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L'improbabile referendum del 22 ottobre
Umberto De Pace

REFERENDUM LOMBARDIA

Non penso valga la pena perdere troppo tempo sul tema dei referendum sull'autonomia regionale che si terranno il 22 ottobre in Lombardia e Veneto, ma alcune riflessioni ritengo vadano fatte. E' stato detto da più parti che si tratta di referendum inutili. All'interno della Costituzione è prevista la possibilità di trattativa tra Regioni e Stato per una richiesta di maggiore autonomia; e il quesito è talmente generico che pare un “assegno in bianco”, una volta rilasciato dagli elettori i promotori della consultazione intraprenderebbero una trattativa con il governo sulla base di proprie proposte e progetti specifici.

Certo “non siamo in Catalogna”, continuano a ripetere i promotori per tranquillizzare l'elettorato, senza però ricordare, almeno per quanto riguarda il Veneto, che non si parla di indipendenza nel quesito referendario solo perché la Corte Costituzionale ha cassato i quesiti che la citavano, presentati dalla giunta regionale veneta nel 2014.

Ma siamo certi che sia veramente un referendum inutile?
Una sua utilità ce l'ha, ed è quella di surrogare la propaganda politica di partito sempre più in affanno e in difficoltà dal punto di vista dei consensi. Non è un caso che il referendum da strumento fondamentale di espressione democratica per i cittadini, venga sempre più spesso utilizzato dai poteri costituiti quale supporto o affermazione di progetti politici di parte.
La vetrina mediatica offerta da una campagna referendaria permette alle forze politiche di fare propaganda, non ultimo, a spese dei contribuenti. Permette altresì di testare sul campo la presa e maturità sul tema per poi magari distorcerla o riformularla a proprio uso e consumo. In tal senso la genericità dei quesiti o l'estrema loro sintesi (come è stato per quello recente sulla Costituzione) rappresenta un semplice quanto funzionale strumento manipolatorio. Che vi siano aspirazioni che vadano ben al di là dell'autonomia in una consistente parte dei promotori dei referendum non è un mistero. Resta invece un mistero capire come farà all'indomani del voto quella parte del PD o del Movimento 5 Stelle, schierata per il SI, a distinguersi dalla Lega e dai vari movimenti autonomisti e indipendentisti che si approprieranno inevitabilmente del risultato.

Ma se il referendum del 22 ottobre è alquanto improbabile cosa dire sul tema dell'autonomia?
Anche se personalmente non lo ritengo prioritario in questo momento è certamente un tema importante, degno di attenzione, confronto e discussione. Ritengo inoltre che le forze politiche delegate ad amministrare sulla base del voto popolare, abbiamo non solo il diritto ma il dovere di portare avanti il programma con il quale si sono presentate alle elezioni. E se fra i punti del loro programma vi è una forte richiesta di autonomia che lavorino in tal senso per portare a casa il risultato. Gli strumenti sono a loro disposizione e alla fine del loro mandato verranno giudicate su questo. Ciò che invece non è tollerabile è vedere, ancora una volta, forze politiche intraprendere facili scorciatoie abusando dello strumento referendario e sperperando denaro pubblico.
Comunque sia il 22 ottobre siamo chiamati ad andare a votare. Per chi, come il sottoscritto, non ha mai emesso “assegni in bianco” e non è disposto a concedere il proprio voto, qualunque esso sia, alla mercé dei politici del “giorno dopo”, l'unica cosa da fare è non andarci. Ed è quello che farò, mio malgrado, per la prima volta nella mia vita.

Umberto De Pace


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  11 ottobre 2017