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Franco Gaiani
Franco Isman
Franco Gaiani, classe 1932, era un monzese doc. È un bel tipo, l'ingegner Gaiani. Alto e massiccio, con i modi un po' impacciati, da bambino timido, e subitanei guizzi di furbizia maliziosa negli occhi scriveva di lui Sandro Invidia nel 2000 su Arengario. Da ragazzini, subito dopo la guerra, abitavamo nella stessa casa in largo 25 aprile (28 ottobre prima della Liberazione). Terza media assieme e poi gli scout. Suo padre Carlo Gaiani era capomastro ed aveva una bella impresina di costruzioni: negli anni Trenta aveva costruito il Tribunale, in un anno, con gli scavi fatti a picco e pala e la terra portata via con carri con cavalli lungo un piano inclinato. Ed al papà aveva dedicato l'opera per la quale soprattutto è giusto averne perenne ricordo: L'ampliamento del Museo del Duomo. Progettato da Cini Boeri ma concepito in origine da lui e da lui realizzato e regalato alla parrocchia del Duomo, cioè alla città. Sempre con l'entusiastica collaborazione della vulcanica moglie Titti Giansoldati. C'è chi si fa i castelli, chi colleziona Ferrari noi vogliamo lasciare qualcosa a questa città
Anche prescindendo dai tesori racchiusi nel Museo, tra sala Serpero e sala Gaiani, la nuova realizzazione, con il salone a doppia altezza per poter esporre l'originale del rosone frontale del Duomo del XV secolo, è davvero bella ed ingegneristicamente molto audace. E' stato infatti usato il cosiddetto sistema dei fanghi milanesi, da poco sperimentato per la linea 1 della Metropolitana Milanese, con scavi che si sono spinti fino a 19 metri di profondità immediatamente a ridosso di una parete del Duomo, che era quasi privo di fondazioni: una cosa da far tremare le vene ai polsi (vedi articolo sopra citato). Poi, la Fondazione Gaiani per gestire il museo e, come tutti sanno, è ben difficile che un museo possa vivere con soltanto le proprie entrate.
Tutto questo ha generato un circolo virtuoso che ha portato al restauro degli affreschi degli Zavattari nella Cappella di Teodolinda, forse il maggior capolavoro del gotico lombardo. Infatti Bertrand Du Vignaud, presidente del World Monuments Fund Europe, entusiasta di questa realizzazione e della affidabilità della Fondazione Gaiani, assicurò l'intervento del fondo, purché ci fossero anche dei finanziamenti pubblici; Fondazione Cariplo e Regione Lombardia non si tirarono indietro, anche la Marignoli Foundation diede il suo contributo. I lavori poterono iniziare e la Fondazione Gaiani da parte sua si impegnò a pagare il saldo residuo. Fino a qualche mese fa lo si vedeva sfrecciare in via Carlo Alberto con la sua bicicletta nera con i freni a bacchette, poi il ricovero in clinica per un intervento, al dunque non eseguito, il tardivo traporto all'Ospedale Nuovo ed il decesso quasi immotivato. Franco Isman Condividi su Facebook Segnala su Twitter EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati
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