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15 novembre 2015


Parigi
distribuzione dei sunniti e sciiti in Medio Oriente

Chi sono sunniti e sciiti
Da dove vengono, chi sono, in quali Paesi vivono e perché combattono, spiegato senza giri di parole
Sabika Shah Povia su The Post Internazionale maggio 2015


La violenza settaria tra sciiti e sunniti nel mondo continua a crescere.

Ma cosa sta succedendo esattamente tra sunniti e sciiti? Chi sono e dove ha origine il loro conflitto?
I musulmani si dividono in due principali rami: sunniti e sciiti. I sunniti costituiscono tra l'87 e il 90 per cento della popolazione complessiva di musulmani nel mondo. Gli sciiti costituiscono il restante della popolazione musulmana: tra il 10 e il 13 per cento.
I membri delle due scuole di pensiero hanno coesistito per centinaia di anni condividendo i princìpi fondamentali dell'Islam, spesso chiamati “i cinque pilastri”:
- Shahadatein: l'accettazione di un unico Dio e di Maometto come suo ultimo profeta;
Salah: le cinque preghiere quotidiane obbligatorie;
Zakah: la donazione del 2.5 per cento dello stipendio annuale ai poveri;
Siam: il digiuno nel mese di ramadan;
Hajj: il pellegrinaggio a La Mecca da fare almeno una volta nella vita (obbligatorio per tutti quelli che sono in grado di affrontarlo).
Se questi princìpi sono pressoché identici, quali sono le differenze tra sciiti e sunniti? Riguardano i rituali, la legge, la teologia e il modo di organizzare la società. 

Il significato dei termini sunnita e sciita

- Il termine sunnita deriva dall'arabo Ahl al-Sunnah che significa “il popolo delle tradizioni [di Maometto]”. I sunniti ritengono di essere la scuola di pensiero più ortodossa e tradizionalista dell'Islam.
- Il termine sciita deriva dall'arabo Shi'atu Ali, ovvero “sostenitori [politici] di Ali”, genero di Maometto. 

La scissione

Subito dopo la morte del profeta Maometto nel 632, i musulmani si divisero in due rami: il primo, i futuri sunniti, sosteneva che il nuovo leader della comunità musulmana, ovvero il legittimo califfo, fosse Abu Bakr, compagno di Maometto e importante studioso islamico.
Il secondo ramo, i futuri sciiti, sosteneva che diventare califfo fosse invece un diritto riservato ai discendenti di Maometto e che quindi spettasse a Ali ibn Abi Talib, il genero del profeta, dal momento che Maometto non aveva figli maschi.
Molte scuole di pensiero sunnite ritengono che gli sciiti siano i peggiori nemici dell'Islam. A differenza degli ebrei e dei cristiani che sono considerati più semplicemente miscredenti, gli sciiti sono spesso visti come eretici e vengono accusati di venerare il loro Imam Ali e i suoi discendenti.

Qual è la differenza tra imam e califfo

Nell'Islam sunnita il califfo è il leader dell'intera ummah, comunità musulmana, ed è una figura politica, mentre l'imam è semplicemente una figura religiosa che guida la preghiera in moschea.
Nell'Islam sciita invece la parola imam è anche sostituita a califfo, e i dodici imam riconosciuti ufficialmente dagli sciiti, tutti appartenenti alla famiglia del profeta Maometto, sono da loro considerati come i leader spirituali, religiosi e politici della ummah.

Distribuzione geografica

La maggior parte degli sciiti - tra il 68 e l'80 per cento - vive in quattro Paesi: Iran, Pakistan, India e Iraq. L'Iran da solo ne ospita quasi 70 milioni, circa il 40 per cento della popolazione totale degli sciiti nel mondo.
Secondo il Pew Research Center, i Paesi a maggioranza musulmana sono 49, di cui Iran, Iraq, Azerbaijan e Bahrain sono gli unici a maggioranza sciita, e il Libano l'unico a non avere una netta maggioranza tra le due scuole di pensiero.

Quando è cominciata ad aumentare la violenza settaria
Nei Paesi a maggioranza sunnita gli sciiti appartengono spesso alle classi sociali più basse e vengono frequentemente perseguitati. Ciò ha aumentato il loro senso di oppressione, che ha radici profonde nella storia.
Undici dei dodici imam riconosciuti ufficialmente dagli sciiti sono infatti stati assassinati per mano dei regimi sunniti al potere. Anche per questo, gli sciiti si sono fatti notare sempre meno all'interno della società, vivendo talvolta anche nell'anonimato, almeno fino alla rivoluzione iraniana del 1979 che li ha portati al potere in Iran.
Da lì, la loro voglia di mettere fine alle persecuzioni e di affermarsi politicamente anche negli altri Paesi islamici li ha spinti a riorganizzarsi socialmente formando partiti e gruppi militanti.


  28 novembre 2015