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20 dicembre 2013

lampedusa

Legge di stabilità: ecco gli ultimi regali
E i partiti fingono di scandalizzarsi

Approvati 97 emendamenti che hanno aggiunto ulteriori favori: dall'acquisto di nuove navi per Messina ai 45 bus destinati al Campidoglio. Solo il Movimento 5 Stelle ha evitato la diffusa pratica della richiesta di fondi ad hoc
di Paolo Fantauzzi su l'Espresso

La zampata è arrivata alle battute finali in commissione Bilancio. All’ultima curva la legge di stabilità, al voto di fiducia alla Camera, ha conosciuto un’ulteriore infornata di regalie: su 280 emendamenti presentati, ne sono stati approvati ben 97. Misure che hanno aggiunto ulteriori favori a un provvedimento sempre più snaturato rispetto alla versione originale che aveva ricevuto il via libera dell’Unione europea, come ha raccontato l’Espresso .

Eppure tutto questo non ha risparmiato la sceneggiata dei partiti stupiti e indignati per l’accaduto. Il deputato di Forza Italia Cosimo Latronico ad esempio ha attaccato in Aula “la nuova ‘ legge mancia’, che è entrata senza pudore nella legge di stabilità”. Anche se lui stesso, proprio nell’ultima seduta di commissione, ha incassato il via libera a un sub-emendamento che incrementa di 1 milione nel 2015 e 2016 i fondi per la sorveglianza nelle aree marine protette.

Il leghista Massimiliano Fedriga ha citato come pietra dello scandalo i 25 milioni assegnati al sito inquinato di Brindisi. Lo stesso Federiga che nei giorni scorsi aveva proposto di sostituire alla città pugliese quella di Trieste e che voleva dare finanziamenti alle bande musicali del Friuli Venezia Giulia. A conti fatti, solo il Movimento cinque stelle ha davvero evitato la diffusa pratica della richiesta di fondi ad hoc. Ma nemmeno i grillini sono esenti da qualche neo: ad esempio hanno ottenuto l’inserimento di Capo Milazzo fra le nuove riserve marine del messinese, finanziate con due milioni e mezzo nel triennio. Una richiesta presentata dal deputato Tommaso Currò, nativo proprio di Milazzo.

E proprio Messina nell’ultima seduta è divenuta grande attrattore di fondi pubblici. In riva allo Stretto finiranno infatti anche 3 milioni per acquistare nuove navi e 200 mila euro per uno studio di fattibilità “sull’offerta trasportistica nell’area”. Relazione che dovrà rispondere a una stringente domanda: visto che il progetto del ponte è sospeso, come si possono migliorare i collegamenti marittimi, ferroviari e stradali? La risposta pare essere già risaputa, visto lo stanziamento da 5 milioni e mezzo per il trasporto marittimo veloce chiesto e ottenuto dall’alfaniano Dore Misuraca.

Degni di nota sono anche i 5 milioni aggiuntivi per i Collegi universitari legalmente riconosciuti. Di che si tratta? Di una quarantina di residenze, con sede in 14 città italiane, per lo più appartenenti ad associazioni cattoliche come la Fondazione Rui (vicina all’Opus dei) e la Fondazione Ceur, affine a Comunione e Liberazione. Nell’ultima infornata sono stati inseriti anche 200 milioni per il collegamento Termoli-San Vittore e 2 milioni per “attività di comunicazione del  semestre di  presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea” ma una delle norme più discutibili è senza dubbio  l’anticipo di 100 milioni a Eur spa per l’anno 2014.

Un emendamento, presentato dal relatore Maino Marchi (Pd), che ha fatto storcere il naso anche a molti deputati del Partito democratico e che si intreccia direttamente con la gestione Alemanno. Dal 2009 al gennaio 2013 la società per azioni (90% ministero dell’Economia, 10% Comune di Roma) è infatti stata guidata da Riccardo Mancini, fedelissimo dell’ex sindaco di Roma, arrestato a marzo con l’accusa di aver intascato una tangente da mezzo milione per favorire l’acquisto di 45 bus destinati al Campidoglio .

