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PALESTINA E ISRAELE

5. Il MURO
Franco Isman

il muro a Betlemme
il muro a Betlemme


Bisogna innanzi tutto avere chiaro che cosa è la Linea verde.

Nel 1948, dopo la decisione dell'ONU di costituire sul territorio della Palestina storica uno stato palestinese ed uno ebraico, alla fine del mandato britannico e alla immediata proclamazione dell stato di Israele, gli stati arabi, confinanti e non, Egitto, Transgiordania, Siria, Iraq e Libano attaccarono il neonato stato con l'intento dichiarato di buttare a mare gli ebrei, il segretario generale della Lega Araba Azzam Pasha aveva addirittura dichiarato: "Questa guerra sarà una guerra di sterminio, e avrà proporzioni tali che se ne parlerà come dei massacri mongoli sui crociati". Ma Israele ebbe la meglio sugli eserciti arabi, nel 1949 si arrivò ad un armistizio e la Linea verde rappresenta il confine, che avrebbe dovuto essere provvisorio, fissato fra Transgiordania e Israele.

Nel 1967, con la Guerra dei sei giorni, Israele occupò tutta la Cisgiordania compresa Gerusalemme che poi nel 1980 con una “legge fondamentale” proclamò unilateralmente capitale di Israele; legge dichiarata dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU "nulla e priva di validità”.

Nell'agosto 1993 furono firmati gli Accordi di Oslo fra OLP ed Israele, firmati da Yasser Arafat e Yitzhack Rabin alla presenza di Bill Clinton, integrati nel 1995 (Oslo 2).
In sostanza, gli accordi stabilivano il ritiro delle forze israeliane da alcune aree della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, e affermavano il diritto palestinese all'autogoverno in tali aree attraverso la creazione dell'Autorità Nazionale Palestinese. Il governo palestinese ad interim sarebbe durato per un periodo di cinque anni, durante i quali sarebbe stato negoziato un accordo definitivo. Fino a quel momento Cisgiordania e Striscia di Gaza sarebbero state divise in tre zone:
- Area A - pieno controllo dell'Autorità palestinese.
- Area B - controllo civile palestinese e controllo israeliano per la sicurezza.
- Area C - pieno controllo israeliano.

Per notizie più dettagliate vedasi quanto riportato nell'articolo che riporta i dati degli uffici delle Nazioni Unite.

A partire dalla primavera del 2002 Israele iniziò la costruzione del Muro, ufficialmente allo scopo di impedire o almeno limitare l'intrusione di terroristi palestinesi in Israele che avevano provocato un migliaio di morti a partire dal 1989 (1400 secondo una fonte israeliana, 804 secondo Vikipedia); gli attacchi suicidi erano la strategia proclamata da Hamas. E lo scopo è stato effettivamente raggiunto passando dalla punta di 238 morti nel 2002 a nessuno nel 2009. A Tel Aviv c'è stato un attentato nel 2006 e poi nessuno fino al 2012.

E' necessario fare una netta distinzione fra quella parte di muro costruita sulla linea verde e tutta la parte che invece si inserisce, anche molto profondamente, nel territorio palestinese.
Il muro è una non soluzione, tutti i muri non sono una soluzione, ben altri dovrebbero essere gli approcci e le soluzioni dei problemi. Il muro sul confine però non è illegale, come non sono illegali gli innumerevoli muri che stanno sorgendo ovunque nel mondo, da quello fra Stati Uniti e Messico a quello in Spagna per tener lontani i marocchini, a quello di Cipro, a quello realizzato in questi giorni dal regime fascista di Orban.

