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Matteo Renzi e l'Arabia Saudita - 2
Cordone sanitario
Umberto De Pace



Il Corriere della Sera di domenica 7 marzo, in un breve trafiletto dal titolo “Renzi: più ferito dalle parole di certe toghe che dai bossoli”, riporta la denuncia del senatore di Italia Viva della richiesta di creare un “cordone sanitario” nei suoi confronti avanzata da Nello Rossi, direttore della rivista della corrente di Magistratura democratica, bollandola come una frase “di enorme gravità”. In effetti siamo di fronte a un'affermazione forte, la quale però è difficilmente comprensibile nell'ambito di quelle poche righe all'interno delle quali i virgolettati di Matteo Renzi trovano piena corrispondenza, come da sua enews di sabato 6 marzo, mentre quanto scritto da Nello Rossi non trova nessuna spiegazione o contestualizzazione, né sul quotidiano milanese né tantomeno nella enews del senatore.
Nel suo articolo Nello Rossi scrive: “Se l'Italia vuole conservare un accettabile grado di credibilità nel contesto internazionale deve stringere un cordone sanitario intorno a sortite come quella “araba” di Matteo Renzi, ricordandogli che essere stato presidente del Consiglio comporta oneri anche quando si è cessati dalla carica e che essere parlamentari di una Repubblica democratica non è compatibile - eticamente e politicamente – con l'adulazione dei despoti.”. Nulla di personale quindi ma un fermo richiamo al rispetto e alla salvaguardia delle istituzioni. I bossoli citati nel titolo del Corriere, sono quelli ricevuti da Matteo Renzi, in una busta recapitata al Senato e non possono che essere condannati quale atto infame, sul quale indagare affinché non debba più ripetersi e il senatore merita ovviamente la solidarietà da parte di tutti. Quanto invece possano averlo ferito più dei bossoli le parole di Nello Rossi, lo si può comprendere solo nei reiterati tentativi di Matteo Renzi di sfuggire alle proprie (ir)responsabilità di fronte all'evidenza dei fatti. Tentativi che rasentano il ridicolo di fronte a puerili autointerviste o improbabili conversazioni con discutibili giornalisti tipo Augusto Minzolini. Tutte cose già tristemente viste, purtroppo, nel panorama politico di questi ultimi decenni all'interno di quella sottocultura politica mistificatoria e irresponsabile nella gestione delle istituzioni e del bene comune, ma molto ben preparata e arrogante nel difendere i propri interessi di parte. Una sottocultura trasversale agli schieramenti politici ma profondamente radicata nel tessuto sociale e politico del nostro paese.
Non si dovrebbe nemmeno stare a discutere sul fatto che nessuna carica istituzionale della Repubblica democratica italiana possa permettersi di “adulare dei despoti”, per usare le parole di Nello Rossi, senza pagarne le conseguenze. Non dovrebbero necessitare leggi o regolamenti atti ad impedire ciò che la semplice coscienza civile e democratica dovrebbe rifiutare senza esitazione alcuna. Ciò non è avvenuto e tale comportamento, cosa ancor più grave, viene rivendicato da parte dell'interessato. Non è più il tempo di porre solo domande, la gravità della situazione richiede di agire attraverso atti formali. Matteo Renzi è membro della commissione difesa del Senato, la sua incompatibilità e il suo conflitto personale di interessi sono evidenti a qualsiasi coscienza democratica. Occorre chiedere le sue immediate dimissioni, è in gioco la credibilità e autorevolezza delle istituzioni.

Umberto De Pace


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  14 marzo 2021