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Le motivazioni del mio SI al referendum
Spiegate a mia nipote
Umberto De Pace

referendum

Cara nipote,
ti ringrazio per la tua domanda e per il tuo interesse. Per la prima volta sei chiamata ad esprimere il tuo voto, è un momento importante, ed è per questo che apprezzo ancor di più la tua attenta e seria partecipazione. Qual è il mio pensiero sul referendum?

Innanzitutto che occorre andare a votare. Pur essendo possibile e legittimo esprimere il proprio dissenso anche con l'astensione, quando l'invito a tale comportamento giunge dalle più alte cariche dello Stato, lo ritengo un atto irresponsabile. Come ritengo meschino il sotterfugio di non accorpare il referendum con le votazioni amministrative che si terranno a giugno. Compito delle istituzioni è quello di garantire innanzitutto, la partecipazione alla vita democratica e questo compito va svolto al di sopra delle parti. Venendo meno il presidente del Consiglio e il governo del nostro paese a questa responsabilità, occorre che ognuno di noi se ne faccia carico. Ogni vuoto lasciato libero in democrazia è presto riempito dal qualunquismo se non, ancor peggio, da altre più pericolose forme di degrado della convivenza civile.
Nel merito so che hai già raccolto diverse informazioni sul tema, come d'altronde ho fatto anch'io, non essendo un esperto in materia, e quindi più che entrare nei singoli aspetti tecnici o economici vorrei fare alcune considerazioni generali. Partirei in tal senso dall'accordo siglato lo scorso dicembre a Parigi alla Conferenza sul clima, dove 195 paesi si sono impegnati a ridurre le emissioni dei gas effetto serra, in modo da rallentare il riscaldamento globale in corso. Al di là delle polemiche sui contenuti e sui risultati di tale summit, rimane chiaro che esiste un problema importante e urgente da affrontare. E che parte fondamentale di tale problema sono le fonti di approvvigionamento dell'energia, il loro utilizzo e le politiche che le governano. Ora, se questo è l'obbiettivo, il nostro compito – e soprattutto quello della tua generazione – è quello di sostituire gradualmente le fonti di energia di tipo fossile con fonti alternative. Cosa che sta avvenendo in tutti i paesi più avanzati già da tempo ma, a quanto pare, come ci ricorda il trattato di Parigi, non a sufficienza. Occorre fare di più e più velocemente.

Basta ciò quindi a farmi propendere per il SI al referendum? No cara, non è sufficiente, perché sappiamo entrambi che dei combustibili fossili non possiamo, per il momento, ancora farne a meno.
Quale incidenza potrebbe quindi avere il referendum in tal senso? Ciò a cui siamo chiamati a decidere è se siamo d'accordo, o meno, a concedere lo sfruttamento a tempo indeterminato (fino ad esaurimento dei giacimenti di idrocarburi) agli attuali concessionari delle licenze di estrazione, nell'ambito delle 12 miglia marine dalle nostre coste. Sono interessate, su un totale di 135 piattaforme, 92 di esse. Di queste sono 48 quelle eroganti (39 di gas e 9 di petrolio). I dati prendili sempre un po' con le “pinze” perché, come sai, non è facile districarsi fra le varie fonti di informazione. Nel caso vincessero i SI la chiusura avverrebbe, a seconda delle concessioni in essere, a partire dal 2018 per finire nel 2034. Se vincessero i NO, rimarrebbero le piattaforme esistenti, le quali chiuderebbero, mano a mano, con l'esaurimento dei giacimenti. Non potrebbero comunque aumentare perché, nell'ultima legge di Stabilità emessa dal governo, era già stato inserito il divieto di nuove piattaforme nell'ambito delle 12 miglia marine. Sulla quantità delle risorse oggetto del referendum, c'è il classico “gioco dei numeri”, per il quale i sostenitori dei vari schieramenti, tendenzialmente fanno emergere quelli a loro più congegnali. Ciò che ho capito (vedi un'esauriente articolo di valigia blu) e che il nostro paese estrae sul proprio territorio circa il 10% di gas e petrolio che utilizza e, nel caso vincessero i SI, rinunceremmo a una quota di circa il 4% del fabbisogno annuale tra gas (3%) e petrolio (1%). Occorre stare attenti non solo ai numeri che circolano, ma anche a cosa si riferiscono questi numeri. Ti faccio un esempio. Sappiamo che tra il 2013 e il 2014 le fonti rinnovabili sono passate dal 33,9% al 37,9% e quelle tradizionali dal 53,3% al 48,8% (dati TERNA). Numeri importanti. Occorre però tener conto che sono dati riferiti ai consumi di energia elettrica e non ai consumi di energia globali che, per il nostro paese, vedono le fonti rinnovabili attestarsi nel 2015 a un 17,3% (fonte GSE). Tieni conto infine che dipendiamo in gran parte dalle importazioni per il nostro fabbisogno energetico (con un tasso di dipendenza energetica da fonti extracomunitarie di circa il 77% nel 2013).