Enormemente più grave, illegale e più volte condannata dall'ONU, la costruzione di lunghissimi tratti di muro che si insinuano per decine di chilometri dentro il territorio palestinese in modo da incorporare nel territorio di Israele i principali insediamenti di coloni (anch'essi dichiarati illegali dall'ONU) e di impadronirsi di terreni con interessanti risorse idriche. Non ha importanza, anzi è probabilmente voluto, che il muro separi gli abitanti di piccoli villaggi palestinesi dai loro campi.
Come ho già scritto riportando il rapporto dell'OCHA, l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari , pochissimi sono i varchi, per la maggior parte aperti solo poche ore al giorno, all'alba e al tramonto, e non è permesso il passaggio dei trattori. In queste condizioni lavorare la propria terra diventa praticamente impossibile e i terreni non coltivati per un certo periodo di tempo possono essere confiscati.

il muro a Gerusalemme il muro a Betlemme
il muro a Gerusalemme ed a Betlemme

Impressionante lo sconfinamento del muro tutto attorno a Gerusalemme dove incorpora i grandissimi insediamenti di Ma'ale Adumim, Pisgat Ze'ev, Ramot e Gilo, veri e propri sobborghi di Gerusalemme, dichiarati unilateralmente parte della municipalità di Gerusalemme.
Il piano di sviluppo della zona E1 confinante con Ma'ale Adumin prevede un'ulteriore massiccia urbanizzazione con l'allontanamento forzato delle piccole comunità palestinesi che hanno già ricevuto la notifica della demolizione dei loro alloggi dichiarati abusivi.

un murale di Banski
un murale di Banski

A Betlemme ancora peggio, Betlemme è interamente contornata dal muro, reso famoso da Banksy con i sui murali, è proprio il caso di chiamarli così !
Il Governatorato di Betlemme, ente della ANP (Autorità Nazionale Palestinese), ricade in piccola parte nelle zone A e B sotto amministrazione palestinese, e per la maggior parte in zona C sotto la piena amministrazione israeliana. Dopo il 1967 alcuni insediamenti furono illegalmente incorporati nel nuovo confine di Gerusalemme.

L'ingresso del “campo” di Aida
L'ingresso del “campo” di Áida, la chiave, da guinness dei primati, rappresenta il diritto dei profughi al rientro

Abbiamo visitato il campo profughi di Áida dove, a seguito della guerra del 1948, si erano rifugiati i profughi di una ventina di villaggi ubicati al di là della Linea verde e cioè in Israele. Sistemati prima in rifugi di fortuna, poi in prefabbricati, oggi in normali case come in un qualsiasi quartiere della città. Qui le repressioni seguite alla Seconda intifada sono state particolarmente violente, 300 gli arrestati e, si dice, tutte le famiglie hanno perso un figlio.

Luisa Morgantini davanti al muro con le immagini dei palestinesi ammazzati
Luisa Morgantini davanti al muro con le immagini dei palestinesi ammazzati nelle repressioni

Siamo saliti sul terrazzo di una di queste case palestinesi, immediatamente a ridosso del muro al di là del quale vi sono quelli che nominalmente sono i loro campi cui però non possono accedere, più in là ancora Gilo, uno degli insediamenti israeliani integrati in Gerusalemme dove tra l'altro abita la “nostra”, si fa per dire, Fiamma Nirentstein. Una sola casa palestinese è rimasta al di là del muro e i bambini per venire a scuola devono fare un lungo giro per passare dal posto di blocco israeliano.

i campi proibiti
i campi proibiti di Áida, sullo sfondo l'insediamento quartiere di Gilo - cliccare per ingrandire

Altri rilevanti sconfinamenti del muro in territorio palestinese ci sono anche più a Nord, nei pressi di Salfit, di Nablus e di Jenin.

Da rilevare come questa politica di espansione degli insediamenti, recinti dal muro, è accelerata subito dopo la risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 29 novembre 2012 che ha concesso alla Palestina lo status di osservatore permanente all'Assemblea generale come Stato non membro; accelerazione che ha il chiaro scopo di vanificare anche questo pronunciamento.
(5. continua)

Franco Isman

L'ingresso del “campo” di Aida
Google map - Áida, i campi proibiti e l'insediamento quartiere di Gilo

GLI ARTICOLI RELATIVI AL VIAGGIO CON ASSOPACE PALESTINA del 21-28 agosto 2015

                               

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  28.09.2015