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Legge elettorale e referendum
Franco Isman

difesa della Costituzione

I fautori del NO sostengono la pericolosità delle modifiche costituzionali sancite dal Parlamento anche per la loro contestualità con la nuova legge elettorale.
Non è esatto, la nuova legge elettorale è comunque liberticida, l'anticamera della dittatura, sia che la riforma costituzionale testé approvata resti in vigore, con la vittoria del SI al prossimo referendum costituzionale, sia che venga annullata dalla vittoria del NO.

Perché il fatto tragico di cui, incredibilmente, nessuno mai vuole parlare è la mancata modifica degli articoli 83 e 138 della Costituzione, che regolamentano rispettivamente l'elezione del Presidente della Repubblica e le modifiche costituzionali, al passaggio dal sistema elettorale proporzionale ad un sistema maggioritario: “Mattarellum”, “Porcellum” o la nuova legge elettorale battezzata “Italicum”.
Come abbiamo scritto innumerevoli volte questi articoli stabiliscono che per eleggere il Presidente della Repubblica e per modificare la Costituzione è sufficiente la maggioranza assoluta delle assemblee (dopo il terzo scrutinio per l'art.138, con quattro successive votazioni delle due Camere per l'art.83).

La maggioranza assoluta, con il sistema elettorale proporzionale, corrisponde alla maggioranza effettiva degli elettori, corrispondenza che viene meno con sistemi poco o tanto maggioritari.
Con la nuova legge elettorale e secondo i dati degli ultimi sondaggi elettorali, che mostrano un sostanziale equilibrio fra i tre principali schieramenti PD, 5Stelle e destra unita (30% ciascuno circa) ed un astensionismo che raggiunge il 40%, basta il 18% (30% del 60%) degli elettori per ottenere, dopo il ballottaggio, la maggioranza assoluta alla Camera (340 seggi su 640). Il sistema dei capilista bloccati fa sì che la gran parte degli eletti siano uomini di fiducia del segretario del partito.
Dove con il sistema proporzionale erano i rappresentanti della maggioranza del popolo italiano ad eleggere il Presidente della Repubblica ed a decidere eventuali modifiche alla Costituzione, adesso con l'Italicum lo può fare il 18% degli aventi diritto al voto.

Situazione assolutamente tragica, totale follia di chi non ha provveduto allora e di tutte le forze politiche che non si sognano di provvedere oggi alla modifica di questi articoli costituzionali, con l'adeguamento delle maggioranze richieste alla nuova situazione.
Ma tutto questo, ripetiamo, indipendentemente dalle attuali modifiche alla Costituzione, tutto questo sia che vinca il SI sia se vince il NO.

Ma qual è la genesi di questa legge spaventosa e liberticida? Il patto del Nazareno del 2014. Questa legge rappresenta il prezzo pagato a Berlusconi per ottenere il suo appoggio alle riforme in progetto. E Renzi aveva perfettamente ragione nel vedere l'assoluta necessità di mostrare un governo efficiente, un governo del fare, per contrastare la sfiducia nelle istituzioni che si manifestava con un astensionismo dichiarato che aveva raggiunto il 50% e con il crescere di una destra becera e reazionaria. Certo che, morto il patto del Nazareno, Renzi avrebbe potuto e dovuto fare marcia indietro su questa infame legge elettorale.

Ma cosa si può ancora fare per non avere domani la dittatura di Salvini con l'appoggio di Casa Pound? La vera speranza è di riuscire a sottoporla alla verifica di costituzionalità della Corte costituzionale che, ricordiamo, non può agire di propria iniziativa ma soltanto in base a quesiti espressi dai giudici nel corso di un processo.
Con sentenza n1/2014, la Corte aveva dichiarato incostituzionale il Porcellum, a quasi otto anni dalla sua promulgazione, essenzialmente per il suo premio di maggioranza e per le liste bloccate, ed i medesimi “vizi” si ritrovano nell'Italicum, anche se si è cercato di mascherarli.

