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21 febbraio 2014

polizia antisommossa in difesa del Parlamento

Come si può salvare l'Ucraina
Romano Prodi su il New York Times

ROMA - L'Ucraina è nel bel mezzo di una crisi politica violenta. Decine di persone sono morte questa settimana e altre centinaia sono rimaste ferite quando i manifestanti hanno combattuto la polizia nella capitale, Kiev. La violenza mortale si sta diffondendo nel resto del paese, una tregua annunciata all'inizio di giovedì è fallita e il bilancio delle vittime ha continuato a crescere.
Quello che era iniziato nel mese di novembre come una serie di proteste pacifiche in favore di legami più stretti con l'Unione europea e una maggiore autonomia dall'influenza della Russia si è trasformato in un incendio.

Per salvare l'Ucraina, il governo e l'opposizione allo stesso modo devono fare la scelta difficile ma necessaria di scendere a compromessi e riconciliarsi. I leader europei dovrebbero pianificare immediatamente colloqui diretti con il presidente russo Vladimir V. Putin e con i suoi alti funzionari per trovare una soluzione temporanea per fermare lo spargimento di sangue e un piano a lungo termine che possa consentire agli ucraini di decidere il loro destino politico in modo pacifico e democratico.

Ma l'Occidente deve mettere in chiaro a Mosca che l'Ucraina - un ponte tra Oriente e Occidente - non dovrebbe essere oggetto di giochi geopolitici. I leader europei dovrebbero fare marcia indietro dalle loro minacce di sanzioni contro l'Ucraina e il suo presidente Yanukovych, che potrebbero solo prolungare le sofferenze del popolo ucraino. Ma l'ingerenza russa negli affari interni dell'Ucraina non deve essere tollerata.

Solo poche settimane fa c'erano segni di progresso in Ucraina, con il governo che aveva offerto concessioni ai manifestanti mentre si lavorava per ristabilire l'ordine. Il governo di Yanukovich aveva approvato una amnistia, aveva rilasciato i manifestanti arrestati e iniziato un percorso per modificare la Costituzione e dare maggiore potenza al Parlamento.  I manifestanti avevano cominciato a sgomberare gli edifici governativi e il paese sembrava aver fatto un passo indietro dal baratro.

Ma ora le manifestazioni hanno assunto una nuova piega pericolosa. Invertendo il progresso precedente, gruppi radicali hanno cominciato ad attaccare la polizia, appiccare il fuoco, occupare edifici e creare un ambiente di distruzione.
Non ci può essere perdono o indulgenza per coloro che provocano la violenza e la perdita di vite umane, siano essi teppisti di strada o nazionalisti su una strada sbagliata.

Molti o addirittura la maggior parte dei manifestanti sono sinceri e vogliono un'Ucraina tranquilla, stabile e democratica.
Ma c'è anche una fazione violenta, che sta occupando edifici governativi e attaccando poliziotti con fucili ed esplosivi. Essa comprende gruppi nazionalisti di estrema destra come il Settore Destro, un nuovo movimento estremista, e Svoboda, un gruppo apertamente antisemita che ora è il terzo più grande partito di opposizione del paese. (Il partito, che aveva conquistato i primi seggi in Parlamento nel 2012, ha avuto un ala paramilitare fino a quando fu sciolta nel 2004.)

Mentre il legittimo dissenso è essenziale per la democrazia, gli attacchi violenti non hanno posto in un dialogo politico. I leader del movimento di opposizione Ucraino e i manifestanti pacifici in Piazza Indipendenza dovrebbero con forza e in modo inequivocabile ripudiare questi estremisti violenti e le loro tattiche. I radicali devono essere portati davanti alla giustizia.

Ma il ripristino della pace avrà anche bisogno di moderazione calma da parte del governo di Yanukovich, che deve essere pronto a dimettersi una volta che l'ordine viene ripristinato, in modo che il paese possa cominciare a guarire. Il mese scorso, ha offerto i posti di primo ministro e vice primo ministro ai leader dell'opposizione - che hanno rifiutato, chiedendo nuove elezioni presidenziali. Mercoledì scorso, il presidente ha respinto il capo delle forze armate, la Russia ha condannato la violenza come un "tentativo di colpo di stato", e leader dell'Unione europea intendono incontrarsi a Bruxelles per discutere di eventuali sanzioni.

