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Memoria e indifferenza
Franco Isman

INDIFFERENZA


Il 27 gennaio è il Giorno della memoria “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” (legge 20 luglio 2000, n. 211).

Indifferenza? Peggio, noia, contestazione.
Ancora? Ma è roba di settant'anni fa ! Ma ci sono cose ben più importanti cui pensare !
Eppure l'indifferenza, l'egoismo, il considerare “gli altri” diversi, hanno portato alla Shoah, lo sterminio di un intero popolo, realizzato nella nazione forse più colta ed avanzata d'Europa, la maggiore aberrazione dei tempi moderni, e sono purtroppo più attuali che mai.

Lo ha scritto con grande lungimiranza Primo Levi nella prefazione del suo capolavoro assoluto “Se questo è un uomo”:
…A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un'infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.

Lo ha detto la senatrice Liliana Segre nel suo nobile discorso di insediamento in Senato:
…mi rifiuto di pensare che oggi la nostra società democratica possa essere sporcata da progetti contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere mi opporrò con tutte le energie che mi restano, e non si stanca di ripeterlo nei suoi incontri con gli studenti, pochi giorni fa alla Scala, ma anche a Monza in dicembre. Ed ha voluto che la scritta INDIFFERENZA fosse incisa a caratteri cubitali all'ingresso del Memoriale della Shoah a Milano

E dal Binario 21, nei sotterranei della Stazione centrale, che oggi fa parte del Memoriale, iniziava la disumanizzazione dei prigionieri che, da uomini liberi venivano immediatamente degradati a schiavi. Arrivati da San Vittore su camion coperti, i prigionieri venivano caricati con la violenza dalle SS sui carri bestiame, che avevano un alto piano di carico, e fin dall'inizio non erano considerati uomini ma “stücke”, pezzi, ed i vagoni ne contenevano da 50 a 100 a seconda delle dimensioni, sempre comunque pigiati, come animali appunto.

Il viaggio, che durava cinque, sei, sette giorni, era terrificante: senza cibo, senza acqua, senza potersi lavare, con un secchio in un angolo per fare i propri bisogni ed il senso del pudore, a quei tempi, era molto maggiore di oggi. E se qualcuno moriva, come accadeva per persone anziane ed ammalate, rimaneva lì, fra i vivi. Fino all'episodio sconvolgente di Carolina Calò, deportata assieme ai suoi tre bambini, che partorirà il quarto nel carro bestiame, e verranno tutti gassati e “passati per il camino” appena arrivati ad Auschwitz (il marito Eugenio Calò, comandante partigiano, morirà combattendo, meritandosi la medaglia d'oro al v.m.). Ma anche a quello dei 50 ospiti dell'Asilo Gentilomo per anziani ebrei di Trieste (fra i quali anche una sorella del nonno di chi scrive, cieca e invalida), portati dai nazisti alla Risiera di San Sabba e da qui spediti ad Auschwitz.
In entrambi i casi soltanto per essere ammazzati con maggiore riservatezza.

Certamente, spediti ad Auschwitz soltanto per essere ammazzati.
Perché Auschwitz era contemporaneamente campo di lavori forzati e di sterminio. Immediatamente all'arrivo dei convogli, quando non dovevano aspettare perché i binari erano occupati, i prigionieri venivano brutalmente tirati giù dal treno e divisi fra quelli che venivano giudicati utili per il lavoro e vecchi, donne e bambini immediatamente, i m m e d i a t a m e n t e, portati alle camere a gas e poi nei forni crematori.

Elie Wiesel ha scritto:
Mai dimenticheṛ quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticheṛ quel fumo.
Mai dimenticheṛ i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticheṛ quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticheṛ quel silenzio notturno che mi ha tolto per l'eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticheṛ quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticheṛ tutto cị, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.


Le persone valide, sia uomini che donne, all'arrivo al campo venivano denudati, rasati completamente, tatuati con un numero sull'avanbraccio sinistro ed alloggiati in baracche sovraffollate, con cuccette a tre piani dove quasi sempre i prigionieri dovevano dormire in due, testa a piedi.
Quindi, ogni giorno, appelli infiniti e marce fino ai luoghi di lavoro, d'inverno esposti al gelo con stracci di vestiti di cotone e mangiando al limite della sopravvivenza. Chi non ce la faceva veniva ucciso sul posto o, scelto nelle periodiche selezioni, mandato nelle camere a gas. La “durata” di queste larve umane era molto limitata, ma i rimpiazzi continuavano ad arrivare.

INDIFFERENZA

Ma, prima della “Soluzione finale”, le vergognose e terribili leggi razziali, proclamate da Mussolini a Trieste il 19 ottobre 1938 davanti ad una folla strabocchevole e inneggiante che riempiva tutta piazza Unità e le rive antistanti (200.000 persone secondo le stime di allora) e definite da Gianfranco Fini (!) il “male assoluto del XX secolo”.
Leggi di una gravità inaudita, leggi che toglievano i diritti civili a 40.000 italiani: radiati dalla scuola, dalle università, da tutti gli uffici pubblici, dall'esercito, dalle assicurazioni, dagli ordini professionali e messi quindi nell'impossibilità di esercitare il loro lavoro e di mantenere la famiglia, depredati delle loro proprietà oltre un certo valore, con il divieto dei matrimoni misti, senza il diritto di sentire la radio (venivano requisite). “Vietato l'ingresso ai cani e agli ebrei” si è arrivati a scrivere in qualche bar. 

Per rendersi conto di cosa siano stati i lager nazisti ed a quali abissi di disumanità siano arrivati è necessario, anzi è un dovere, leggere o rileggere “Se questo è un uomo” di Primo Levi: le poche frasi sempre citate non sono sufficienti.


Franco Isman




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  27 gennaio 2019