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1 febbraio 2018

Turchia: liberare i difensori dei diritti umani
Amnesty international



Doveva essere stata una giornata ordinaria per Ýdil Eser e i suoi colleghi, un semplice incontro di formazione a Istanbul. Ma la polizia ha fatto irruzione nell'edificio e li ha arrestati. Questo è accaduto solo un mese dopo l'arresto del presidente di Amnesty Turchia, Taner Kýlýç.

Dopo più di 3 mesi di detenzione e una mobilitazione mondiale per il rilascio dei 10 di Istanbul, i difensori dei diritti sono stati rilasciati con cauzione, ma il loro processo continua. Il 31 gennaio 2018, un tribunale aveva disposto la libertà condizionata per Taner Kýlýç in attesa del processo, decisione contro cui il procuratore ha fatto appello. Un secondo tribunale di Istanbul ha accolto l'appello, e invece di essere rilasciato, Taner Kýlýç è stato prelevato dalla prigione di Izmir, dove era detenuto da giugno, e posto sotto la custodia della gendarmeria. Infine, il 1° febbraio il tribunale di prima istanza ha confermato la decisione dell'altra corte, disponendo il proseguimento della detenzione.

Ýdil Eser è la direttrice di Amnesty Turchia, gli altri sono colleghi e amici turchi o provenienti dall'estero. I loro nomi sono Özlem Dalkýran, Günal Kurþun, Veli Acu, Ali Gharavi, Peter Steudtner, Nalan Erkem, Ýlknur Üstün, Nejat Taþtan e Þeyhmus Özbekli.
Sono tutti difensori dei diritti umani che non hanno fatto nulla di sbagliato.
Tuttavia, rischiano fino a 15 anni di carcere perché accusati di “appartenenza ad un'organizzazione terroristica“.

La Turchia vuole punire queste persone, proprio come fa con centinaia di giornalisti, alimentando la propaganda che dipinge i difensori dei diritti umani come persone pericolose che devono essere fermate. Questo è ridicolo.
La difesa dei diritti umani non è un crimine.
I 10 di Istanbul e Taner sono nostri amici e colleghi. Hanno dedicato la loro vita a proteggere pacificamente i diritti umani delle persone in Turchia e altrove. Criminalizzare la difesa dei diritti umani lascia tutti vulnerabili alla continua crisi del governo.

Non ci fermeremo finché non saranno tutti liberi e cadranno tutte le accuse contro i difensori dei diritti umani. Fai sapere anche tu alla Turchia che il mondo che sta guardando.

Amnesty international

IL TESTO DELL'APPELLO



  1 febbraio 2018