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Referendum, cosa c'è di nuovo
Franco Isman

guerre per il petrolio


In teoria nulla, e ne abbiamo esaustivamente parlato tre settimane fa con l'articolo “Trivellare o non trivellare?”.
Di fatto è scoppiato il “caso Guidi” che, a 15 giorni dalla data del referendum, influirà certamente sull'affluenza alle urne in quanto al popolo del SI degli innumerevoli comitati promotori si sommeranno coloro che invece di astenersi vorranno esprimere con il voto la loro protesta nei confronti di questo governo e della “sporca politica” in generale.

Non vogliamo qui analizzare il comportamento dell'ex ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi, sacrificata da Renzi sull'altare del quorum per cercare di arginare questo voto pericoloso per la politica del governo. Purtroppo non si può non condividere con Berlusconi la critica dell'uso improprio delle intercettazioni giudiziarie con la loro pubblicizzazione anche se prive di rilevanza penale.

Naturalmente, con questo episodio e con l'avvicinarsi della data del referendum, si accende sempre di più il dibattito fra i “governativi”, che sostengono a spada tratta la liceità e la coerenza degli inviti del governo all'astensione, e i verdi, verdoni e verdini con argomenti sempre più estranei al quesito referendario.

Sul primo versante ci sono dichiarazioni apodittiche sulla assoluta liceità del non andare a votare, e chi lo sostiene non accetta pareri critici.
C'è anche un'interessante presa di posizione di un giovane consigliere comunale monzese che si dichiara “contrario al fatto che i cittadini si esprimano su questioni che riguardano la politica energetica del paese. Esattamente come i padri costituenti lo erano riguardo le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali” in quanto questioni così complesse di strategia nazionale non possono essere decise in base a spinte di carattere emotivo. Può anche avere ragione, ma la Costituzione non lo dice.

Dall'altra parte, partendo dal caso Guidi si scrive di tutto e di più fino a sostenere che “Quando il mondo passerà alle rinnovabili, finiranno le guerre per l'energia. Iraq, Ucraina e Siria sembrano conflitti indipendenti ma sono in realtà «guerre del XXI secolo per l'energia». Le rinnovabili cambieranno le cose”. Insomma sembra proprio che votando SI al referendum si possa salvare il mondo. La foto in apertura è a commento di questa affermazione.

Franco Isman

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  02.04.2016