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Israele e Palestina: apartheid e non violenza
Umberto De Pace


pace tra israeliani e palestinesi

Nell'infinita tragedia dei popoli isreliano e palestinese il copione è già scritto, poco importa se ci sarà una nuova Intifada o quale sarà la reazione delle autorità israeliane ad essa. Lo stesso si può dire delle posizioni che assumerà l'autorità palestinese o le singole fazioni estremiste di entrambi gli schieramenti. Le reazioni di solidarietà o condanna della comunità internazionale si disperderanno presto nel nulla, come troppe volte è avvenuto nel passato e non ci resterà che contare il nuovo numero di vittime innocenti.

Non si può fare quindi nulla per spezzare questa perversa catena di odio e violenza e con essa la palese incapacità dei due popoli di giungere a una soluzione condivisa? La risposta è sì, si può fare qualcosa a patto che si decida di andare al di là delle strade senza uscita fino ad ora percorse. Le cose da fare si possono condensare in due questioni essenziali. La prima è riconoscere che lo Stato di Israele applica nei confronti del popolo palestinese una politica repressiva, violenta, discriminatoria e segregazionista. Di fronte a ciò la comunità internazionale deve assumere una posizione intransigente come quella che fu presa, a suo tempo, contro il Sud'Africa dell'apartheid.

La seconda questione da affrontare in modo risoluto da parte del popolo palestinese è quella dei metodi di lotta da adottare per la conquista della proprio libertà e del proprio diritto all'autodeterminazione. Oggi non ve ne sono altri se non quello difficile, estremo, della lotta non violenta. Un grande movimento che sappia coinvolgere la maggioranza del popolo palestinese e con esso una grande fetta della società civile israeliana e della comunità internazionale.

Possono sembrare al momento entrambe le ipotesi una pura utopia, ma occorre rendersi conto che perseverare sulle strade fino ad oggi percorse, vuole dire solamente prolungare l'agonia e l'inutile sacrificio di migliaia di vite umane. E' una strada lunga e tortuosa, che richiede grande coraggio e determinazione, lungo la quale, è bene non illudersi, tanto sangue verrà ancora versato ma non esistono scorciatoie o alternative. E' giunta l'ora di prenderne atto e di fare in modo che quell'utopia prenda forma, si concretizzi e sia in grado di costruire un futuro di pace per entrambi i popoli.

Umberto De Pace

Dello stesso autore:
- Spezziamo la catena dell'odio  - 2 marzo 2008
- Quella volta a Gaza 7 - gennaio 2009
- Aiutiamo Israele - 19 gennaio 2009
- Guerra o pace in terra di Israele e Palestina  - 22 luglio 2014
- Gli amici degli israeliani e dei palestinesi - 27 luglio 2014
- Per un nuovo processo di pace tra israeliani e palestinesi - 3 novembre 2014
- Israele e Palestina: apartheid e non violenza - 12 ottobre 2015

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  12 ottobre 2015