prima pagina lente pagina precedente



Nessuno è illegale, nessuno si senta straniero
Giuseppe Poliani

migranti

Ci sono momenti in cui la reazione all'ignoranza, all'incoscienza, alla irresponsabilità ed alla impreparazione dei governanti non può più essere repressa e soffocata per quieto vivere, o tramutata magicamente in critiche costruttive come il “bon ton” esige oggi, ma deve sfociare all'aperto, ed è un dovere civico esprimersi in merito dicendo senza remore quello che si pensa.

E non si può affrontare seriamente la questione epocale dell'immigrazione senza fare qualche piccola osservazione che aiuti a delineare i tratti fondamentali della nostra società, altrimenti non si capisce da quale livello culturale e morale scaturiscono le opinioni e le conseguenti decisioni e leggi della classe dirigente e politica nell'affrontare un problema che, da circa vent'anni o forse più, viene cocciutamente definito dai politici e dai giornali come “un'emergenza”. Ma l'unica emergenza che dura da vent'anni o più è la mostruosa irresponsabilità, oltre che l'ipocrisia ed in qualche caso la criminalità, che i tanti politici di ogni colore che si sono succeduti al governo del paese hanno dimostrato affrontando questa causa.

Ma in che società viviamo?

Non sono un sociologo, ma se vedo che ci si dispera più per Charlie Gard che per tutti i bambini massacrati dalle bombe NATO e USA in questi ultimi vent'anni, se ci si dispiace più per la scomparsa di un Paolo Villaggio qualsiasi più che per quella di uno Stefano Rodotà, se abbiamo più bisogno di prodotti per cani e gatti piuttosto che per bambini, come si vede dai bancali dei supermercati, e se piangiamo solo le vittime del terrorismo importato ma non di quelle frutto del terrorismo militare che uccide nelle guerre asimmetriche in Siria, Iraq, Afghanistan, Yemen, allora c'è qualcosa che non va bene.

Immigrazione: qual è il problema e qual è la soluzione?

Il problema è che oggi raccogliamo ciò che abbiamo seminato ieri. Il colonialismo europeo dell''800 e del '900 doveva già aiutare a casa loro i popoli sottomessi oltre che sfruttare le loro ricchezze secondo i nobili fini dichiarati. Ma non è stato proprio così. Poi le compagnie petrolifere dovevano aiutare lo sviluppo e la produzione di idrocarburi nel paese ospite. Ma anche in questo caso non è stato così e abbiamo importato petrolio ed esportato la corruzione, inquinamento e malattie associate, guerre.

In tempi storici recenti abbiamo poi scambiato l'Africa come discarica per sostanze nocive, trasferendo il problema senza risolverlo (ma anche a Roma fino a ieri in merito non si è fatto molto!) e l'abbiamo ben rifornita di armi per aiutarla a risolvere le questioni politiche e sociali locali (con esportazioni di armi italiane, triplicate dal 2014 al 2016, R. Saviano, 8/7/2017).

Da ultimo, non sazi di tutto ciò, ci stiamo intestardendo a non mitigare i danni dovuti al cambiamento climatico (che qualcuno nega ancora), ed a non riconoscere ed accogliere il fenomeno migratorio ad esso collegato.

Solo adottando un modello economico nuovo, non liberista, che ammetta una decrescita per l'occidente ed uno sviluppo per i paesi emergenti o sottosviluppati, si potrà aiutare a casa loro chi vogliamo veramente aiutare, ed ottenere qualche risultato in merito all'immigrazione, altrimenti a poco varranno tutti gli slogan elettorali, le misure di sicurezza, i falsi slanci umanitari, le repentine marcie indietro pre-elettorali, o il razzismo dichiarato.

In attesa di un cambio di mentalità, di un indirizzo politico-economico forte, resta l'ipocrisia massima del governo italiano che, dopo aver abolito l'iniziativa Mare Nostrum o altre equivalenti e piegatosi alle volontà dei poteri forti europei, inneggia alla suprema legge del mare, quando qualcuno tenta di mettere in discussione le modalità di salvataggio di questi poveri disgraziati, ma poi di fatto non fa nulla, né per il salvataggio, né per l'identificazione né per il trattamento umano dei profughi nei centri di accoglienza. E se non ci fossero le navi delle organizzazioni umanitarie, pur con la loro organizzazione precaria e talvolta equivoca, sarebbe una continua strage quotidiana di stato.

E la soluzione ?

Oggi è di moda da parte di chi sta al potere pretendere dall'opposizione solo critiche costruttive ed una soluzione alternativa al problema, altrimenti è solo ostruzionismo a cui non si bada. Comodo, così si bloccano le critiche e si nasconde l'incapacità e l'irresponsabilità di chi governa.

Nessuno è illegale
hanno detto a Milano i centri sociali pochi giorni fa per arginare un razzismo che avanza in tutta Italia, e che non sembra preoccupare la classe politica più di tanto. E questi pericolosi comunisti profeticamente hanno ragione come l'hanno avuta quando hanno detto basta all'austerità, hanno invocato un reddito minimo garantito o l'abolizione del fiscal compact, tutte cose disprezzate ieri ma che oggi sono in forma diversa sulla bocca dei dirigenti del PD e di altri partiti.

E non abbiamo fatto in tempo a finire di sentire queste grida di protesta (distruttiva ?) che qualcuno sottovoce ha ripetuto: “Milano con la sua tradizione ha la capacità di immaginare una popolazione composita ma capace di vivere insieme, in una comunità in cui nessuno si senta straniero o non supportato” (Mons. Delpini, Neo-Arcivescovo di Milano).

Ecco la soluzione intelligente ed europea. O l'Europa si comporterà così o è già finita e questa soluzione senz'altro perderà voti elettorali ma guadagnerà in umanità e civiltà.

Giuseppe Poliani


Condividi su Facebook
Segnala su Twitter


EVENTUALI COMMENTI
lettere@arengario.net
Commenti anonimi non saranno pubblicati

in su pagina precedente

  10 luglio 2017