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08 dicembre 2013

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Tutto a posto, niente in ordine
Di Eugenio Scalfari su la Repubblica

SIAMO tutti illegittimi, urla Grillo nei comizi che le televisioni italiane (La7 in particolare) riportano integralmente col risultato che la demagogia più smodata d'Italia occupa gli schermi dove l'ex comico - se invitato - non metterebbe mai piede.

Tutti illegittimi, naturalmente deputati, senatori e consigli regionali. Ma se Grillo fosse conseguente dovrebbe estendere l'illegittimità anche ai membri della Corte costituzionale nominati dal Parlamento e anche dal Capo dello Stato, illegittimo anche lui, alle leggi emanate dal 2006 in poi sui più vari argomenti, alle direttive europee ratificate, alle opere pubbliche eseguite con appalti privati. Dovrebbero insomma essere cancellati sette anni di storia pubblica e in parte anche privata di questo Paese. Grillo ignora cioè (o fa finta pensando che larga parte degli italiani credano a quanto lui dice) che le sentenze della Corte non sono retroattive e si applicano soltanto dal momento in cui sono pubblicate dalla Gazzetta Ufficiale il che avverrà nel prossimo gennaio. Quelle di Grillo sono dunque baggianate demagogiche, avallate però e fatte proprio da Brunetta e da tutto lo stato maggiore di Forza Italia.

La realtà è che la sentenza della Corte sulla legge elettorale "Porcata" (così definita a suo tempo dal suo presentatore, il leghista Calderoli) rappresenta uno schiaffo ben meritato ad un Parlamento volutamente dormiente su questo tema nonostante i molti pronunciamenti che la Corte aveva tre o quattro volte anticipato senza poterli tradurre in atto per mancanza di parte offesa e ricorrente.

Alla fine un ricorrente, Aldo Bozzi, si è manifestato e la Corte ha agito prontamente. Dunque ora tutto è tornato in ordine? 

Sarà pure tutto in ordine, ma niente è a posto. La sentenza ha sanato uno sconcio costituzionale ma ha dato luogo ad un pasticcio politico pressoché insolubile. Poteva e doveva prevederlo ma non l'ha neppure preso in considerazione motivando la sua omissione con un argomento apparentemente dirimente: le conseguenze politiche non sono di pertinenza di chi esercita giustizia. È vero come è anche vero che nessuno può intervenire in materia elettorale lasciando un Paese senza una legge che ne assicuri l'esercizio. Un Paese senza legge elettorale sarebbe infatti in preda all'anarchia politica. Ma la Corte ha risolto il problema, resuscitando il sistema proporzionale. Ma qui nasce il pasticcio, anzi il subbuglio, anzi un vero e proprio sfascio ed ecco perché.

 La Corte è il nostro massimo organo costituzionale, sovraordinato a tutti i poteri dello Stato, perfino al presidente della Repubblica che pure ne nomina alcuni membri; perfino al potere esecutivo cioè al governo, perfino al potere legislativo cioè al Parlamento e perfino alla magistratura quando questi vari poteri che compongono quello che si chiama Stato di diritto, elemento fondante di ogni democrazia che sia veramente tale, compiano atti incostituzionali.

 Bene. In che modo la Corte esercita il suo potere sovraordinato sugli altri e qual è lo strumento di cui si avvale? Sentenze. Di vario tipo: deliberative, interpretative, additive. Sentenze che eliminano atti incostituzionali, quale che ne sia l'autore e la materia. La definiscono "ammazza-legge" il che significa che la Corte ha soltanto un parere negativo. 

Questa volta, purtroppo per lei e per il Paese, la Corte ha rivoltato la frittata, ha ammazzato un pezzo soltanto della legge "Porcata" ed ha instaurato una nuova legge che è appunto quella proporzionale pura. Questo avrebbe dovuto evitarlo.