Yanukovich deve tendere un ramoscello di ulivo e l'opposizione deve cercare di incontrarlo a metà strada, in modo che un nuovo governo bipartisan possa essere formato per ristabilire l'ordine e gestire la travagliata economia del paese. Poi i manifestanti dovrebbero rimuovere le loro barricate e tornare a casa.
Il governo ha accolto molte delle richieste delineate dai manifestanti e il loro messaggio è stato sentito forte e chiaro, questa è la democrazia al suo meglio. I leader europei devono incoraggiare questo progresso ed evitare interferenze, che solo incoraggerebbero ulteriori divisioni.

Alcuni nell'Unione europea hanno perso di vista la verità fondamentale che noi abbiamo bisogno dell'Ucraina, tanto quanto l'Ucraina ha bisogno di noi. Dobbiamo ricostruire la fiducia e riavviare il movimento verso l'integrazione dell'Ucraina nel resto d'Europa.


Romano Prodi, primo ministro d'Italia 1996-1998 e 2006-2008, e presidente della Commissione europea 1999-2004, è l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la regione africana del Sahel.



Crisi ucraina. Un paese senza futuro
Giulietto Chiesa, su
il Manifesto del 21.2.2014

«L'assistente del segretario di Stato Victoria Nuland ha detto al National Press Club di Washington, lo scorso dicembre, che gli Stati Uniti hanno investito 5 miliardi di dollari (…) al fine di dare all'Ucraina il futuro che merita», così scrive Paul Craig Roberts sul suo blog. Lui è ex assistente al Tesoro degli Usa e dice cose documentate. E ho letto che la Nuland ha già scelto i membri del futuro governo ucraino per quando Yanukovic sarà stato spodestato (o fatto fuori). L'Ucraina potrà avere così «il futuro che merita».
Ma quale futuro merita l'Ucraina, gli ucraini? Per come stanno andando le cose nessuno: non ci sarà l'Ucraina. Nell'indescrivibile clangore delle menzogne che gronda dai media mainstream la cosa principale che manca in assoluto è la banale constatazione che Yanukovic, l'ennesimo «dittatore sanguinario» della serie, è stato eletto a larga maggioranza dagli ucraini. Nessuno ne contestò l'elezione quando sconfisse Viktor Yushenko, anche se fu un boccone amaro per chi di Yushenko aveva finanziato l'ascesa. E gli aveva perfino procurato la moglie. Pochi sanno che la seconda moglie di Yushenko si chiama Katerina Chumacenko, che veniva direttamente dal Dipartimento di Stato Usa (incaricata dei «diritti umani»). Ancora meno sanno che Katerina, prima di fare carriera a Washington, era stata uno dei membri più attivi e influenti dell'organizzazione neo-nazista OUN-B della sua città natale, Chicago. OUN-B sta per Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini di Stepan Bandera. L'OUN-B, tutt'altro che defunta, ha dato vita al Partito Svoboda, il cui slogan di battaglie è «l'Ucraina agli ucraini», lo stesso che Bandera innalzava collaborando con Hitler durante la seconda guerra mondiale. Del resto Katerina era stata leader del Comitato del Congresso ucraino, il cui ispiratore era Jaroslav Stetsko, braccio destro di Stepan Bandera. Che è come dire che il governo americano si era sposato con i nazisti ucraini emigrati negli Usa, prima di mettere Katerina nel letto di Yushenko.
Anche di questo il mainstream non parla. Ma ho fatto questa digressione per dire che, certo, gli ucraini hanno tutto il diritto di essere scontenti, molto scontenti di Yanukovic. E di avere cambiato idea. Anche noi abbiamo tutto il diritto di essere scontenti di Napolitano o del governo, ma questo non significa che pensiamo sia giusto assaltare il Quirinale a colpi di bombe molotov prima e poi di fucili mitragliatori.
