prima pagina pagina precedente




sulla stampa
11 dicembre 2013

la

Operazione Clean City: dichiarazione del sindaco di Monza
su
MONZACOMUNICA portale del Comune di Monza - 11 dicembre 2013

In relazione all'operazione Clean city della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura di Monza, interviene il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti:
“Si tratta di fatti gravi, riconducibili alla precedente amministrazione, che coinvolgono l'azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti in città, ex amministratori pubblici monzesi e due funzionari del Comune di Monza. L'inchiesta, come è stato riconosciuto anche dagli inquirenti e dalla Procura, ha visto nei mesi scorsi la piena e attiva collaborazione dell'attuale amministrazione e degli uffici, che hanno messo a disposizione della magistratura e degli investigatori tutti gli atti richiesti: nessun cassetto è rimasto chiuso”.
“Voglio rassicurare i cittadini sul fatto che il servizio di raccolta rifiuti sarà garantito attraverso un amministratore nominato dal tribunale, che ho già incontrato. Tra i nostri impegni c'è anche quello di dare continuità al servizio nell'interesse dei cittadini ma anche dei mille dipendenti dell'azienda monzese, che devono poter continuare a lavorare, come ha anche riconosciuto la Procura garantendo immediatamente la figura dell'amministratore”.
“Per quel che riguarda i funzionari del Comune coinvolti (un dirigente e un funzionario), auspicando che siano rapidamente accertati i fatti, abbiamo già provveduto a individuare le figure per garantire la continuità dell'attività amministrativa nel settore coinvolto. Come responsabile dell'amministrazione tutelerò in ogni sede l'immagine del Comune e dei dipendenti che quotidianamente compiono il loro dovere in un periodo di grande difficoltà per gli enti locali”.
“Nel caso l'inchiesta dovesse accertare che i presunti fatti corruttivi abbiano recato danni economici all'amministrazione e quindi ai cittadini, l'amministrazione si attiverà in ogni sede per chiederne il risarcimento”.
“Dal punto di vista politico ricordo che gli amministratori coinvolti (ex assessori ed ex consiglieri comunali) appartengono alla passata amministrazione e che quando sedevamo ai banchi dell'opposizione avevamo chiesto più volte - anche formalmente -, che l'appalto dei rifiuti venisse sottoposto all'esame del Consiglio comunale, cosa che non è avvenuta”.



Tangenti e appalti truccati sui rifiuti
da Nord a Sud, arrestate 26 persone
Fra i destinatari dei provvedimenti anche il sindaco di Pioltello, l'ex presidente di Amsa e il suo direttore generale, il vicesindaco di Frosinone e un assessore comunale di Andria. Le accuse: corruzione, turbativa d'asta, truffa e fatture false
su la Repubblica

(ansa) Sono contenuti in oltre 18.500 pagine gli esiti delle indagini dei finanzieri di Milano, coordinati dalla Procura della Repubblica di Monza, ribattezzata 'Clean City' e durata oltre un anno che ha permesso di fare luce "su una serie di condotte finalizzate all'illecita, sistematica aggiudicazione di appalti pubblici, nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti e dei servizi ambientali". Al centro delle indagini dei pm Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo c'è la Sangalli Giancarlo & C. srl: padre (ai domiciliari vista l'età) e tre figli (in carcere) alla guida dell'azienda di famiglia sono accusati di essere "l'epicentro del sistema corruttivo" indagato e di essersi aggiudicati appalti, per un valore complessivo di oltre 260 milioni di euro, attraverso il pagamento di tangenti a politici locali e funzionari pubblici, adoperatisi direttamente e indirettamente per manipolare le procedure di gara.

Sequestrati beni per 14 milioni. I capi d'imputazione contestati ai 26 arrestati (14 in carcere e 12 ai domiciliari, con obbligo di dimora nel comune di residenza per altri 15 indagati) sono indicati nelle 316 pagine dell'ordinanza. Si tratta di reati di corruzione, turbativa d'asta pubblica, truffa aggravata ai danni di ente pubblico ed emissione di fatture false. Sequestrate disponibilità finanziarie, titoli e immobili per un valore di circa 14 milioni di euro. Sono stati acquisiti documenti nei Comuni di Monza, Pioltello, Peschiera Borromeo, Andria e Frosinone e negli uffici di Metropolitana Milanese. Numerosi gli appalti pubblici vinti dalla Sangalli che sono finiti sotto la lente dei magistrati, tra cui quello per la raccolta dei rifiuti del Comune di Monza (assegnato nel 2009 e del valore di circa 127 milioni di euro).

L'Amsa: "Siamo parte lesa". Sono indagati per corruzione e turbativa d'asta l'ex assessore Giovanni Antonicelli (ai domiciliari); l'ex dirigente Gabriella Di Giuseppe (in carcere); il presidente e un componente della commissione Ambiente dell'epoca, rispettivamente Antonio Gabetta e Daniele Massimo Petrucci, oggi consigliere in Provincia di Monza e Brianza (entrambi con obbligo di dimora); un componente della commissione giudicatrice della gara, Claudio Brambilla; il consulente nominato per predisporre il capitolato tecnico, Stefano Mambretti (questi ultimi due ai domiciliari); il presidente e il direttore generale di Amsa Milano in carica nel 2009, rispettivamente Sergio Galimberti e Salvatore Cappello (per loro è stato stabilito l'obbligo di dimora). E dall'Amsa fanno sapere in una nota di ritenersi "parte lesa" nella vicenda".