Lo scrive anche un egregio costituzionalista, Michele Ainis, in un articolo di fondo sul "Corriere della Sera" di giovedì che è per due colonne favorevole all'intervento della Corte anche per ciò che riguarda il suo risultato finale e cioè la proporzionale che incontra il suo favore. È vero che la proporzionale è stata in vigore dal 1947 fino al 1992 ed ha sempre espresso una solida maggioranza ma allora erano altri tempi e lo schieramento si divideva in due parti soltanto: una minoranza comunista da un lato e una maggioranza anticomunista dall'altro dominata dalla Democrazia cristiana. Oggi la situazione è completamente cambiata, non siamo più in una fase bipolare ma tripolare o addirittura quadripolare e quindi la proporzionale sarebbe un caos. Così scrive intanto Ainis, confermando uno dei punti che abbiamo già sollevato: "La Consulta non ha cassato l'intera legge elettorale. Ha cassato il premio sia alla Camera che al Senato. Ne scaturisce una proporzionale pura. I partiti potranno e dovranno correggere, emendare, riformare. Come? È impossibile pretendere ricette dai giudici costituzionali: la loro funzione si esercita soltanto in negativo. Serve dunque un'operazione di cosmesi".

 Ainis la chiama cosmesi. Francamente la parola mi sembra eufemica. Altro che cosmesi, siamo alla chirurgia di eccellenza e non ne abbiamo molti di chirurghi di tal fatta. Si tratta nientemeno che di mantenere il principio proporzionale che dà a tutte le forze politiche un'adeguata rappresentanza, ma assicurando altresì la governabilità, possibilmente senza alleanze tra forze opposte che possono unirsi solo per breve tempo quando vi siano casi eccezionali di necessità e di emergenza.

Ma anche ammesso che questi chirurghi di eccellenza vi siano, occorre che vengano fatti entrare nella sala operatoria con i ferri, i liquidi e i gas necessari al buon esisto dell'operazione. Ipotesi al momento molto dubitabile perché la proporzionale pura con soglie d'accesso minime fa gola a molti: sicuramente a Forza Italia, a Grillo, alla Lega, alla Sel di Vendola e perfino alla nuova destra di Alfano. Ma ancora, per quel che valgono numericamente, fa gola ai radicali, a Rifondazione comunista, alle liste dei pensionati, degli animalisti, dei No Tav, a eventuali scissionisti del Pd e delle Cinque stelle.

Questo è il panorama. La Corte non se ne cura perché non è compito suo. Ma la Corte sapeva che aver cancellato la "Porcata" avrebbe dato vita ad un'operazione non soltanto negativa ma anche positiva ed avrebbe di fatto gettato il Paese nell'ingovernabilità. Probabilmente sarebbe stato molto meglio annullare l'intera Porcata facendo rivivere il "Mattarellum" che con tutti i suoi difetti assicura però un certo equilibrio tra proporzionale e governabilità. Per aggiornarlo basta in quel caso sì, un'operazione di cosmesi.

Non è quindi vero che la Corte non abbia considerato il risultato "positivo" della sua "ammazza-legge". C'erano due risultati positivi ed ha scelto il peggiore, il più controverso, il più difficile da emendare. Ho molta stima per la Corte e ne ho quasi sempre difeso le pronunce; di alcuni suoi componenti sono anche amico da molti anni. Non so e non voglio sapere da che parte siano stati nelle votazioni della sentenza, ma il risultato è pessimo anche se la Corte non può più emendarlo né il Parlamento, quand'anche si sentisse leso nelle sue prerogative. Infatti ricorrere contro una sentenza emessa da un organo preordinato agli altri è cosa impossibile.

Ricordo a questo proposito che l'ex presidente della Corte, Piero Alberto Capotosti, in un articolo di fondo sul "Messaggero" di giovedì scorso, aveva sostenuto con dovizia di argomenti che la Corte non doveva intervenire in materia di leggi elettorali. A intervento avvenuto, si è rassegnato. Che cos'altro poteva fare?

C'è un altro presidente emerito della Corte del quale è interessante sentire l'opinione su quanto è accaduto. Collabora a Repubblica ed è Gustavo Zagrebelsky. Di solito non parla della Corte avendola a suo tempo presieduta, ma stavolta ha superato lo scrupolo, ne vale la pena. Potete leggere la sua intervista (NDR vedi sotto) nelle pagine del giornale.

