni profonde e rispettare la sua spinta ideale, questo sì.

Franco Isman

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  7 luglio 2015