La Camera ha consentito l’erogazione “previa presentazione di un piano di pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili maturati alla data del 31 dicembre 2012”. Ma nella scheda tecnica che accompagna l’emendamento gli uffici di Montecitorio hanno espresso tutte le loro perplessità. Il motivo? Non viene specificato per che tipo di debiti andranno usati i soldi e quindi “l’anticipazione di liquidità è suscettibile di configurarsi  quale ‘prestito’ per un ripiano delle passività”. In realtà a chiarire dove finiranno i fondi lo ha chiarito nei giorni scorsi proprio Alemanno: nei giorni scorsi l’ex sindaco ha caldeggiato “un prestito infruttifero di 50 milioni per completare la Nuvola di Fuksas”. Non debiti, insomma, ma fondi liquidi. Per la cronaca, presidente di Eur spa è Pierluigi Borghini, ex consigliere comunale di Forza Italia (nel 1997 sfidò Francesco Rutelli), candidato al Senato col Pdl alle ultime elezioni ma non eletto. 
 



 Slot machine, la ‘porcata’ e il monopolio in mano alle mafie
di Andrea Viola su 
Il Fatto Quotidiano

Nella politica italiana ormai non c’è limite al peggio. Nulla è impossibile. In Parlamento si nascondono nominati che dipendono direttamente dalle lobby e fanno solo i loro interessi. È sempre più evidente e fastidioso. Non hanno il limite del pudore. L’odore dei soldi li fa impazzire. Pensano ed eseguono gli interessi dei loro padroni senza alcuna remora. Si travestono da politicanti ma sono degli sciacalli di Stato.

L’Italia è, tra tante altre cose, assediata dalle lobby del gioco d’azzardo e delle slot machine. Un settore dove ci specula lo Stato e anche le mafie. E dove i cittadini si rovinano spendendo ogni loro risparmio. Il tutto con il plauso del Governo. Come se non bastasse, poi, si scoprono addirittura dei provvedimenti in favore del gioco d’azzardo che non sembrano neanche immaginabili in un Paese normale.
E di ieri l’emendamento 1150 al decreto legge Salva Roma di cui è autrice Federica Chiavaroli, senatrice del Nuovo Centrodestra, che mette nero su bianco la riduzione dei trasferimenti dello Stato agli enti locali che pongono ostacoli normativi al proliferare delle slot machine.

Sì, avete capito bene. L’emendamento è stato già approvato in commissione e in Aula al Senato. I partiti che lo hanno votato, ora che sono stati scoperti, fanno finta di cadere dalle nuvole. Compreso il Pd, dove il nuovo segretario Matteo Renzi dice che questa ‘porcata’ verrà eliminata alla Camera. Una vergogna e una tristezza infinita.

Le leggi in Parlamento sembra servano per trovare di volta in volta escamotage per favorire l’amico o la lobby di turno. E chissà quante norme intruse non vengono messe in luce. La sola idea di mettere certe regole dovrebbe essere punita.

Non è tollerabile che in Parlamento possano essere ipotizzate certe cose contro ogni logica e principio. Ipotizzare di punire gli Enti che vorrebbero impedire o limitare la malattia del gioco e dei suoi gravi effetti socio-economici è frutto di una mente non libera. Francamente non se ne può più.

Ora aspettiamo che qualche parlamentare nominato ed illuminato da qualche suo amico introduca qualche bella norma che preveda che il monopolio del gioco d’azzardo venga concesso alle mafie. Ma forse non ci siamo lontano.






lampedusa

Trattamenti anti-scabbia, tutte le anomalie di Lampedusa
Le docce disinfestanti con cui vengono lavate le persone al centro di accoglienza hanno poco a che vedere con le procedure sanitarie standard. Ecco come si agisce di solito
Di Gianluca Dotti su 
Wired

Le immagini del trattamento anti-scabbia a cui sono stati sopposti i migranti del Centro di primo soccorso e accoglienza (Cpsa) di Lampedusa, trasmesse nel Tg2 del 16 dicembre, hanno suscitato sdegno e sgomento e per alcuni hanno richiamato alla memoria anche i lager nazisti. L’Unione europea, tramite il commissario Cecilia Malmström, ha annunciato l’avvio di un’indagine che potrebbe far aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia, con il conseguente stop agli aiuti comunitari. Intanto la Legacoop Sicilia – pur non avendo il potere di intervenire direttamente – ha dato indicazione alla cooperativa che gestisce il centro, la Lampedusa Accoglienza, di rimuovere e sostituire i dirigenti con nuove professionalità. Fino a ora, però, solo due degli operatori sono stati sollevati dall’incarico. La Procura di Agrigento, nel frattempo, ha avviato un’indagine per fare chiarezza sui fatti.

