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PALESTINA E ISRAELE

Cari colleghi parlamentari…
Marwan Barghouthi

canali in secca
Valle del Giordano - Cisgiordania occupata - canali di irrigazione palestinesi messi in secca dagli israeliani


Cari colleghi parlamentari, cari amici,

grazie per la solidarietà con i vostri colleghi palestinesi imprigionati e per la solidarietà di tanti parlamenti nel mondo che sostengono i diritti del popolo palestinese all'autodeterminazione, la fine dell'occupazione e la conquista di una pace giusta e duratura fondata sui principi del diritto internazionale.

Sono stato il primo parlamentare palestinese ad essere arrestato nel 2002.
Da allora Israele ha arrestato 70 parlamentari palestinesi, più di metà del Consiglio Legislativo Palestinese. 13 di essi sono tuttora in prigione.

Il destino dei parlamentari palestinesi riflette quello del popolo palestinese che essi rappresentano.
In 50 anni Israele, la forza occupante, ha arrestato centinaia di migliaia di Palestinesi, l'equivalente del 40 % della popolazione maschile nei territori occupati.
6500 languono oggi nelle prigioni israeliane.

I tribunali israeliani sono parte integrante di questa occupazione militare e coloniale, che mira ad annettersi sempre più i nostri territori deportando e sostituendo la popolazione. I tribunali militari israeliani hanno espresso negli ultimi anni un tasso di condanne dei Palestinesi che va dal 90 al 99 % !

L'ho già affermato e lo ripeto: questo è un regime di apartheid giudiziario in cui l'esistenza e la resistenza dei Palestinesi viene criminalizzata, mentre gli Israeliani che commettono crimini nei confronti dei Palestinesi godono dell'immunità.
Io sono stato condannato da uno di questi tribunali illegittimi.
Io, come rappresentante di un popolo occupato, mi sono rifiutato di riconoscere la legittimità della corte che mi giudicava.
Sono stato condannato dal tribunale della forza occupante a cinque ergastoli e quarant'anni per terrorismo, in quello che è stato denunciato unanimemente dagli osservatori internazionali come un processo farsa.
Nessun paese ha riconosciuto questa sentenza.

Per questo due premi Nobel e diversi parlamenti e parlamentari mi hanno proposto per il premio Nobel per la pace, come gesto di solidarietà con la lotta del popolo palestinese per la libertà.
I detenuti palestinesi hanno sempre subito ingiustizie e violazioni dei loro diritti. Ma negli ultimi anni le autorità israeliane ci hanno tolto anche i diritti che avevamo ottenuto con precedenti scioperi della fame. Era necessario rispondere all'escalation di misure punitive e inumane nei confronti dei detenuti e dei loro famigliari. Abbiamo deciso questo sciopero della fame perché non avevamo altra scelta. Tutti i Palestinesi soffrono e patiscono per ottenere i diritti che sono loro negati. I prigionieri palestinesi non sono diversi.

Abbiamo chiamato questo sciopero della fame “Per la pace e la dignità”. Queste due parole hanno un significato profondo per la nostra nazione, che da 70 anni lotta per ottenere pace e dignità.
Ma sono anche patrimonio universale, valori che fanno parte della storia universale e della lotta contro ogni forma di oppressione e asservimento. Valori al centro dell'umanità, indispensabili per la pace.

Non può esserci pace fra oppressore e oppresso, poiché pace e oppressione si escludono a vicenda. Non può esserci pace tra prigioniero e carceriere. La libertà è la strada che conduce alla pace.

Mi rivolgo a voi perché parliate in nome di quelli che Israele sta cercando di mettere a tacere.
Mi rivolgo a voi perché sosteniate i diritti di coloro che sono stati confinati in una cella oscura per essere dimenticati.
Mi rivolgo a voi perché sosteniate le richieste legittime del movimento dei prigionieri palestinesi e il rispetto delle leggi del diritto internazionale.
Mi rivolgo a voi perché sosteniate la libertà e la dignità del popolo palestinese, così che la pace possa prevalere.
Qualcuno forse potrebbe pensare che questa sia la fine e che io morirò qui in isolamento. Ma io so che anche qui in questa solitudine noi non siamo soli. Io so che milioni di Palestinesi e molti molti di più nel mondo lottano con noi. E presto ci incontreremo, e saremo liberi.

Marwan Barghouthi 
17 aprile 2017
Traduzione di Nara Ronchetti
Luisa Morgantini (già vicepresidente del Parlamento europeo) ha inoltrato questa lettera di Marwan Barghouthi a senatori e parlamentari italiani.

Vedi anche l'articolo sul New York Times
Vedi anche gli articoli relativi al viaggio in Palestina con ASSOPACE PALESTINA del 21-28 agosto 2015


                                                             

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