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Puigdemont cuor di leone
Franco Isman

Manifestazione nella catalana Alghero

La Costituzione spagnola del 1978, emanata dopo la fine della dittatura di Franco, sancisce "l'unità indissolubile della nazione spagnola” pur concedendo ampie autonomie alle regioni, come del resto fa quella italiana che all'art.5 afferma che “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali…”. Evidente quindi come la Corte Costituzionale spagnola non potesse che bocciare la legge di convocazione del referendum e sospendere il provvedimento sulla scissione.

Nessun appoggio internazionale: l'Unione Europea si è schierata decisamente a fianco del governo centrale spagnolo, soltanto i partiti indipendentisti nelle diverse nazioni si sono mostrati solidali, entusiastico appoggio, naturalmente, da Alghero, antico insediamento catalano dove si parla un catalano più puro di quello di Barcellona, ma anche il Parlamento sardo ha espresso una mozione a favore dell'indipendenza.

Il governo catalano, a maggioranza indipendentista, ha deciso di proseguire comunque con l'effettuazione del referendum per la proclamazione dell'indipendenza, nonostante l'opposizione e gli avvertimenti del governo centrale, forse troppo blandi.

Secondo i dati del governo, di cui non si hanno conferme terze, hanno partecipato alla consultazione referendaria 2,26 milioni di persone su oltre 5,3 milioni di elettori (42,6%) e 2,02 milioni (38,1%) hanno risposto 'sì' alla domanda: "Vuoi che la catalogna diventi uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?"
Una maggioranza decisamente risicata, anche se molto presente sulle piazze, che avrebbe dovuto consigliare molta prudenza. Ma così non è stato ed il Parlamento catalano ha proclamato l'indipendenza facendo scattare la reazione del governo centrale che, ai sensi dell'articolo 155 della Costituzione, ha sciolto il governo catalano commissariando la regione ed indicendo nuove elezioni.

Carles Puigdemont, ex presidente del governo catalano e smargiasso capopopolo nei giorni scorsi, è fuggito in Belgio con alcuni membri del suo governo, mentre quelli rimasti in Catalogna sono stati incriminati per “ribellione” e rinviati a giudizio. Ci si aspettava che affrontasse a testa alta il processo cercando di far valere le ragioni sue e dei suoi seguaci ma Puigdemont non è evidentemente un cuor di leone. Sarebbe finito per qualche tempo in carcere, sarebbe stato considerato un martire, ma certamente liberato in poco tempo. Ma, come diceva don Abbondio “il coraggio, uno non se lo può dare”.

Franco Isman


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  2 novembre 2017