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Il volto femminile della Costituzione
Tania Marinoni


E' stata inaugurata domenica 22 aprile nella sala consiliare di Vedano la mostra dedicata alle ventun donne che contribuirono a redigere settant' anni fa la Costituzione. L'iniziativa, organizzata da Anpi e patrocinata dal Comune di Vedano, si è aperta con l'intervento di Patrizia Lecchi, presidente del consiglio comunale, che ha reso omaggio a tutte le donne impegnate nell' affermare i loro diritti e nel divenire cittadine attive. In un breve excursus storico la relatrice ha ripercorso le tappe fondamentali che portarono il 2 giugno 1946 alla prima votazione nazionale a suffragio universale. Fino ad allora alle donne non era stata concessa alcuna forma di partecipazione alla vita politica del Paese, ma solo la cura della dimensione domestica: si dedicavano alla prole, ma a capo del nucleo familiare era sempre, e comunque, l'uomo. Nel ventennio fascista le donne assolvevano ad un ruolo fondamentale: quello di allevare obbedienti soldati per la patria; tuttavia venivano ritenute inadatte allo studio e a ricoprire qualsiasi incarico di comando.


Eppure, in diverse occasioni diedero un contributo determinante al loro Paese. Durante le cinque giornate di Milano, ad esempio, si adoperarono alacremente contro il governo austriaco e anche Monza ricorda nella toponomastica le figure femminili che si distinsero contro le truppe asburgiche.
Lo scoppio della prima guerra mondiale conferì alle donne un ruolo di grande rilevanza sia nelle fabbriche, che all'interno delle famiglie, quando gli uomini furono inviati al fronte. Lo stesso avvenne durante il secondo conflitto mondiale e nella lotta di Liberazione. La poetica resistenziale le ritrae come figure di contorno, o come staffette: diverse invece assolsero ruoli di primaria importanza. Numerose, quindi, le donne che contribuirono attivamente nella guerriglia partigiana, ma davvero esigui furono i riconoscimenti. Ad affermarlo, come ha rammentato Rosella Stucchi, presidente dell'Anpi di Monza, fu lo scorso anno Laura Boldrini, quando esortò ad onorare anche le “madri” della Repubblica.

L'Assemblea Costituente, l'organo legislativo elettivo finalizzato a redigere la Costituzione e che votò la fiducia ai primi governi De Gasperi, era costituita 556 deputati, di cui soltanto ventun donne: un numero che corrispondeva al 4%. Tra i componenti dell'Assemblea costituente furono scelti 75 membri con il compito di elaborare e proporre il testo costituzionale: di questi solo cinque erano donne. Una disparità in numero che appare piuttosto considerevole, se considerata oggi; una sproporzione che suscita ogni anno lo stupore degli studenti davanti ai quali Rosella Stucchi testimonia i valori sanciti con la Resistenza.

Nonostante fossero presenti in numero molto ridotto rispetto alla componente maschile, le donne contribuirono in maniera determinante alla stesura della carta costituzionale. Diversi articoli infatti furono fortemente voluti da loro. Tra questi, l'articolo 3, che riconosce la pari dignità sociale e l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”; l'articolo 11, con cui l'Italia “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, che, quando venne votato, ha rammentato Rosella Stucchi, vide le ventun donne tenersi per mano. Un'immagine molto bella, questa, che testimonia l'unità di intenti e la convergenza di ideali delle diverse anime, concordi nel collaborare per redigere la Costituzione.

L'operare per ciò che si ritenne il bene comune, nonostante la diversa provenienza politica, è un tema su cui si è soffermato domenica anche Eneo Baborsky: all'incirca metà di queste donne militava nelle fila della Democrazia cristiana, metà nel PCI e due erano socialiste. Ciascuna con le proprie sofferenze, ma unite nel voler dare un nuovo ordinamento ad un Paese devastato. Tuttavia, di loro non ci si ricorda nemmeno il nome e nella dicitura “Padri della Costituzione” si omette di ricordare la componente femminile.
Vedano, con la sua mostra fotografica, ricorda ventun donne determinate, che dimostrarono il loro coraggio nella Resistenza e nel confronto politico con i colleghi uomini. Ventun volti femminili, che durante l'inaugurazione della mostra a loro dedicata, sono stati presentati anche sotto l'aspetto umano.

Restano aperti importanti interrogativi proposti dai relatori come spunti di riflessione. Quesiti inerenti all'attuale condizione della donna, soprattutto in ambito istituzionale e lavorativo. Sintomatici alcuni dati, come quello che registra l'Italia all'ultimo posto in Europa in termini di occupazione femminile, oppure il fatto che solo uomini fino ad ora hanno ricoperto la più alta carica della Repubblica.
La nostra Costituzione compie settant'anni e anche su questo tema ci attende ancora molto lavoro.

Tania Marinoni

cliccare sull'immagine per andare sulle pagine di Michela Nanut con i disegni singolarmente ingrandibili

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  4 maggio 2017