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6 dicembre 2018


Photo Credits: Barbara Schiavulli

Elezioni infrante
Oggi ad un mese e mezzo dalle elezioni parlamentari ci si aspettava il risultato del voto, invece con un colpo di scena la Commissione Elettorale per le Denunce, invalida tutti i voti della capitale.
Barbara Schiavulli per Radio Bullets

La voce di Hashmat suona chiara e preoccupata allo stesso tempo nel suo messaggio, “Amica mia, è successo qualcosa di incredibile, i voti che sono stati postati durante le elezioni parlamentari dell'ottobre scorso nella provincia di Kabul, sono stati invalidati”.

Il 20 ottobre scorso ci sono state le seconde elezioni parlamentari dall'invasione americana del 2001. Erano trascorsi 8 anni da quelle precedenti che erano state rimandate diverse volte. Nonostante le minacce dei talebani che non volevano che il processo elettorale si compisse, la gente è andata a votare. Si sapeva che non sarebbero state elezioni facili e corrette, ma è l'Afghanistan e, come una volta ci disse il presidente Ghani: “L'Afghanistan non sarà mai la Svizzera, al massimo possiamo diventare l'Italia”, sono andate peggio di quanto si potesse intuire.

Con Hashmat quel giorno abbiamo girato per diversi seggi in tutta la città, quindici hanno subito attacchi, ma negli altri la situazione non era migliore, in uno abbiamo visto uomini con la polizia accanto, che trascinavano le persone e le costringevano a votare per il proprio candidato, in un altro erano arrivate le urne elettorali ma non c'erano le schede, in un altro quartiere, tutte le persone erano destinate in un altro posto e quando ci sono arrivate non risultavano.
La confusione, i ritardi, i rischi sono stati talmente tanti che alla fine, di punto in bianco la sera, le autorità annunciarono che a Kabul si sarebbe votato anche il giorno dopo, con gli afgani che si grattavano la testa pensando ai brogli che si sarebbero compiuti quella notte. Terminate le elezioni in tutto il paese, i risultati al contrario del resto del mondo, dove si sa già tutto in un paio di giorni, si sarebbero fatti attendere.

La procedura di spoglio avviene lentamente in Afghanistan con le schede che devono arrivare nella capitale dove c'è il quartier generale della commissione elettorale, schede che arrivano da zone remote o che devono attraversare zone completamente controllate dai talebani, insomma i risultati dovevano essere dati il 6 dicembre. Solo oggi 2500 candidati per 249 posti al parlamento avrebbero conosciuto il loro destino. E invece no. La Commissione elettorale indipendente per le denunce (IECC) ha dichiarato che tutti i voti della capitale sono invalidi. Il portavoce IECC Aliz Rohani ha spiegato che lo hanno deciso per 25 ragioni diverse, tra le quali la frode e la cattiva gestione da parte della Commissione Indipendente Elettorale (IEC). Centinaia le denunce di irregolarità nella capitale e nei dintorni. Ora la Commissione Elettorale in qualche modo dovrà dire qualcosa alla gente, a quelli che hanno rischiato, alle famiglie delle 18 persone che sono morte a Kabul, alle 67 ferite, a tutti quelli che hanno votato giovani e istruiti candidati pensando che un cambiamento fosse possibile.

I parlamentari della provincia di Kabul hanno 33 posti dei 249 e vengono tutti eletti direttamente. 68 dei seggi totali spettano alle donne e 9 per le parlamentari di Kabul. A ottobre si è votato in 32 delle 34 province dell'Afghanistan. In quella di Kandahar, roccaforte dei talebani il voto era stato rimandato di una settimana per l'omicidio due giorni prima del capo della polizia provinciale, il generale Abud Raziq insieme al capo dei servizi segreti di zona, uccisi dalla guardia del corpo del governatore durante una riunione, ironia della sorte si parlava di sicurezza. Ferito anche un generale americano, mentre è scampato, il super generale, il capo delle forze americane e Nato in Afghanistan. Nella provincia di Ghazni invece, dove si combatte da mesi, il voto non si è mai veramente completato.

9 milioni di persone erano registrate per votare in 21 mila seggi sparsi, tra cui 4 milioni di donne. 54 mila i soldati dispiegati. Di fatto ha votato il 30 per cento di quelli che potevano. Tutto questo era anche il banco di prova per le elezioni presidenziali che si dovrebbero tenere il 20 aprile prossimo. Ma il condizionale è d'obbligo dopo quello che è successo oggi.
“Ci sono stati seri problemi a Kabul che potrebbero ledere la correttezza, la trasparenza e l'inclusività delle elezioni”, spiega Rohani, portavoce della Commissione per le denunce. 1 milione i voti di Kabul, un quarto del resto del paese. Se quello che ha deciso questa commissione verrà confermato da quella elettorale, nessuno sa bene cosa accadrà, consci del fatto che ci sono forti spinte straniere e non in questo momento che lavorano per stabilizzare e destabilizzare il paese. E se questa era una prova generale e la gente ha risposto con voglia, speranza e coraggio, non lo hanno fatto gli organizzatori incapaci di garantire sia la sicurezza che la buon riuscita del voto. Non lo hanno neanche fatto tutti quelli che al broglio si son prestati e che ancora una volta volevano manipolare la vita della gente.

In questo periodo sono in corso, sotto traccia, colloqui di pace con i Talebani che controllano il 55 per cento del paese e il 12 per cento della capitale e i talebani non nascondono che preferiscono parlare con gli americani piuttosto che con il governo del presidente Ghani.
 
Il 20 ottobre Radio Bullets era a Kabul per raccontare quello che stava accadendo. Se vi interessa un progetto giornalistico indipendente che si occupa di esteri, potete sostenerci con 50 Euro l'anno. E noi faremo meglio e di più. Basta andare su Sostienici. Grazie.


  6 dicembre 2018