C'è un'altra ed ultima domanda che si pone: il governo Letta esce indebolito o rafforzato da questa vicenda? Bisognerebbe saper guardare nella palla di vetro per rispondere, ma di una cosa sono convinto: non può disinteressarsene. Deve proporre nei prossimi giorni un disegno di legge elettorale che delinei la convivenza tra i principi proporzionali e quelli della governabilità ed insieme proponga anche una legge costituzionale da approvare a suon battente sulla trasformazione del Senato in Camera delle regioni con relativo taglio del numero dei parlamentari. Nel frattempo vada avanti a passo accelerato nella politica economica e si faccia valere a Bruxelles. Sono cose da fare senza perdere più un attimo di tempo. E niente semipresidenzialismi o sindaci d'Italia: sarebbe come cadere dalla padella nella brace. 

 


Zagrebelsky: “Schiaffo dalla Consulta ma lo Stato deve sopravvivere e il Parlamento è legittimo”
Intervista di Liana Milella su la Repubblica

La sentenza della Corte? «Ci riporta alla Prima Repubblica». Il Parlamento attuale? «È delegittimato, ma non annullato». I 148 deputati ancora non convalidati? «Possono sperare». Grillo? «A lui si è data materia, ma non ha ragione ». C’è stato uno schiaffo della Consulta al Parlamento? «Sì, ma forse finirà tutto lì». Il professor Gustavo Zagrebelsky con Repubblica riflette sulla sentenza della Corte sul Porcellum e sulle sue conseguenze.

Grande caos. Grillo impazza. Vuole fuori dalla Camera i 148 “abusivi”. In realtà, vuol far fuori tutti. La sentenza della Corte cancella la storia d’Italia a partire dal 2005, quando è stato votato il Porcellum?
«Un’osservazione sul “grande caos”. Ci si è cacciati in un vicolo cieco, del quale è difficile vedere l’uscita. Possiamo prevedere che ci sguazzeranno a lungo politici, politicanti, giuristi, azzeccagarbugli. Cerco di non far la fine di questi ultimi. Siamo forse alla fine di un ciclo. Se una lezione siamo ancora in tempo a trarre per l’avvenire è che ogni piccolo cedimento quotidiano, alla fine produce una valanga che ci travolge tutti».

A proposito di Grillo, che impressione le fa l’attacco alla collega dell’Unità Maria Novella Oppo?
«Le liste di proscrizione ci riportano a un periodo buio. Una cosa è la polemica sulle idee, che può essere accanitissima, un’altra l’attacco alle persone. Le idee si discutono e si contestano, le persone si rispettano».

Torniamo ai travolgimenti, la sentenza travolge o no 7 anni di storia costituzionale?
«No. Per il principio di continuità dello Stato: lo Stato è un ente necessario. L’imperativo fondamentale è la sua sopravvivenza, che è la condizione per non cadere nell’anomia e nel caos, nella guerra di tutti contro tutti. Perfino nei cambi di regime c’è continuità, ad esempio dal fascismo alla Repubblica, o dallo zarismo al comunismo. Il fatto stesso di essere costretti a ricordare questo estremo principio significa che siamo ormai sull’orlo del baratro».

Dunque, questa sentenza non è retroattiva?
«Se si applicano le regole comuni, e se la Corte non si inventa una qualche diavoleria, la situazione in termini giuridici è la seguente: dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza (non del comunicato, ma delle motivazioni, ndr.) la legge dichiarata incostituzionale non può più essere applicata».

Quindi esiste o non esiste il problema dei 148 eletti col premio di maggioranza? Propaganda politica a parte, vanno convalidati prima, vanno sostituiti, possono stare tranquilli
«Su questo i giuristi scateneranno la loro fantasia e possiamo aspettarci le tesi più diverse e contraddittorie. Si può ragionare così: l’elezione di febbraio è un fatto concluso, sotto la vigenza di quella legge. Quindi la giunta per le Elezioni non dovrebbe fare altro che trarre le conclusioni di quella elezione. Portando a termine la vicenda elettorale, secondo la legge vigente allora. Oppure si potrebbe dire che la giunta, nel convalidare o non convalidare, non può applicare la legge vecchia e deve tener conto di quella nuova. Questa seconda soluzione porterebbe al caos, anche perché i deputati non convalidati non potrebbero essere sostituiti da altri tra quelli non eletti, perché anche la loro elezione sarebbe illegittima. Ma è proprio qui che dovrebbe valere il principio della continuità dello Stato».

