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1 dicembre 2014




Iva, Irap, benzina e bollo auto: tutte le trappole della legge di Stabilità
Non ci sono solo i 18 miliardi di riduzione della pressione fiscale anticipati dal premier Renzi. Tra le pieghe del Ddl di Stabilità emergono anche altri rincari
Giovanni Parente su Il Sole 24 Ore

Per ora è solo un'eventualità o meglio uno spauracchio. Anche il Ddl di Stabilità varato dal Governo la scorsa settimana contiene una clausola di salvaguardia pronta a scattare dal 2016 senza nuovi interventi di spending review. In pratica, per offrire adeguate garanzie a Bruxelles, il testo dell'ex Finanziaria ha messo nero su bianco un aumento dell'aliquota Iva agevolata del 10% di 2 punti percentuali nel 2016 e poi di un altro punto (13%) nel 2017. Mentre l'attuale aliquota ordinaria del 22% salirebbe al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e addirittura al 25,5% nel 2018.


La Camera approva l'aumento dell'IVA al 25,5% con la clausola di salvaguardia
Tra il 2016 e il 2018 assisteremo a un aumento di ben 3,5% percentuali cui si aggiunge, da giugno, l'aumento delle accise su benzina e gasolio.
su La legge per tutti.it

Il Governo ha appena incassato il primo via libera alla legge di Stabilità che ora passerà al Senato per l'ultima approvazione. I deputati hanno lasciato invariata la struttura del testo di legge, che è stato piuttosto ritoccato dallo stesso Governo. Quest'ultimo, per allinearsi alle osservazioni formulate dall'Unione Europea, ha introdotto durante l'esame in Commissione Bilancio di Montecitorio misure aggiuntive per circa 4,5 miliardi riducendo così dal 2,9 al 2,6% l'indebitamento netto per il 2015. Una manovra da oltre 32 miliardi che alla fine produrrà misure espansive con un peggioramento dei saldi per 5,9 miliardi.
 
Dicevamo che la Camera non ha modificato nulla rispetto all'originaria bozza. Così resta confermato l'aumento dell'IVA che viene spinta fino al 25,5% con la famigerata clausola di salvaguardia.
 
Una spada di Damocle per il Paese
Su cittadini e imprese incombono più di una clausola di salvaguardia ossia previsioni già divenute norme di legge che, qualora i conti non dovessero tornare in corso di anno (così come sempre succede), senza bisogno di costringere l'esecutivo a un'impopolare “Manovra bis”, scatteranno in automatico. Si tratta, insomma, di misure lasciate, per ora, solo in “stand by” e che prenderanno vita se non verranno raggiunti gli interventi programmati di spending review.
 
Le suddette clausole di salvaguardia prevedono l'aumento dell'IVA ordinaria (oggi al 22%) fino al 25,5% e l'aumento dell'IVA ridotta di 2 punti (dal 10% passerà al 12%).



Bufala conferma IVA al 25,5%
Nessun aumento immediato, tutto da confermare
su bufale.it

