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10 giugno 2019




Minibot: cosa sono, i rischi per debito ed euro
Su proposta Lega moniti Draghi e mercati. 'Passo verso Italexit'
su ANSA

I minibot sono un surrogato di titolo di stato che non viene assegnato in un'asta del Tesoro con un rendimento deciso dal mercato ma si tratta di un titolo infruttifero e privo di scadenza. Inoltre mentre i titoli di stato sono oramai dematerializzati, il minibot, nelle intenzioni dei suoi fautori, è destinato alla circolazione cartacea, con una imitazione cromatica e di formato delle regolari banconote in euro. Anche per questo gli operatori di mercato lo hanno definito un passo verso l'uscita dell'Italia dall'euro specie dopo che una mozione approvata in maniera bipartisan dalla Camera (ma ripudiata poi dal Pd) li ha indicati come possibilità per pagare i debiti della P.a. La Banca d'Italia e poi la Bce, hanno avvisato dei rischi della creazione di una 'moneta parallela'. 

Il presidente Mario Draghi è stato lapidario: "I minibot o sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito, e dunque lo stock del debito sale". Impostazione condivisa anche da Confindustria che li ha assimilati "ai soldi del Monopoli". Secondo il presidente della commissione Bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi che ne propugna l'uso da anni, "non sono una moneta" e "sono debito" ma "non sono nuovi debiti, perchè derivano da debiti già esistenti che lo Stato ha verso i fornitori e i cittadini". Daranno una "spinta alla domanda interna" ed "essendo cartacei non possono essere spesi in giro per il mondo o su Amazon, ma saranno impiegati per l'acquisto nel commercio al dettaglio: negozi, bar, ristoranti". 

Il docente della Bocconi Tommaso Monacelli in un articolo su La Voce, li definisce "una favola" e spiega che se sono emessi "per pagare le tasse", "sarebbero del tutto identici a un taglio delle imposte o, in modo equivalente, a un incremento di debito pubblico". Se "utilizzati per i crediti con la Pa, sarebbero del tutto inutili". "Lo Stato starebbe scambiando una passività (i pagamenti dovuti), con un'altra passività (i buoni del tesoro emessi per finanziarsi). L'unica ragione per farlo sarebbe quella di tassare implicitamente le povere imprese creditrici. Se un'impresa venisse pagata in minibot oggi, potrebbe scontare il proprio credito solo più tardi al momento di pagare le tasse dovute".


Passera: «La nostra proposta? Era vendere i Bot sul mercato 
per pagare le imprese in euro»
Federico Fubini sul Corriere della Sera


Da banchiere Corrado Passera se ne occupa quando ha a che fare con imprese zavorrate dai crediti insoluti. Da ministro dello Sviluppo, aveva lavorato per risolvere il problema.
Non è giusto tentare idee nuove?
«I ritardi di pagamento sono un problema grave, certo. Tolgono capacità di credito alle piccole e medie imprese, ne acuiscono la fragilità, aumentano il numero dei fallimenti, riducono l'occupazione, frenano la crescita. Ma non si risponde certo con i mini-Bot».
Anche il vostro governo nel 2012 pensò di emettere titoli per saldare le imprese. Perché no?
«Non è uguale. Noi imponemmo misure drastiche: io stesso chiesi di destinare 40 miliardi di nuove emissioni di titoli di Stato per pagare le imprese, sì. Ma con gli euro così raccolti sul mercato, non in titoli. Inoltre imponemmo interessi di mora all'8% e inserimmo penalizzazioni per le grandi imprese che pagano in ritardo».
Perché allora il problema resta?
«Anche per lentezze nelle autorizzazioni di pagamento. Ma i debiti scaduti dello Stato vanno pagati subito, mettere in difficoltà tante imprese è inaccettabile. Assurdo che lo Stato preferisca non indebitarsi anche a tassi bassissimi per saldare i suoi fornitori costringendo questi ultimi a indebitarsi in banca a costi anche dieci volte superiori».
Perché non tentare con i mini-Bot?
«In teoria, sono un modo di riconoscere che anche i pagamenti arretrati ai fornitori sono debito e che ha senso trasformarli in debito finanziario per saldarli. Ma il mini-Bot non funziona, per molti motivi. Il primo è che chi ne parla ha in mente altro: una valuta parallela, l'idea che l'Italia possa stampare moneta. La proposta viene dagli stessi che non hanno mai nascosto il desiderio di tornare alla lira».
Non è legittimo?
«Parlare di mini-Bot fa molto male all'Italia, perché conferma i peggiori stereotipi su di noi: gente inaffidabile, furbetti che dicono una cosa e ne hanno in mente un'altra, pasticcioni. Ci isoliamo da soli».
Ma sul piano tecnico?
«Sarebbe un raggiro per le piccole e medie imprese. Se i mini-Bot sono titoli di Stato emessi a tassi zero, chi li riceve non solo non ha euro in mano dal valore chiaro e certo, ma perderebbe anche il diritto agli interessi di mora che noi avevamo introdotto».
E in termini politici?
«Mi indigna il male che si sta facendo agli italiani parlando a sproposito di mini-Bot, come lo si è fatto ipotizzando l'euro-exit o il default dello Stato. È tutto misurabile: la Fondazione Hume calcola che da marzo 2018 i titoli emessi in Italia, pubblici e privati, azioni e obbligazioni, si siano svalutati di circa 170 miliardi. L'ultima settimana di maggio è stata la peggiore, meno 27 miliardi. Risparmi e ricchezza in fumo di famiglie e imprese. Ne deve rendere conto si riempie la bocca di miniBot e amenità simili».
Lei che propone per sanare gli arretrati?
«Il governo emetta titoli per pagare i fornitori, in euro. Se l'operazione è seria, sono certo sia negoziabile un accordo con Bruxelles sull'aumento del debito finanziario che ne risulterebbe. Anche Cassa depositi può avere un ruolo. E l'esempio spagnolo può essere utile: una società patrimonializzata con attivi pubblici che anticipa i pagamenti, e poi se la vede con i vari enti, potrebbe permettere il pagamento di tutto il debito scaduto, forse senza aumentare il debito pubblico. Servirebbero anche misure per limitare l'abuso di forza di troppe grandi imprese che continuano a pagare tardi i piccoli fornitori. E il problema si ridurrebbe in modo drastico se la giustizia civile con i suoi tempi lunghi smettesse di favorire, di fatto, i debitori morosi».



  10 giugno 2019