Un altro tema importante che dobbiamo affrontare, prima di decidere responsabilmente come votare, è quello di quale impatto potrà avere la nostra decisione sulla vita di noi cittadini? Uso il pronome in prima persona al plurale, perché dobbiamo fare nostre tutte le conseguenze che potrà avere il voto a cui partecipiamo. Dei temi ambientali abbiamo già accennato, abbiamo cercato di capire anche quelli economici, ma ci sono, non ultimi, quelli occupazionali, che interessano la vita di tante persone e delle loro famiglie. Quante? Non saprei di preciso, da una parte parlano di piccoli numeri e dall'altra di grandi numeri. Diciamo pure che nel corso del tempo saranno persi migliaia di posti di lavoro, come dichiarano i sostenitori del NO.
Come puoi vedere non sono entrato nel merito di altre questioni specifiche (inquinamento dei mari, pericolo di incidente, affidabilità degli impianti, turismo e pesca, sussidi alle varie fonti di energia, concessioni a tempo indeterminato, etc.) non perché non siano questioni importanti, ma perché le ritengo secondarie rispetto alle riflessioni che ti ho voluto proporre e che, per quanto mi riguarda, sono sufficienti per permettermi di esprimere il mio voto.

Con la consapevolezza che per il bene del pianeta, e soprattutto del vostro futuro, dobbiamo indirizzarci verso un cambiamento delle politiche energetiche e dei consumi, avendo come priorità la diminuzione delle fonti fossili, ritengo che andare verso una chiusura graduale di alcuni di questi impianti, sia una cosa opportuna. La quantità limitata di impianti coinvolti e le relative percentuali di risorse, la gradualità temporale delle loro dismissioni, ci permettono di adempiere a questo “dovere” non attraverso una drastica rivoluzione, quanto attraverso un assestamento nell'ambito delle politiche energetiche del nostro paese. Politiche che andrebbero ancor più indirizzate verso il risparmio energetico e lo sviluppo di fonti alternative. Qualsiasi scelta di politica economica o imprenditoriale, mette in gioco posti di lavoro e con essi il futuro e la vita di tanti. Lo stesso potrebbero denunciare i lavoratori di qualsiasi altro comparto lavorativo, che si sono visti in questi anni limitare, se non addirittura chiudere, la propria attività. Anche se, bada bene, non vanno mai messi gli uni contro gli altri. La differenza, di fronte a cambiamenti come questo, sta nella capacità di governarli con attenzione, programmazione e lungimiranza. Questo compito ricade interamente sulla politica e sull'imprenditoria, dove al centro ci deve sempre essere una buona gestione del bene comune e la garanzia di offrire opportunità di lavoro e di sviluppo al proprio paese.
Permettimi infine di fare un'ultima considerazione. Poteva essere risolta in altro modo la questione? Certo, a mio parere, ma ciò non è stato fatto e noi siamo chiamati a votare. Il nostro voto non è un voto tecnico, ma è un voto pienamente politico. Il suo compito è quello di dare un indirizzo di governo e di sviluppo della nostra società. Può sembrare un paradosso, ma è proprio oggi, di fronte a una crisi economica e sociale dalla quale stentiamo ad uscire, che è il momento di cambiare, di osare, di avere il coraggio di costruire il nostro futuro con mezzi e strumenti diversi. Pensare di farlo come singolo paese sarebbe ingenuo e improbabile, e tale consapevolezza deve valere sia per il fronte del SI che per quello del NO. E in tal senso il fatto che la Croazia, abbia sospeso la firma degli accordi per nuove trivellazioni di fronte alle proprie coste, dimostra come si tratti di un tema sensibile e sentito anche sulla sponda opposta del mar Adriatico.

Per tutto ciò, cara nipote, domenica 17 aprile tuo zio voterà SI. Qualsiasi sarà la tua decisione, l'importante, parafrasando quanto affermava il filosofo e sociologo francese Raymont Aron circa sessant'anni fa, e non dimenticare “mai gli argomenti dell'avversario, l'incertezza del futuro, gli errori della propria parte e la fratellanza tra le persone comuni di tutto il mondo”.

Umberto De Pace

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  1 febbraio 2016