Vi avevamo promesso di seguire, sin da Ottobre del 2014, la querelle relativa al Disegno Legge di Stabilità, che per alcuni commentatori avrebbe inserito un automatico aumento dell'IVA al 25,5%
Vi avevamo detto che la notizia era infondata, ed anche ora che siamo di fronte ad una bozza più evoluta rispetto al passato, che ha passato il vaglio della Camera e si vocifera in approvazione al Senato si discosterà di poco, il predetto aumento è solo un'eventualità, la cui scansione temporale dilatata rispetto alla passata Legge di Stabilità 2014 è confermata.
Andiamo con ordine e torniamo alle basi. Ricorderete tutti quanto avevamo appreso dalla fonte del 24 Ore :
Per ora è solo un'eventualità o meglio uno spauracchio. Anche il Ddl di Stabilità varato dal Governo la scorsa settimana contiene una clausola di salvaguardia pronta a scattare dal 2016 senza nuovi interventi di spending review. In pratica, per offrire adeguate garanzie a Bruxelles, il testo dell'ex Finanziaria ha messo nero su bianco un aumento dell'aliquota Iva agevolata del 10% di 2 punti percentuali nel 2016 e poi di un altro punto (13%) nel 2017. Mentre l'attuale aliquota ordinaria del 22% salirebbe al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e addirittura al 25,5% nel 2018.
Abbiamo ora in mano una bozza più evoluta del testo, approvata alla Camera. Più evoluta, ma che non si discosta dalle indicazioni preliminarmente fornite. Il testo approvato alla Camera ci riporta infatti all'articolo 45
3. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 18 e fatti salvi i provvedimenti normativi di cui al comma 4:
a) l'aliquota Iva del 10 per cento è incrementata di due punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2016 e di ulteriori un punto percentuale dal 1° gennaio 2017;
b) l'aliquota Iva del 22 per cento è incrementata di due punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2016, di un ulteriore punto percentuale dal 1° gennaio 2017 e di ulteriore 0,5 punti percentuali dal 1° gennaio 2018;
c) a decorrere dal 1° gennaio 2018, con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l'aliquota dell'accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo, nonché l'aliquota dell'accisa sul gasolio usato come carburante, di cui all'allegato 1 del Testo Unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative approvato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e successive modificazioni, sono aumentate in misura tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 700 milioni di euro per l'anno 2018 e ciascuno degli anni successivi; il provvedimento è efficace dalla data di pubblicazione sul sito Internet dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
4. Le misure di cui al comma 3 non sono adottate o sono adottate per importi inferiori a quelli indicati nei medesimi commi ove, siano approvati provvedimenti normativi che assicurino, in tutto o in parte, i predetti importi attraverso il conseguimento di maggiori entrate ovvero di risparmi di spesa mediante interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica
Si conferma quindi quanto da noi preannunciato in passato: la norma lo slittamento di un anno di aumenti già pianificati con la Legge di Stabilità 2014, dell'anno passato quindi.
Si parla infatti di clausola di stabilità, una “garanzia” (echeggiante la mitica Spada di Damocle) già presente nel nostro ordinamento dalla scorsa legge di Stabilità (un tempo nota come Finanziaria): se, e solo se gli interventi di Spending Review (ovvero l'analisi dei capitoli di spesa dei singoli ministeri, nell'ambito dei programmi delle attività da attuare, al fine di individuare le voci passibili di taglio, per evitare inefficienze e sprechi di denaro, fonteLinkiesta) si rivelassero inesistenti o fallimentari, le somme di denaro necessarie al “risanamento dei conti” in ambito Europeo ed interno sarebbero prese da un aumento dell'IVA.

Non siamo quindi di fronte ad un aumento dell'IVA, ma ad un un clima di “minaccia costante” che non è detto sia applicata, e contemporaneamente una fonte di “garanzia”.
Il testo promette sostanzialmente che, fermo restante che l'attuale IVA resterà al 22%, solo, e solamente nei casi in cui non riuscissimo a portare a termine la spending review promessa in sede europea, non lasceremo l'Europa col proverbiale cerino in mano ma rassicuriamo Bruxelles fornendo una possibile, ancorché dura exit strategy da applicarsi se ogni altra misura fallisse. L'aumento dell'IVA è una possibilità, peraltro ereditata dalla passata formulazione, che non è detto, ne auspicabile, che lo faremmo davvero.
Ricordiamo infatti che la clausola di salvaguardia non è una novità del 2015, bensì con questo disegno di legge si introduce una “moratoria” che, nella peggiore delle ipotesi, concederebbe un ulteriore anno di respiro che porterebbe il paventato aumentato del 25,5% a divenire un'eventualità nel 2018, partendo gradualmente dal 2016. 



  1 dicembre 2014