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Di referendum e di quorum
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Giuseppe Pizzi

referendum costituzionale

Forse perché l'antipatia di Eugenio Scalfari nei confronti di Renzi è, se possibile, ancor maggiore della mia, i suoi editoriali incontrano quasi sempre il mio consenso. Sulla questione dei referendum e dei quorum però, per una volta, non sono per niente d'accordo con lui. 

Non sopportando l'idea che Renzi trovi proprio nella costituzione lo strumento per stravolgerla e temendo che una bassa percentuale di votanti favorisca il “sì” alla modifica della costituzione, Scalfari denuncia come assurda l'assenza di un quorum di partecipazione nel referendum confermativo. Ancor più assurda gli appare la distinzione fra referendum abrogativo e confermativo: perché mai per cancellare una legge ordinaria occorre che vadano a votare più della metà degli italiani mentre per modificare la “legge delle leggi” non si deve superare alcuna soglia di validità? Per ipotesi, se si presentassero alle urne solo tre votanti, due di loro deciderebbero se alterare o no la suprema legge della Repubblica.

Insomma, se nella carta costituzionale c'è un articolo da cambiare, per Scalfari è il 138 che stabilisce come modificarla, articolo che a Renzi va invece benissimo tanto da puntare la sua sopravvivenza politica sul risultato del prossimo referendum.
Beh, va benissimo anche a me, non sono sicuro se per le stesse ragioni ma per la prima volta mi dichiaro d'accordo con Renzi..

Le proposte di referendum abrogativo sono così frequenti che ci abbiamo fatto l'abitudine senza più valutarne pienamente la portata. E' allora il caso di ricordare che con il referendum abrogativo il popolo si riappropria della facoltà di legiferare delegata ai suoi rappresenti eletti, come se gli intimasse: "Fatevi da parte, voi che non sapete interpretare la mia volontà e siete indegni della mia fiducia". Trattandosi di un'estrema misura di tutela della sovranità al prezzo di un grave atto di revoca della delega di rappresentanza, che almeno sia la maggioranza degli italiani a mostrare interesse per il quesito referendario. Diversamente, se la questione si rivela meritevole dell'attenzione della sola minoranza, vuol dire che la maggioranza non ha alcuna intenzione di sostituirsi al parlamento e il referendum viene squalificato sul campo.

Con le leggi di modifica della costituzione si tratta di cambiare le regole del gioco e perciò il parlamento può autonomamente deliberarle solo con il voto favorevole dei due terzi dei suoi membri (maggioranza qualificata), una eventualità così rara nella dialettica politica da poterla ritenere sicura espressione della stragrande maggioranza dei cittadini. Se però, come nel caso di cui discutiamo, su una proposta di modifica della costituzione converge il favore di meno di due terzi ma di più della metà dei parlamentari (maggioranza assoluta), nonostante che la volontà del parlamento sia chiaramente espressa la costituzione concede l'opzione di verificarne la coincidenza con la volontà popolare per mezzo del referendum confermativo. E' una cautela aggiuntiva a protezione della sovranità popolare e il popolo può farne l'uso che preferisce, non è obbligato a profittarne per dire la sua. Se poi alle urne si presentano, come nel caso prospettato da Scalfari, solo tre italiani significa che gli altri cinquanta e più milioni si affidano al giudizio di quei tre.

Ma vedremo a ottobre, gli italiani che considerano la costituzione un bene comune da preservare potrebbero rivelarsi più numerosi di quel che Renzi pensa e prevede.

Giuseppe Pizzi
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  22.01.2016