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Il nuovo governo
Giuseppe Poliani

Governo Conte


“Uno scossone necessario”. Così G. Zagrebelsky ha sinteticamente definito il complesso fenomeno politico-sociale chiamato Sessantotto (Micromega, 2/2018) fenomeno iniziato ma mai finito.

Faccio mia questa definizione che si adatta bene alla situazione politica italiana odierna, culminata con la nascita del “governo del cambiamento” presieduto da Giuseppe Conte.
Ci sono dei parallelismi e analogie ben correlabili fra i due eventi, anche se molto distanti nel tempo e nelle rispettive dimensioni sociali e culturali, che risultano di diverso ordine di grandezza fra loro: il “Sessantotto” italiano, un complesso fenomeno politico, sociale, culturale ed economico che, pur appartenendo ormai alla nostra storia del secolo scorso, rimane ormai irreversibilmente cristallizzato e vivo in molti aspetti e forme del vivere quotidiano; la nascita della terza repubblica con il governo Conte, espressione più modesta di una nuova generazione emarginata, volutamente inascoltata e sottovalutata come lo furono i giovani sessantottini, che tenacemente riesce a troncare il potere di una classe politica vecchia nelle idee e da troppi anni corrotta ed incapace, che ha fallito.

Questo contrasto odierno, quasi esclusivamente generazionale se si considera l'età media dei vari elettori schierati nei vari partiti e movimenti politici contrapposti, che sembra in apparenza un fatto sociale isolato e circoscritto, relativo a normali vicende politiche interne di un paese democratico come è l'Italia, dove si verifica una sana alternanza al potere, in realtà rappresenta una discontinuità importante, ed un inedito e irreversibile punto di partenza di un modo di fare politica e di organizzazione degli elettori.

Forse esagero ma mi verrebbe da dire che niente sarà più come prima dopo il governo Conte. Come ha detto Crimi al Senato, si sono sentite nell'aula parlamentare parole dal presidente del Consiglio mai sentite prima d'ora dalla sua generazione !
A partire dal modo di ascoltare ed affrontare i problemi delle persone da parte dei ministri, alle modalità di organizzazione dei vari schieramenti politici, ai comportamenti pubblici e privati dei politici e dei governanti, alle modalità di svolgimento della campagna elettorale e della scelta dei candidati, al linguaggio usato dalle personalità di governo, al rispetto delle idee altrui.

Il governo attuale è una cesura storica, espressione del fallimento dei governi precedenti ma anche della volontà popolare secondo una legge elettorale proporzionale che, benché pessima, non fa vincere nessuno ma fa partecipare tutti.
Sarà un cambiamento in positivo dopo il tragico cambiamento in negativo del governo Renzi. Come dice Davigo, difficile fare peggio del governo precedente.

So che la sinistra radicale è e sarà molto critica con questo governo, ma è il male minore.
Il PD ha definito ideologicamente “fascista”, prima ancora che partisse, questo nuovo governo, quando tutta la legislatura guidata da Renzi e Letta ha fatto cose di destra, persino assenti o contrarie a quanto scritto nel programma elettorale originale nei modi ormai noti e, con Minniti ministro (“Minniti ha fatto un buon lavoro” ha detto Salvini e questo la dice lunga su che cosa ha fatto Minniti per i migranti !), anche cose al di fuori della Costituzione, dei diritti fondamentali e universali della persona. Inutile scendere oggi in piazza o protestare in parlamento per difendere una Costituzione che ieri si voleva sfigurare e cancellare.

Certamente questo governo Conte è sostenuto anche da una forza politica chiaramente di destra e razzista, ormai storicamente presente sulla scena politica italiana, che da sempre è stata intrisa di fascismo nostrano, e per questo occorre tenere vivo il controllo politico e democratico su certi ministri; questo grazie al PD che, sbagliando testardamente per l'ennesima volta in modo miope, non ha neppure voluto tentare di formare un governo con il M5S, mancando così un'occasione unica per isolare all'opposizione tutta la destra italiana (quella becera, quella liberista e quella razzista) e governare riscattandosi con forze politiche giovani e oneste.
Credo che con questa mossa il PD si sia collocato ormai sul piano inclinato di un irreversibile declino.

Questo nuovo governo è una grande speranza per tutti noi ma soprattutto per i giovani, i più tartassati, vessati, umiliati ed emarginati e da subito si è visto che sia il problema della dignità del lavoro sia quello dell'occupazione giovanile sono considerati prioritari dal governo e ciò mi fa ben sperare.

Ma c'è di più: la novità più importante è che uno sconosciuto cittadino laico, onesto e competente, che ha contribuito a scrivere il programma politico ed è diventato presidente del Consiglio, ci dice nella replica al Senato che dobbiamo riappropriarci della politica, parla di responsabilità sociale dell'impresa, di cultura della legalità per fare le cose bene, ci avverte che c'è oggi in Italia una giustizia censitaria e pretende carceri dignitose; considera il conflitto di interessi (conflitto epidemico) onnipresente in tutte le pieghe della società; denuncia finalmente che la gestione dei flussi migratori è stata fallimentare, vuole intervenire sulle criticità della scuola senza stravolgere il settore, annuncia un reddito di cittadinanza che non sarà assistenziale e sulla flat tax che sarà fatta in ambito costituzionale (ma su questo ultimo punto sono molto preoccupato anch'io).

E' un po' di tempo che non sentivo dire queste cose in modo credibile.
Lasciamo tempo al tempo in modo democratico rispettando un nuovo governo il cui programma è impietosamente e costantemente sotto i riflettori e le lenti di ingrandimento di tutti gli oppositori in modo inedito e spietato: fosse stato così per i governi Berlusconi o Letta o Renzi avremmo evitato forse molti problemi.

Giuseppe Poliani

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  7 giugno 2018