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PALESTINA E ISRAELE

3. Nabi Saleh
Franco Isman

fotocronisti


Una delle prime tappe del nostro percorso nei territori occupati è stato appunto il piccolo villaggio di Nabi Saleh di cui i media hanno parlato più volte negli anni passati, diventato un po' il simbolo della resistenza palestinese all'occupazione e balzato recentemente sulle prime pagine dei giornali, soprattutto italiani, a partire dalla nostra Repubblica, che hanno pubblicato il video di un episodio presentato come il simbolo della brutalità dell'occupazione israeliana.

Nabi Saleh, poco a Nord di Ramallah, è in area C, quella sotto il pieno controllo israeliano, poco più in là è sorta la colonia israeliana di Neveh Tzuf, naturalmente protetta dall'esercito che ha istituito un posto di blocco.

Ahed
Ahed Tamimi, a sinistra la bravissima interprete
Siamo stati accolti e ospitati in una grande casa, con un grande salone e un grande televisore.
Ha parlato Narimen Tamimi, il capo famiglia, la moglie e cognate varie ma soprattutto , una bella ragazzina sui quattordici anni con i capelli biondo ramati che, ci hanno spiegato, due anni fa era diventata famosa per aver preso a pugni i soldati israeliani . Da grande vorrebbe fare l'avvocato per difendere i palestinesi. Ha parlato anche una sua cuginetta di forse 8 anni che ha, evidentemente, recitato la sua parte imparata a memoria. Loro sono le “vittime delle vittime” ha detto Narimen, ed ha poi raccontato dell'insediamento israeliano, dei soldati, dei soprusi che devono subire e della loro resistenza, iniziata addirittura nel 2009, che si esplica in modo pacifico ogni venerdì, giorno festivo per loro, con un corteo fino al check point israeliano. L'impressione, almeno mia, era di una recita, ma era anche evidente che a forza di raccontare le stesse cose non poteva essere che così.

Ci sono stati fatti vedere anche alcuni filmati, uno in particolare terribile, con l'uccisione di MustafÓ Tamimi che (dicembre 2011) aveva avuto un occhio spappolato da un lacrimogeno sparato da distanza ravvicinata. Qualcuno di noi piangeva. Incredibile il sangue freddo della donna, mamma o zia, che ha filmato la scena ed incredibile anche che i soldati israeliani non abbiano sequestrato la telecamera.

Martedì 25 luglio la nostra visita, tre giorni dopo l'episodio immortalato dai media. Questo il link al filmato che ha fatto il giro del mondo e confesso che a me era sembrato una bufala per tantissime incongruenze.
Invece sbagliavo, questo il link ad un filmato più completo che ci mostra innanzi tutto che il soldato era indubbiamente tale, probabilmente senza la normale attrezzatura in quanto addetto proprio all'inseguimento di chi fugge, ma mostra anche come non si trattasse affatto di una manifestazione non violenta, come invece viene definita.
Ricordiamo che Davide ha ucciso Golia con una fionda come quelle usate dai manifestanti, ma frombola è il suo nome esatto, arma da guerra: frombolieri famosi nell'antichità erano gli abitanti delle Baleari con cui i romani avevano costituito intere coorti !
E i giovani palestinesi martellano in questo modo i soldati israeliani che reagiscono, sì in questo caso reagiscono, sparando lacrimogeni. I frombolieri possiamo vederli in azione nel filmato al minuto 1:35, 3:25, 3:56. Al minuto 4:13 la frombola è usata addirittura da un bambinetto di forse 11 anni e subito dopo si vede il soldato israeliano che acchiappa… il bambino sbagliato (cioè quello con il braccio rotto, che aveva tirato i sassi a mano e non con la fionda) e non è che lo tratti con particolare violenza. Arrivano subito le donne palestinesi, con Ahed alla testa che morsica il braccio del soldato, il tutto alla presenza di sei o sette giornalisti della stampa internazionale con macchine fotografiche e cineprese che fanno un po' la figura degli avvoltoi.


Personalmente devo dire che capisco ed anche giustifico la violenza dei palestinesi in queste manifestazioni contro chi occupa illegalmente le loro terre e fa di tutto per rendere impossibile una loro vita normale. Non mi piace però che sia i palestinesi che nei nostri “pellegrinaggi” si continui reiteratamente a sostenere la cosa che non è, e cioè il pacifismo dei palestinesi, la loro resistenza non violenta. Cerchiamo di ricordare che la resistenza palestinese ha vissuto anche il periodo terribile degli attentati suicidi in Israele con le stragi su autobus, in teatri, ristoranti, pizzerie, centri commerciali che hanno provocato 1400 morti tra i civili. E il muro, aberrante fin che vogliamo, e con gli indegni sconfinamenti in territorio palestinese, è nato soprattutto per difendersi da questo terrificante terrorismo.
(3. continua)

Franco Isman

frombolieri
frombolieri

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  13.09.2015