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Ma Salvini non è Mussolini
Franco Isman

Testimonianze in cammino: introduce Gabriela Jacomella - foto Franco Isman

Il 26 luglio scorso sono stato invitato a Chiavenna a partecipare ad una camminata da Castasegna, sul confine italo svizzero, a Prosto di Piuro a pochi chilometri da Chiavenna e la sera ad un convegno promosso da Salecina e Watsalp alla Società operaia, coordinato dalla brava ed appassionata Gabriela Jacomella.
“In cammino: Testimonianze di migrazioni” il titolo della camminata, “Sul sentiero dei migranti, dal fascismo ai giorni nostri” quello del convegno.

Proprio a Chiavenna aveva trovato rifugio mio padre dopo l'Otto settembre e qui, con il nome falso di Umberto Salvi, ingegnere, aveva addirittura fondato una piccola fabbrica con un socio di lì che non sapeva che lui fosse ebreo.
Ed alla Casa alpina di Motta, sopra Chiavenna, a 1750 metri, ero stato accolto e salvato da don Luigi Re quando, bambino di undici anni, gli ero stato affidato.

Sia nella camminata che nel convegno ho portato la mia testimonianza assieme a Marina Morpurgo ed a Batis Sanyang, un rifugiato del Gambia dove dal 1994 all'inizio del 2017 c'Ŕ stato un regime dittatoriale, certamente con violazioni dei diritti umani ma non stragi come altrove; dal gennaio 2017 Ŕ stato democraticamente eletto Adama Barrow e sarebbe stato opportuno raccontarlo.

Bella gente, sia gli austriaci di Watsalp, che da 25 anni, camminando sulle Alpi, portano un messaggio di fraternitÓ ai popoli confinanti, sia gli organizzatori italiani che con l'iniziativa intendevano contribuire alla conoscenza ed all'accoglienza dei rifugiati. Molto interessante ascoltare l'esperienza di Sanyang, impressionante soprattutto il racconto dell'attraversamento del deserto ed i terribili soprusi subiti nell'anarchia della Libia.

Franco Isman, Batis Sanyang e Gabriela Jacomella - foto La Provincia di Sondrio

Le migliori intenzioni del mondo, ma non si può comparare la Shoah, lo sterminio di un intero popolo, con sei milioni di morti (oltre a tutti gli altri), programmato con sadica ferocia nella nazione più civilizzata d'Europa, con altri genocidi, che pur ci sono stati e ci sono, e men che meno con le persecuzioni di un regime totalitario.
Ma soprattutto non esiste paragone possibile fra gli egoismi e il razzismo di chi vorrebbe chiudere le frontiere ai rifugiati e quanto fatto dal fascismo con la promulgazione delle famigerate leggi razziali del 1938, definite “il male assoluto” dallo stesso Fini, allora presidente di AN e vicepresidente del Consiglio. E dopo l'Otto settembre con la complicità con il nazismo e la cattura degli ebrei inviati poi al macello nei campi di sterminio.
La Provincia di Sondrio titola “Ebrei e rifugiati (in Italia), un destino comune” e ancora “L'obiettivo? Scappare dalla guerra”. Due titoli totalmente sbagliati.
Ma Salvini non è Mussolini. E i centri di accoglienza, per pessimi che possano essere, non sono le camere a gas.

Ma non è tutto, questo assurdo parallelismo porta a sottovalutare enormemente quello che il fascismo è stato, e questo proprio in un momento storico in cui da un lato proliferano le organizzazioni e le iniziative di stampo apertamente fascista e dall'altro è comune l'atteggiamento di chi dice che sono ormai passati settant'anni e che il fascismo ha la stessa legalità delle altre forze politiche.

Franco Isman


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  30 giugno 2017