Nel suo comunicato la Corte dice che il Parlamento può fare la legge elettorale che crede. Secondo lei, oltre ogni ragionevole dubbio, sta parlando di “questo” Parlamento?
«Vede bene… a che punto siamo giunti: in nome dellasalus rei pubblicaeci dobbiamo tenere istituzioni parlamentari che solo un cieco non vedrebbe quanto la attuale vicenda abbia delegittimato dal punto di vista democratico. L’incostituzionalità della legge elettorale del 2005 deriva dalla violazione dei principi che riguardano il diritto di voto. Se anche nulla accadrà giuridicamente, i nostri governanti si rendano conto che molto deve cambiare politicamente. Quello che è accaduto rischia di essere un colpo mortale alla credibilità delle istituzioni».

Ma lei che giudizio dà della sentenza della Consulta?
«È forse la decisione più legislativa che la Corte abbia mai pronunciato. Apparentemente elimina pezzi della legge, in realtà vale come ribaltamento della sua logica perché sostituisce un sistema maggioritario con uno puramente proporzionale. A mia memoria, un’operazione delgenere non era mai stata tentata».

Sarebbe stato meglio azzerare tutto e ripristinare il Mattarellum? La corte avrebbe potuto farlo…
«Avrebbe potuto ammettere il referendum di due anni fa facendo “rivivere” il Mattarellum. A maggior ragione avrebbe potuto farlo in questa occasione. Ma la storia non si fa con i se».

Che succede adesso? Se, per assurdo, si votasse domani, con che legge si voterebbe? E cosa succederebbe dopo l’uscita delle motivazioni?
«Domani, si voterebbe con la vecchia legge. Dopo le motivazioni con una proporzionale».

E come la mettiamo con il voto di preferenza? La Corte dice che il cittadino elettore ne deve esprimere almeno una. Questo non annulla tutti gli eletti attuali che non sono stati frutto di una preferenza e che succederà per quelli futuri?
«Per la prima parte, se vale, vale il principio di continuità. Per il futuro è onere della Corte rispondere nella sua sentenza. La legge che ne risulta deve essere di per sé funzionante e spetta a lei dirci come».

Lei ha criticato il Porcellum tante volte. Adesso, se dovesse dare un consiglio ai nostri legislatori, cosa gli direbbe? Di lasciarlo com’è dopo la “cura” della Corte, di integrarlo, di buttarlo via tutto?
«È una domanda strettamente politica perché le opzioni possibili sono le più diverse ».

Sì, ovviamente. Ma cosa sarebbe più utile per il nostro Paese?
«Come le opzioni, anche le opinioni sono le più diverse. Si possono lasciare le cose così come staranno dopo la sentenza della Corte. Da giurista, dico che il proporzionale è un sistema altrettanto degno quanto il maggioritario, quindi non è affatto obbligatorio che il Parlamento intervenga per modificare la legge in questa direzione. Se si vuole farlo, lo si può fare. Ogni sistema elettorale, purché non pasticciato, ha la sua dignità, i suoi pregi e i suoi difetti. Ma qui dovrebbero entrare valutazioni di politica istituzionale. Purtroppo non c’è materia come quella elettorale in cui prevalgono gli interessi immediati dei partiti politici. Da questo punto di vista, non vedo per quali ragioni si dovrebbe trovare oggi quell’accordo che per tanto tempo non è stato possibile raggiungere».

La sua previsione?
«Che ci terremo il proporzionale e si continuerà a dire che la si vuol cambiare per guadagnare tempo e lasciare le cose come stanno».


 

  9 dicembre 2013