Essenziale sarebbe stato tenere conto di questi dati di fatto. Ma il piano, di lunga data, degli Stati Uniti era quello di assorbire l'Ucraina nell'Occidente. Se possibile tutta intera. Sentite cosa scriveva nel 1997 Zbignew Brzezinski, polacco: «Se Mosca ricupera il controllo sull'Ucraina, con i suoi 52 milioni di persone e le grandi risorse, riprendendo il controllo sul Mar Nero, la Russia tornerà automaticamente in possesso dei mezzi necessari per ridiventare uno stato imperiale». Ecco dunque il perché dei 5 miliardi di cui parla la Nuland. Caduto Yushenko, in questi anni decine di Ong, fondazioni, istituti di ricerca, università europee e americane, e canadesi, hanno invaso la vita politica dell'Ucraina. Qualche nome? Freedom House, National Democratic Institute, International Foundation for Electoral Systems, International Research and Exanges Board. E, mentre si «faceva cultura», e si compravano tutte le più importanti catene televisive e radio del paese, una parte dei fondi servivano per finanziare le squadre paramilitari che vediamo in azione in piazza Maidan. Che, grazie a questi aiuti, si sono moltiplicate. Adesso emerge il Pravij Sector («Settore di destra» e «Spilna Prava»), ma il giornale polacco Gazeta Wiborcza ha parlato di squadre paramilitari polacche che agiscono a Maidan. E la piazza pullula di agenti dei servizi segreti occidentali: lo fanno in Siria, perché mai non dovrebbero farlo a Kiev? È perfino più facile: Yanukovic, dittatore sanguinario, appare più molle di Milosevic, altro strano dittatore sanguinario che si fece sconfiggere elettoralmente da Otpor (fondato e ampiamente finanziato dagli Usa). Tutto già visto. C'è solo un problema: Putin non è un pellegrino sprovveduto.
È questo il popolo ucraino? Certo sono migliaia, anzi decine di migliaia, a mostrare il livello della rabbia popolare contro un regime inetto (non più inetto di quelli dei precedenti amici dell'Occidente, Kravchuk, Kuchma, Yushenko, Timoshenko), ma chi guida è chiaro perfino dalle immagini televisive. E questa è la ex Galizia, ex polacca, e la Transcarpazia.
Se crolla Yanukovic e prendono il potere costoro, sarà una diaspora sanguinosa. I primi ad andarsene saranno i russofoni dell'est e del nord, del Donbass dei minatori, che già stanno alzando le difese. E subito sarà la Crimea, che ha già detto quasi unanime che intende restare dalla parte della Russia, anche per tentare di salvarsi dalla furia antirussa di coloro che prenderanno il potere. È l'inizio delle secessioni, oggi perfino difficili da prevedere, dai contorni indefiniti, che produrranno non fronti militari ma selvagge rappresaglie all'interno di comunità che non saranno più solidali.
L'Europa, fedele esecutrice dei piani di Washington ha aperto il vaso di Pandora. Che adesso le esploderà tra le mani. I nuovi inquilini saranno di certo concordati (sempre che Putin abbia la garanzia che non sarà valicato il Rubicone dell'ingresso nella Nato), ma coloro che sono scesi in piazza armati hanno in testa un'idea di Europa molti diversa da quella che si figura Bruxelles. E quelli in buona fede che sono andati dietro i neonazisti – e sono sicuramente tanti – si aspettano di entrare in Europa domani. E saranno tremendamente delusi quando dovranno cominciare a pagare, e non potranno comunque entrare, perché nei documenti di Vilnius questo non è previsto.
L'unico tra i commentatori italiani che ha scritto alcune cose sensate è stato Romano Prodi, ma le ha scritte sull'International New York Times. Rivolto agli europei li ha invitati a non mettere nel mirino solo Yanukovic, bensì condannare anche i rivoltosi. E ha aggiunto: «Coinvolgere Putin», visto che tutte le parti hanno «molto da perdere e nulla da guadagnare da ulteriori violenze». Giusto ma ottimista. Chi ha preparato la cena adesso vuole mangiare e non si fermerà. E l'isteria antirussa è il miglior condimento per altre avventure.


  21 febbraio 2014