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Crespi d'Adda
Tania Marinoni
foto T.Marinoni e Fr.Isman



Crespi d'Adda è una frazione del comune di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo. A renderla nota è il suo villaggio operaio, sorto sulle rive dell'Adda nel XIX secolo. Venne fondato da Benigno Crespi, illuminato imprenditore nel settore tessile, che volle dotare i suoi stabilimenti di abitazioni e servizi per gli operai e le rispettive famiglie. Il villaggio, ispirato ai modelli inglesi industriali del tempo, conobbe una notevole espansione grazie al figlio dell'imprenditore Silvio, che introdusse importanti innovazioni dal mondo anglosassone. Il complesso architettonico, sviluppatosi in alternativa ai tradizionali insediamenti urbanistici, offriva ai suoi fruitori tutti i servizi necessari alla vita di comunità, che veniva così interamente organizzata.


Nel sito, annoverato dal 1995 tra i patrimoni dell'umanità dall'UNESCO, sono riconoscibili le abitazioni degli operai, che la rete viaria struttura ordinatamente in una maglia ortogonale; il villaggio ospita inoltre le dimore dei dirigenti, la scuola, il cimitero, l'ospedale, le strutture adibite allo sport e i luoghi destinati al tempo libero. La chiesa, in elegante stile rinascimentale, conserva una particolarità degna di nota: è una copia quasi esatta di Santa Maria in Piazza a Busto Arsizio, città da cui proveniva la famiglia Crespi. A renderla differente, oltre al basamento, è l'assenza del campanile, volutamente sostituito da due elementi di grande valenza simbolica: la ciminiera e la casa padronale. La prima, presenza fortemente evocativa, si eleva snella tra i volumi delle due palazzine simmetriche; la seconda, in stile neogotico lombardo e immersa in un maestoso giardino, è un castello di quarantaquattro stanze, ciascuna contraddistinta da una tinta diversa.


La centrale idroelettrica, oggi gioiello di archeologia industriale, nacque nel 1909, in seguito ad un crescente fabbisogno di energia. Il nuovo impianto si affiancava così al precedente idromeccanico, alimentato dalle acque del vicino fiume. Crespi d'Adda, grazie all'intraprendenza del suo fondatore, conserva un primato d'eccellenza: divenne il primo villaggio illuminato da luce elettrica in Italia. L'impianto, in funzione fino al 2011, è stato restaurato dalla società Adda Energy: un importante intervento conservativo che ha interessato anche la casa del custode e l'edificio Enel. Al piano terra della centrale, impreziosito dalle ceramiche alle pareti e da un caldo parquet, si possono ammirare le tre turbine, gli imponenti alternatori e la sala quadri.

La fabbrica di Crespi d'Adda è articolata secondo quattro corpi principali, ciascuno dedicato ad una specifica fase produttiva: la filatura, la tessitura, la tintoria e i reparti complementari. L'opificio, dismesso dal 2013, versa in avanzato stato di degrado ed è stato oggetto di episodi di vandalismo. L'intervento di miglioramento intrapreso è finalizzato ad ospitare la sede del gruppo Percassi, affiancata da centri di ricerca e da un museo aperto al pubblico.


Il primo edificio che si incontra sulla sinistra, entrando nell'ingresso principale del complesso industriale, ospiterà lo headquarters aziendale. L'ampio spazio interno, suddiviso in 20 campate, sarà mantenuto aperto per diventare un funzionale open space, contraddistinto da diverse aree operative. Sarà conservata la struttura portante, con la caratteristica copertura a shed, i pilastri in ghisa e le capriate a vista. Ospiterà la sede del gruppo anche il fabbricato adiacente, che si sviluppa su tre livelli. Altri conduttori occuperanno invece ulteriori immobili del sito, tra i quali, la cosiddetta cattedrale: un vasto open space delimitato dalla copertura a botte e adibito un tempo alla tintura dei tessuti.


Il primo edificio a tornare in funzione è stata la ex portineria: dal 2016, per due anni consecutivi, ha ospitato le attività di BergamoScienza, il festival culturale di divulgazione scientifica. Nei suoi spazi, dedicati a De8 Architetti, lo studio che sta seguendo il progetto, si tengono importanti incontri sull'intervento in corso, illustrato anche da plastici architettonici.
Il cantiere si trova al momento in fase iniziale, con la demolizione dei tavolati e la messa in sicurezza dei luoghi. Il percorso intrapreso, complesso e costoso, richiederà molti anni. Siamo solo all'inizio, quindi, ma ciò che è stato avviato è un importantissimo cammino volto a valorizzare un ricco patrimonio culturale.

Chi scrive ha avuto modo di approfondire queste tematiche in occasione di una visita organizzata lo scorso giugno dal Collegio degli Architetti e Ingegneri di Monza.

Tania Marinoni


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  31.07.2018