Come riporta il comunicato stampa ufficiale di Medici Senza Frontiere, il lavaggio dei migranti messi in fila, nudi, all’aperto e innaffiati con una pompa “non ha nulla a che vedere con una procedura sanitaria standard”.

“Non è normale né in Italia né in nessun’altra parte del mondo” ha chiarito a Wired.it Ernestina Repetto, medico infettivologo che opera per Medici Senza Frontiere. “Il trattamento che viene utilizzato in tutto il nostro Paese è a base di benzoato di benzile, una sostanza liquida da cospargere su tutto il corpo, dal collo in giù e facendo attenzione a evitare le mucose”. Si tratta dello stesso liquido incolore impiegato, in forma diluita, anche a Lampedusa, nonostante qui la modalità di applicazione sia stata inusuale. “Solitamente i pazienti si sottopongono al trattamento alla sera dopo una normale doccia, poi tengono il benzoato sulla pelle – senza lavarsi – fino al giorno successivo. Infine, dopo circa 24 ore, con un’altra doccia si lava via il tutto”. Esistono varie formulazioni del rimedio, a concentrazioni diverse in funzione del livello di infezione, ma la procedura è sempre analoga.

Gli ospiti del Cpsa di Lampedusa hanno riferito di essere stati sottoposti alla doccia disinfestante più volte, a distanza di 3 o 4 giorni. Repetto ha spiegato che è normale che il trattamento si debba ripetere almeno una seconda volta, “anche se a una distanza variabile da 4 fino a 15 giorni rispetto alla prima applicazione. E poi, solo in casi di grande infestazione, può essere necessario ripetere il trattamento anche una terza volta”.

Anche se non è ancora chiaro quanti dei migranti abbiano contratto la malattia nel centro e quanti la avessero già prima dell’arrivo nel nostro Paese, la qualità della vita nel Cpsa può avere un effetto sulla diffusione dell’infezione? “Le condizioni di scarsa igiene sono una delle principali cause che portano a contrarre e a trasmettere la scabbia. A questo si devono aggiungere altri ben noti fattori di rischio, fra cui la promiscuità, il sovraffollamento e le condizioni pregresse di debolezza o di immunodepressione”. Tutte condizioni che coesistono nel Cpsa di Lampedusa.

E come si agisce, normalmente, quando a un paziente viene diagnosticata l’infezione? “Per un malato di scabbia è previsto, di solito, un periodo di isolamento dalla comunità di 24 ore dall’inizio del trattamento. La malattia è a trasmissione cutanea, con contatto diretto o attraverso gli indumenti. Anche se non servono mascherine o altre precauzioni particolari – il contagio non avviene per via aerea – è doveroso non far dormire altre persone nella stessa stanza e non far utilizzare gli stessi vestiti e asciugamani ad altre persone.”

Anche chi non mostra i sintomi tipici della scabbia, ossia prurito ed eruzioni cutanee dovute all’acaro Sarcoptes scabiei, potrebbe essere stato contagiato se ha avuto contatti diretti con persone malate. Il periodo di incubazione va dalle due alle sei settimane, riducendosi mediamente a una sola settimana se si tratta di una ricaduta. Per questo motivo sono stati sottoposti allo stesso trattamento di benzoato di benzile anche tutti gli altri migranti di Lampedusa, in questo caso a scopo preventivo.

“Se il trattamento è stato somministrato per precauzione”, ha chiarito Repetto, “sarebbe stato sufficiente coinvolgere solo i contatti stretti degli infetti, e non tutte le persone presenti. Se ad esempio, in condizioni normali, si trova un bambino infetto, il trattamento precauzionale viene esteso a tutto e al solo nucleo familiare. E, in ogni caso, sia ai malati che alle persone potenzialmente contagiate dovrebbe essere spiegato chiaramente in che cosa consiste il rimedio”.