La maxi tangente dei Sangalli. Giancarlo Sangalli e i figli Patrizia Annamaria, Daniela e Giorgio Giuseppe "sono accusati di aver corrisposto una maxi tangente quantificata in oltre un milione di euro, suddivisa tra politici e funzionari del Comune di Monza, riuscendo a pilotare i lavori della commissione Ambiente e la nomina dei componenti della commissione giudicatrice della gara. Inoltre l'impresa Sangalli avrebbe corrisposto un milione e mezzo di euro, ai due ex vertici di Amsa per evitare che quest'ultima partecipasse alla gara", si legge nella nota della guardia di finanza. Nel mirino delle Fiamme gialle anche la manutenzione del cimitero comunale di Monza (assegnata nel 2010 per un valore di 3,5 milioni), che la Sangalli si è aggiudicata attraverso un'associazione temporanea d'impresa con Roberto Malegori, indagato per corruzione e agli arresti domiciliari. In questo caso è finito in carcere anche un geometra del Comune di Monza, Antonio Esena, incaricato di controllare la regolarità dell'appalto: avrebbe omesso il controllo, in cambio di denaro, e non avrebbe segnalato inadempienze contrattuali.

Gli appalti in Puglia. Per quanto riguarda l'appalto per la raccolta dei rifiuti del Comune di Andria e Canosa (assegnato nel 2011 per un valore 90 milioni) è finito in carcere con l'accusa di corruzione l'attuale assessore del Comune di Andria (con deleghe all'Ambiente) Francesco Lotito (in carcere).


Nell'inchiesta anche Frosinone. E ancora, l'appalto per la raccolta dei rifiuti a Frosinone (valore 25 milioni) non ancora assegnato. Accuse di corruzione anche per Fulvio De Santis, vicesindaco in carica nonché assessore all'ambiente, e un intermediario intervenuto nell'occasione, l'architetto Giovanni Battista Ricciotti (entrambi in carcere).


Gli appalti della Metropolitana Milanese. Nel mirino anche gli appalti della Metropolitana Milanese per pulizia di spurghi, manutenzione tombini e griglie corsi d'acqua assegnati nel corso degli anni dal 2002 al 2012 (valore 13,5 milioni). Sono incolpati di corruzione e turbativa d'asta due funzionari del Servizio idrico integrato di M.M.: Riccardo Zanella, ancora in servizio, e Vincenzo Dodaro, oggi in pensione (entrambi in carcere).


Il cartello delle imprese. I funzionari si sarebbero adoperati per redigere capitolati favorendo la Sangalli, mentre gli imprenditori, ripresi a loro insaputa dai finanzieri durante una riunione, si sono accordati per spartirsi alcuni lotti. E' stata inoltre accertata una truffa da parte dell'azienda monzese ai danni di Metropolitana Milanese: 210mila euro di costi per lo smaltimento di fanghi gonfiati ad arte dalla Sangalli. Spese mai sostenute, ma fatte comunque pagare alla società milanese. E poi c'è il rinnovo del contratto di servizio raccolta rifiuti del Comune di Pioltello (Milano), stipulato nel 2013 per un valore 7,5 milioni, nel quale è indagato il sindaco di quel Comune, Antonio Concas (in carcere), accusato di aver ricevuto una tangente di 20mila euro, per prorogare il contratto con la Sangalli.

La sede di Brianzacque. Nelle carte di legge anche locazione di un immobile da adibire a sede temporanea della Brianzacque (appalto non perfezionato in conseguenza delle indagini in corso) e per lo smaltimento di fanghi (valore 570 mila euro). Nella prima vicenda (risalente al luglio 2012) l'ex presidente Oronzo Raho (ai domiciliari) si sarebbe adoperato per far affidare alla Sangalli l'indagine di mercato per individuare l'immobile, in cambio della promessa dell'acquisto di un appartamento vicino a Nizza per il quale Raho si era posto come intermediario tra i Sangalli e un privato). Nel secondo caso è indagato un funzionario di Brianzacque, Francesco Rizzuto (in carcere), il quale nel dicembre 2012 avrebbe rivelato ai Sangalli - prima della scadenza dei termini di presentazione delle offerte - le cifre indicate dai concorrenti.

Le mani della camorra. Un capitolo a parte sono i lavori affidati dal Comune di Monza alla Pi.gi.emme (per 120 milaeuro), riconducibile a Giuseppe Esposito, detto 'Peppe u curto', attualmente agli arresti poiché ritenuto il capo di un'organizzazione camorristica operante a Monza. Oltre a Giuseppe Esposito (in carcere) è coinvolta anche l'amministratrice della società, Stefania Giorgini (ai domiciliari). Con i due è indagato l'ex assessore Giovanni Antonicelli, il quale si sarebbe adoperato per far assegnare appalti all'azienda di Esposito in cambio di appoggi elettorali da parte dell'organizzazione criminale a lui riconducibile.

I fondi per le tangenti. Le indagini hanno svelato anche il metodo utilizzato dai Sangalli per costituire fondi neri necessari a corrompere funzionari e politici attraverso sovrafatturazioni da parte di aziende compiacenti, pronte a restituire in contanti gli importi dei maggiori costi fatturati. Spese artatamente gonfiate che hanno consentito ai Sangalli di garantirsi provviste di nero per circa 700mila euro. Sulla scorta di quanto accertato, Giancarlo Tullio (in carcere), Enzo Silvio e Stefano Stella (obbligo di dimora), a cui fanno capo rispettivamente la Scau Ecologica di Ceccano e la Stella Plast di Lissone, sono stati accusati di emissione di fatture false. Affinchè la Sangalli "non interrompa i servizi di raccolta rifiuti e per consentire ai suoi 1.000 dipendenti di continuare a lavorare, la Procura della Repubblica di Monza sta ponendo in essere tutte le iniziative per garantire la continuità aziendale", si legge nella nota della guardia di finanza.


  11 dicembre 2013