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sulla stampa
10 dicembre 2013


Cosa significa finire nella gogna di Grillo
Francesco Merlo su
la Repubblica


All'inizio l'ho presa a ridere. Leggere "più che un merlo mi sembra una cornacchia", "merlo di nome e di fatto", "vai a cinguettare altrove", mi riportava al ginnasio quando il professore per interrogarmi diceva: "Merlo, ce la fai una cantatina?". Ma già nel pomeriggio avevo cambiato radicalmente umore.

Dopo una lunga serie di "leccaculo", "pennivendolo di regime", "l'uccello di repubblica fa schifo anche al mio uccello e la carta di quel giornale è buona per la merda di cane", un tipo con un nome che sembra vero, Umberto Vassallo, mi ha mandato nell'occhio (testuale) il suo "sputo elettronico".

E mi sono chiuso in casa, ho ingoiato tutti gli insulti, uno per uno, e ho persino rivalutato il turpiloquio quando un tal Napoleone mi ha spiegato che "sarà il Popolo a giudicare, questa è una "guerra", non l'ha scelta né Grillo né chi milita in questo movimento!! L'ha scelta chi ha ridotto il paese in queste condizioni..!". Quindi mi è tornato agli occhi l'ancheggiare spavaldo di un teppista mafiosetto, che avevo conosciuto quando lavoravo al giornale l'Ora, leggendo Victorio Pezzolla da Milano: "Non si tratta di usare le pallottole, ma ai giornalisti che mentono, come agli stronzi di regime, una qualche rappresaglia un mio amico  -  non io  -  dice che la farebbe. Tipo strisciare le loro macchine con la chiave. Non bisogna farlo però. Però però ...".

Io sono vecchio del mestiere, ne ho viste tante e non è la prima volta che mi insolentiscono e mi minacciano, proprio come diceva ieri il solo tweet grillino che mi ha fatto simpatia: "Caro Merlo, per farti insultare non avevi bisogno della lista di Grillo". Voglio dire che sono un polemista e mi piace pure la faziosità consapevole, onesta e dichiarata, perché accende la critica, turba e frastorna, suscita sentimenti e passioni, mobilita altre leali faziosità. Insomma ho sempre pensato che le polemiche sono il sale della democrazia.

E però non mi pare un polemista ma solo un vigliacco l'uomo (o donna? chi può dirlo?) che nel chiuso della sua stanzetta, più nascosto di un black bloc con il passamontagna, sotto lo pseudonimo di Antonio Augusto pigia i tasti del suo computerino: "Bisognerebbe appostarsi e, appena passa Merlo, lanciargli secchi di merda di porco". Un tal Giovanni più pulito mi vuole "al rogo!" perché sono "un servo di Letta" e io immagino che parli del nipote. Gio66 invece spera che repubblica mi "epuri quanto prima". Fabio Giarratana dice che sono "un mangiapane a tradimento". La firma Lorenzo apre il dibattito sulla pena da infliggermi: "Non che il giornalista debba essere gambizzato o ucciso, ma costretto a zappare la terra in un letamaio" dove, profetizza Giampaolo da Lisbona, rimarrò, "piccolo uccellino, a gracchiare solo e maledetto". Igor invece leggendomi è stato colto "da improvvisa sciolta intestinale" e perciò "stampa la pagina e ...".

Non ho ovviamente paura di nessuno di questi sporcaccioni che presi uno a uno sono ridicoli e innocui. Mi impressiona però il numero e l'altra sera mi sembrava di sentire marciare i loro tasti, come la tarantella di Morricone nel film "Allonsafan" quando battono i forconi. Solo che quelli erano i contadini poveri e questi sono gli incappucciati digitali.

Dunque ad un certo momento le contumelie, i "caro testa di cazzo..." arrivavano da tutti i lati, e non riuscivo più a seguirne l'origine. Dal blog, dal twitter, dal mio indirizzo mail, dai commenti nel sito dove archivio i miei articoli, le ingiurie crescevano come le coppie di conigli nel famoso rompicapo matematico del Fibonacci. Ma era come se gli insulti stimolassero la mia coscienza. Non cambiavo di umore perché mi offendevo, ma perché capivo il pericolo e capivo che è un pericolo al tempo stesso vecchio e nuovo.



Non sono neppure riuscito a incollerirmi, non c'era nessuno contro cui reagire. Mai però ho avuto così chiaro che Grillo e Casaleggio non sono stati ancora circoscritti e bene identificati. È vero che non sono Alba dorata ma, in un certo senso, sono peggio perché lì almeno funziona la profilassi ideale e culturale, come è sinora accaduto in Francia con Le Pen. Mentre qui c'è una complicità diffusa e una sottovalutazione, come fossero solo troll del web e non teppisti pericolosi, goliardi ingenui e non eversori malati, comici e non drammatici. Grillo non è un nuovo sessantotto, i grillini non sono i figli sulle barricate contro i padri. I capi sono miei coetanei inaciditi che innescano, danno fuoco alle polveri e nella black list dove oggi stanno i giornalisti domani metteranno i manager, gli artisti, le figure pubbliche..., sino a quando non arriveranno al vicino di casa.

Ecco perché di notte, mentre gli insulti continuavano a piovere, io ho sognato che quella marcia di tasti diventava un unico boato, un solo grande insulto che tornava finalmente al mittente, come uno sputo controvento.


  10 dicembre 2013