Forconi allo sbaraglio
di Marco Bascetta su 
il manifesto

L'immagine antica della jac­que­rie era apparsa poco appro­priata fin dall’inizio. I pre­sidi dei caselli non ricor­da­vano nean­che lon­ta­na­mente l’assedio dei castelli. La gior­nata di ieri ha poi lasciato sva­nire ogni resi­duo dub­bio in pro­po­sito. Eppure del movi­mento dei for­coni o del “9 dicem­bre”, come ha pre­fe­rito defi­nirsi per indi­care un allar­ga­mento e un rin­no­va­mento rispetto alla mobi­li­ta­zioni sici­liane del 2012, diversi aspetti ce li può indi­care. Non è uno “tsu­nami”, nean­che un “onda”, ma una scossa di avver­ti­mento net­ta­mente regi­strata dal sismo­grafo sociale, que­sto sì. E, come tale, la stampa le ha riser­vato un rilievo deci­sa­mente supe­riore alla stessa con­si­stenza che que­sto movi­mento è stato effet­ti­va­mente capace di met­tere in campo. Per­fino Gior­gio Napo­li­tano, fra mol­te­plici inviti alla disci­plina e alla lega­lità, ha invi­tato le forze poli­ti­che a non sot­to­va­lu­tare la pro­fon­dità e l’intensità della sof­fe­renza sociale che ser­peg­gia in tutta Europa. Ben guar­dan­dosi, tut­ta­via, dal con­tem­plare una qual­che brec­cia nel rigore delle ricette eco­no­mi­che neo­li­be­ri­ste. Comun­que sia, il livello di allarme riguardo al magma che ribolle sotto il coper­chio delle poli­ti­che di auste­rità è in visi­bile crescita.

Vi è uno scarto (che la scarsa par­te­ci­pa­zione di piazza sot­to­li­nea) tra le moti­va­zioni ogget­tive della mobi­li­ta­zione e le sog­get­ti­vità che vi par­te­ci­pano e ne ela­bo­rano le parole d’ordine e il lin­guag­gio. Comuni le prime, plu­rali e tal­volta con­trad­dit­to­rie le seconde.

Non vi è alcun dub­bio che una for­tis­sima pres­sione fiscale disgiunta da qual­si­vo­glia cri­te­rio di equità, il peso spro­po­si­tato dell’indebitamento, il ricatto che incombe sul lavoro pre­ca­rio, non­ché sistemi di obbli­ghi e di regole cali­brati su stan­dard proi­bi­tivi rispetto alle risorse e alle pos­si­bi­lità effet­ti­va­mente dispo­ni­bili nella società atta­na­gliata dalla crisi, costi­tui­scano una radice comune. Ma le rispo­ste sog­get­tive alla intol­le­ra­bi­lità di que­sta con­di­zione restano gene­ri­che, sem­pli­fi­cate, ambi­va­lenti, e per que­sto espo­ste a ogni sorta di mani­po­la­zione ideo­lo­gica, come quella ten­tata dall’estrema destra o da Grillo e, più insi­dio­sa­mente, dallo stesso Ber­lu­sconi. Si va dalla mitiz­za­zione di un ritorno sal­vi­fico della Lira e dal distacco sovra­ni­sta dall’Unione euro­pea al ritor­nello del “che se ne vadano tutti” rivolto (com­pren­si­bil­mente) all’intera classe poli­tica ita­liana, dal rifiuto di una tas­sa­zione tanto pesante quanto eva­ne­scenti sono i bene­fici futuri che ne dovreb­bero deri­vare alla rea­zione con­tro l’evidente acca­ni­mento delle agen­zie di riscos­sione. Nulla di tutto ciò prende, tut­ta­via, la forma di una argo­men­ta­zione poli­tica com­piuta, sia pure fina­liz­zata all’esercizio di un potere desti­tuente, se non deci­sa­mente da destra.