Ulteriore possibilità i due referendum per i quali si stanno raccogliendo le firme, sappiamo tutti però che è quasi impossibile ottenere l'indispensabile partecipazione al voto del 50% degli elettori più uno senza la quale i referendum non sono validi. La nuova Costituzione però, quella che verrà sottoposta a referendum, diminuisce drasticamente il quorum che, nel caso il quesito referendario porti la firma di 800.000 elettori anziché del minimo di 500.000, che comunque permane, porta il quorum al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni per la Camera dei deputati, molto inferiore; questo rende impossibile il trucco dell'invito a disertare le urne e quindi abbastanza facile raggiungerlo.
Proporre adesso questi referendum va incontro a sicura sconfitta e impedirà di riproporli in seguito, certo che le nuove norme costituzionali entreranno in vigore soltanto dopo nuove elezioni.

Renzi, annunciando le sue dimissioni in caso di vittoria dei NO, ha trasformato il referendum costituzionale in un referendum sul suo governo e sulla sua persona, falsandone così il significato.
Estremamente sgradevole e pieno di incognite.
Se vincesse il NO e Renzi si dimettesse, le conseguenze per l'economia italiana sarebbero immediate e gravissime: perdita di fiducia nell'Italia da parte della Commissione europea, declassamento dell'Italia delle agenzie di rating, spred alle stelle: una situazione alla greca.
Renzi giocando questo carico di briscola è evidentemente convinto di vincere, ed ha probabilmente ragione, ma si tratta comunque di un azzardo. In questa evenienza il Presidente della Repubblica, non essendoci un voto di sfiducia del Parlamento, farebbe bene a respingerle.

La propaganda, specie per il NO, è abbastanza settaria, ma la materia è ostica e viene accettata acriticamente dai “fedeli” che al dunque, come quelli favorevoli al SI, votano per schieramento politico.
Ad una recentissima e partecipata assemblea al Binario 7 a Monza, organizzata dall'appena costituito Comitato per il NO, relatori erano il sempre bravo prof. Giovanni Missaglia, vicepresidente dell'ANPI di Lissone, ed il prof. Felice Besostri, famoso soprattutto per essere stato il presentatore dell'esposto alla Consulta a seguito del quale il Porcellum è stato dichiarato incostituzionale.

Famoso ma fazioso: ha affermato due volte che la Costituzione è stata cambiata addirittura nei suoi principi fondamentali con la modifica dell'art. 1, quello che afferma “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”: visto che con le modifiche adottate il potere è accentrato soprattutto nell'esecutivo, il popolo non è più sovrano.
Ma l'articolo 1 è rimasto immutato e dire il contrario è dire la cosa che non è; al massimo si può dire che è stato tradito, ma questa è una questione di opinioni. Infatti ci sono anche modifiche che vanno nel senso di favorire la sovranità popolare.

La modifica dell'art.75 in primis con cui è stata restituita al popolo la facoltà di intervenire sulle leggi con i referendum, di fatto non utilizzabile con il vecchio quorum del 50% degli elettori più uno, come già specificato. Ma questo non è stato detto.

L'introduzione del referendum propositivo, e di questo Besostri ha accennato per dire che è soltanto fumo negli occhi perché non è stato contestualmente varato il regolamento esecutivo e certamente non lo sarà mai. Può anche essere vero, ma come costituzionalista non può non sapere che il regolamento è cosa differente da una norma costituzionale e non può certamente farne parte.

La famosa dichiarazione dei 50 costituzionalisti viene presentata come un invito a votare NO mentre in realtà fa delle critiche “di metodo e di merito” ma afferma “Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come l'anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo”. La Costituzione no, ma la legge elettorale si !

L'assemblea era monoliticamente a favore del NO, c'è stato un solo intervento di un aperto sostenitore del SI che è stato duramente contestato e quasi non lo si voleva far parlare.

Franco Isman

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  18 maggio 2016