Que­sto scarto tra le con­di­zioni ogget­tive della sof­fe­renza sociale e l’indeterminatezza delle rispo­ste sog­get­tive ali­menta il discorso nazio­nale e con esso mol­te­plici pul­sioni auto­ri­ta­rie. Quel “noi siamo gli ita­liani”, quello sven­to­lio di tri­co­lori e risuo­nar dell’inno di Mameli che lascia sva­nire le linee di frat­tura e le con­trad­di­zioni di inte­ressi che sepa­rano non l’Italia dall’Europa, ma i gover­nanti dai gover­nati, le vit­time della crisi dai suoi bene­fi­ciari, i subal­terni dai domi­nanti, in Ita­lia come in tutti gli altri paesi del vec­chio con­ti­nente. La pul­sione nazio­na­li­sta che vede “al ser­vi­zio di Bru­xel­les” ciò che in primo luogo è al ser­vi­zio di inte­ressi e pri­vi­legi tutti ita­liani apre uno spa­zio deci­sivo (come è acca­duto in piazza del popolo a Roma) all’estrema destra orga­niz­za­tasi come inter­prete di un disa­gio sociale che, se pure non vi si iden­ti­fica con­sa­pe­vol­mente, non è affatto insen­si­bile alle tona­lità emo­tive che da essa promanano.

Né tumulto, né insor­genza, il “movi­mento 9 dicem­bre” è subito andato incon­tro alla più clas­sica delle divi­sioni (che gene­ral­mente inter­viene in un secondo momento quando i movi­menti hanno già espresso una forza inag­gi­ra­bile): quella tra trat­ta­ti­vi­sti e mas­si­ma­li­sti. Que­sta pre­coce divi­sione ne rispec­chia tanto l’eterogenea com­po­si­zione sociale quanto la dif­fe­rente per­ce­zione della “mili­tanza” che carat­te­rizza le sue varie com­po­nenti. Tolti gli espo­nenti e i mili­tanti dell’estrema destra, che una idea di società, per quanto dete­sta­bile, la pos­seg­gono, è uno stato d’animo ad acco­mu­nare tutti gli altri.

Ma chi sono costoro? Due figure mi sem­brano ali­men­tare prin­ci­pal­mente le file del movi­mento. La prima è “l’uomo inde­bi­tato” ben descritto nei due libri dedi­cati da Mau­ri­zio Laz­za­rato a que­sto argo­mento (La fab­brica dell’uomo inde­bi­tato e Il governo dell’uomo inde­bi­tato, Deri­veAp­prodi). E cioè quel sog­getto tra­sver­sale alle classi, alle età, all’ occu­pa­zione, che i dispo­si­tivi della finan­zia­riz­za­zione hanno rin­chiuso nella gab­bia di un debito ine­stin­gui­bile e posto alla mercé dei cre­di­tori e delle loro fer­ree regole. Inchio­dati a un rap­porto di dipen­denza costrit­tiva che la crisi ha sospinto oltre ogni limite di sop­por­ta­zione. Lad­dove lo stru­mento dell’imposizione fiscale si è tra­sfor­mato in uno dei mec­ca­ni­smi fon­da­men­tali di estra­zione del valore a favore del capi­tale finan­zia­rio. La seconda figura sono gli “impren­di­tori di sé stessi” (tal­volta con qual­che dipen­dente) finiti in una ban­ca­rotta gene­ra­liz­zata. Tanto quelli che a que­sta pro­messa “inno­va­tiva” dell’ideologia neo­li­be­ri­sta ave­vano cre­duto e ade­rito, quanto quelli che fin dall’inizio la ave­vano con­si­de­rata una truffa, un masche­ra­mento del lavoro pre­ca­rio e ricat­tato, un feroce dispo­si­tivo di auto­sfrut­ta­mento. Con una netta pre­va­lenza dei primi sui più poli­ti­ciz­zati secondi. Va da sé che entrambe que­ste figure se pure rispec­chiano una con­di­zione ormai mag­gio­ri­ta­ria non sem­brano in grado di espri­mere una stra­te­gia poli­tica nem­meno a breve ter­mine. E, tut­ta­via, costi­tui­scono un pro­blema irri­solto, un esteso bacino di pos­si­bile insu­bor­di­na­zione sociale, ben più rile­vante di qual­che pre­si­dio sulle vie di comu­ni­ca­zione. La grande enfasi con­fe­rita dalla stampa alle mode­ste mobi­li­ta­zioni di que­sti giorni è segno che la pre­oc­cu­pa­zione comin­cia a farsi strada. Non è escluso che un acuirsi della pro­te­sta possa tra­sfor­mare que­sta pre­oc­cu­pa­zione in paura e la paura in cor­re­zione di rotta.

  20 dicembre 2013